La nostra è una preghiera laica.
Una preghiera laica all'ass. Marco di Marcantonio, assessore del comune di Teramo. Si occuperebbe di Lavori Pubblici e di conferenze stampa.
Caro Marco, non si dimetta che c'è ancora tanto da ridere.
Lei si immagini, caro Di Marcantonio, che c'è ancora chi crede al rimpasto del sindaco D'Alberto che sono anni che promette una rivoluzione in Giunta e i partiti, partitini, sono già partiti con dirigenti che ai tempi non avrebbero alcuna tessera; lei si immagini che a Teramo c'è un presidente di un ente nominato e rinominato dal sindaco D'Alberto che non solo è andato dal centro destra a proporre la sua candidatura a sindaco ma il Primo Cittadino di Teramo ha avuto il coraggio di rimanere in silenzio, ai tempi, il vero centro sinistra gli avrebbe indicato la strada più veloce; ho seguito la sua ennesima intervista fuori luogo e fuori delega. Elisabetta Di Carlo è stata brava e lei ha costretto il sindaco di Teramo a fare una smentita che non era una smentita. " La vendita dello stadio non è una priorità". Appunto ma non ha detto che la notizia non era vera. C'era solo tanta paura di quei quattro tifosi che hanno avuto il coraggio di esultare per i sei milioni di euro dati all'imprenditore Iachini. Intelligenti pauca.
Quei quattro tifosi che non hanno pensato a via Longo, al sociale, all'ambiente, alla manutenzione, alla cultura. In fondo sono solo tifosi. Di Marcantonio, ci faccia ridere ancora con un annuncio, l'ennesimo, dei lavori al vecchio stadio comunale. Imminenti come il rimpasto.
Di Marcantonio, non si dimetta, per favore. Vogliamo assistere alla sua inaugurazione della finta delocalizzazione della Centrale Elettrica della Cona che se ci fosse stata una vera politica si sarebbe autodenunciata per l'utilizzo dei fondi europei.
Di Marcantonio non si dimetta che il sindaco D'Alberto ora prometterà a lei e al suo partito, il partito democratico un cambio di passo.
Dopo l'estate, Dopo l'autunno. Dopo l'inverno. Dopo la Primavera. Le quattro stagioni di un falso Vivaldi. Non è lei che viene preso per il naso stonato ma i teramani che non meritano un simile e continuo imbarazzo.
Si rassereni. Guardi Teramo con gli occhi di un cittadino libero.
La sente la lentezza che non è un elogio meraviglioso di Lamberto Maffei o di Carl Honoré o ancora di Milan Kundera. La lentezza di non fare nulla o quel poco male per la propria città; di essere stantii; di trascinarsi; di ritardare le risoluzione dei problemi; di non affrontare le questioni; di non essere sempre affaccendati in altre faccende.
Ecco, caro assessore Di Marcantonio non si dimetta dal Titanic perchè anche lei è responsabile del disastro quotidiano.
Ci faccia sorridere con un'altra intervista su argomenti che non sono della sua delega e poi continui con la sua educazione istituzionale. Lei non si dovrebbe dimettere ma essere dimesso.
Tutto il resto è un sindaco che vi ha preso per stanchezza e intanto sorride guascone.
Lui è il vero vincitore.
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