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Tre tentativi si suicidio in poche ore nel teramano. I reparti di Psichiatria al limite del collasso. Che cosa accade?

di Giancarlo Falconi
3 minuti

Sembrava la stessa notizia data tre volte.
Un anziano solo che non crede più nel presente e salvato dai passanti che non si voltano dall'altra parte; dai militari dell'Arma dei Carabinieri che come i colleghi delle altre forze dell'Ordine hanno la preparazione verso l'ascolto. 
Un giovane uomo che ha deciso di saltare da una viadotto dell'A 14.
Stessa scena tra la segnalazione dei cittadini e l'intervento di una gazzella dei carabinieri.
Infine, ieri pomeriggio a Teramo.
Un 20enne ha rischiato di morire dopo una overdose di farmaci.

L'asl di Teramo come tutte le asl in Italia dovrà vivere il suicidio come una "nuova patologia grave".
Oltre 4000 casi all'anno di morte con i reparti sottostimati per affrontare simili urgenze.

"Nonostante la prevenzione del suicidio sia stata individuata come obiettivo prioritario dai maggiori organismi internazionali, solo pochi Paesi nel mondo hanno sviluppato una strategia nazionale per la prevenzione del suicidio e l’Italia non è ancora tra questi [14, 15, 16]. Politiche di prevenzione efficaci devono prevedere un approccio di tipo multisettoriale che tenga conto dei potenziali fattori di rischio a livello di contesto sociale, economico e relazionale del soggetto. Inoltre, una strategia nazionale di prevenzione risulterà essere più efficace se implementata sulla base dell’individuazione dei principali fattori di rischio a livello locale con interventi mirati anche a livello di comunità.

L’ISS è da anni impegnato nello studio dell’epidemiologia e dei fattori di rischio del fenomeno suicidario in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Istat, il NESMOS (U.O.C. di Psichiatria, Centro per lo Studio e per la Prevenzione dei Disturbi dell’Umore e del Suicidio) e altri gruppi di ricerca internazionali con l’obiettivo di fornire ai decisori politici informazioni di qualità per l’implementazione di politiche di prevenzione".( Iss. Epicentro).
 

Tra i fattori di rischio specifici legati alla pandemia di COVID-19 si possono elencare:

  • distanziamento sociale (che può aver aumentato l’isolamento e la solitudine, annullato i “contatti non intenzionali”, esacerbato problemi di salute mentale)
  • consumo di alcol (che può essere aumentato durante il lockdown nei consumatori “a rischio” e che è documentato aumentare nei periodi di crisi)
  • violenza domestica (che può essere aumentata durante il confinamento in casa e in seguito per l’insorgere/esacerbarsi dei problemi economici)
  • restrizione delle libertà personali
  • paura del contagio (paura di essere contagiati e/o di essere veicolo di contagio per gli altri)
  • stress e burnout per medici e operatori sanitari
  • ruolo della comunicazione (che può aver esacerbato paura e ansia)
  • riduzione dei servizi dedicati alla prevenzione e cura del disagio mentale e del suicidio o riduzione del personale ad essi dedicato
  • crisi economica con il conseguente aumento della disoccupazione e della precarietà e riduzione del reddito.

Chi ascolta?
Chi interviene?


Fonte https://www.epicentro.iss.it/mentale/giornata-suicidi-2020-fenomeno-suicidario-italia#:~:text=Il%2078%2C8%25%20dei%20morti,nelle%20Regioni%20del%20Nord%2DEst


 

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Andrà tutto bene