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Teramo, la salute mentale ha bisogno anche di bellezza: un luogo che accoglie può essere il primo passo verso la guarigione

di Giancarlo Falconi
4 minuti

TERAMO – Ci sono persone che impiegano anni prima di trovare il coraggio di chiedere aiuto. Persone che convivono con la depressione, l'ansia, la solitudine o altre forme di sofferenza psichica. Quando finalmente decidono di varcare la porta di un Centro di salute mentale, anche ciò che trovano dall'altra partel può fare la differenza. Una stanza luminosa, un colore, un ambiente capace di accogliere anziché intimidire. Perché la cura comincia anche da qui.

È questo il significato più profondo di “Coloriamo i luoghi della salute del cervello”, il progetto nazionale promosso da Lundbeck Italia che ha permesso di riqualificare la sala d'attesa e la stanza destinata alle sedute riabilitative di gruppo del Centro di salute mentale di Teramo.

I locali rinnovati sono stati inaugurati oggi alla presenza del direttore generale della Asl, Maurizio Di Giosia, del direttore dell'Agenzia sanitaria regionale, Maurizio Brucchi, del direttore sanitario Carlo D'Ugo e di Francesca Bordignon, rappresentante dell'azienda farmaceutica.
Il progetto valorizza le opere del concorso artistico People in Mind, nato per combattere stigma e pregiudizi attraverso il linguaggio universale dell'arte. La Asl di Teramo è una delle tre realtà italiane premiate, in rappresentanza del Centro Italia.

Ma dietro i colori ci sono soprattutto i numeri e le storie di una sofferenza spesso invisibile.
Il direttore del Centro di salute mentale, Luigi Olivieri, ha ricordato che nel 2025 sono stati registrati 700 nuovi ingressi, mentre nei primi nove mesi del 2026 sono già 570.
Numeri che raccontano un bisogno di assistenza importante e costante. Le problematiche maggiormente riscontrate riguardano i disturbi dell'umore, l'ansia, la schizofrenia e i disturbi di personalità. Negli ultimi tempi si registra anche un incremento dei quadri legati all'autismo nell'età adulta.

Superare l'immagine storica di ambienti angusti o poco accoglienti significa restituire dignità ai pazienti e offrire loro un contesto sereno che riduce l'ansia e favorisce il percorso di guarigione», ha spiegato Olivieri, sottolineando anche l'importanza della prevenzione tra i giovani, nelle scuole e nelle università.
Particolarmente significativo l'intervento del direttore generale Maurizio Di Giosia.
«Quando parliamo di sanità, spesso ci concentriamo sulle tecnologie, sulle terapie, sui protocolli. Sono fondamentali, ma la medicina più antica e più potente passa sempre attraverso la relazione umana e l'accoglienza».

Un concetto che restituisce alla sanità una dimensione troppo spesso dimenticata: quella dell'umanità.
Per Di Giosia, infatti, non si tratta semplicemente di tinteggiare delle pareti o cambiare gli arredi, ma di compiere «un atto di profondo rispetto umano».
Sulla stessa linea Maurizio Brucchi, che ha evidenziato la necessità di costruire un sistema sanitario regionale capace di mettere realmente il paziente al centro, coordinando il lavoro delle quattro Asl abruzzesi.

Quello di Teramo può essere un modello, dove non ci sono solo professionisti bravi e seri, ma anche ambienti più accoglienti», ha dichiarato.
Il direttore del Dipartimento di salute mentale, Domenico De Berardis, ha sintetizzato il valore dell'iniziativa in una frase: «Il luogo in cui si cura fa parte della cura».
La qualità degli ambienti, la luce, i colori e persino l'acustica possono incidere sull'ansia, sullo stress e sulla percezione di sicurezza dei pazienti. Un aspetto particolarmente importante per chi arriva in un servizio psichiatrico portando con sé paura, sofferenza e timore di essere giudicato.

Francesca Bordignon, in rappresentanza di Lundbeck Italia, ha ricordato come rendere più accoglienti gli ambienti significhi migliorare l'esperienza di cura non soltanto dei pazienti, ma anche dei familiari e degli operatori sanitari.
Resta naturalmente una sfida più grande, che non può esaurirsi nel rinnovamento di due stanze: garantire continuità assistenziale, personale, percorsi terapeutici e risposte tempestive a chi soffre.
Perché dietro ogni nuovo ingresso al Centro di salute mentale non esiste soltanto una diagnosi. Esiste una persona, una famiglia, una storia che merita ascolto.

Il colore non guarisce da solo una malattia. Può però rendere meno difficile il primo passo di chi, dopo tanto silenzio, trova finalmente il coraggio di chiedere aiuto.
Quella porta, a Teramo, oggi è un po' più accogliente.

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