Salta al contenuto principale

L'ombra della mafia albanese nel sequestro di droga della Mobile di Teramo...

di Giancarlo Falconi
2 minuti

La Squadra Mobile di Teramo, sotto il coordinamento del questore Pasquale Sorgonà, del dirigente Caleb Brustenga, ( pm.Greta Aloisi) ha sequestrato oltre 100 chilogrammi di sostanza stupefacente a un cittadino di origine albanese domiciliato nella Val Vibrata. Un’operazione di rilievo, destinata ad avere sviluppi investigativi su più livelli.

L’inchiesta è ora indirizzata a diramarsi in diverse direzioni, che saranno vagliate dal nucleo informativo e investigativo. Non si esclude il coinvolgimento della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), organismo interforze composto da Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, attraverso il supporto dei Servizi Centrali e Territoriali della Polizia.

È evidente che nessun privato cittadino possa acquisire autonomamente oltre 100 chilogrammi di stupefacente per immetterli sul mercato illegale. Dietro la figura dell’apparente piccolo imprenditore edile di Nereto, padre di quattro figli, potrebbe emergere un contesto criminale più ampio, riconducibile alla mafia albanese in collegamento con la ’ndrangheta calabrese.

A confermare questo scenario contribuiscono anche gli atti dell’operazione condotta dalla DEA in Calabria lo scorso luglio. L’inchiesta “Arangea bis” della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha infatti svelato l’esistenza di un sistema criminale capace di superare i confini nazionali e di saldare gli interessi della ’ndrangheta con soggetti di origine albanese. Dall’ordinanza emerge il profilo di un’organizzazione «stabile, strutturata e articolata», in grado di muoversi su più fronti e di costruire una rete di traffici internazionali. Al centro degli affari il narcotraffico, alimentato da canali di approvvigionamento che partono dal Sudamerica, in particolare dall’Ecuador, e attraversano diversi Paesi europei — tra cui Spagna, Germania, Olanda, Belgio e Albania — per giungere in Italia con ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana, confermando la dimensione globale del traffico di droga.

Già nel 2006 la prima relazione della Commissione parlamentare sulla mafia albanese ne aveva evidenziato la versatilità e la capacità di gestione dei traffici transnazionali, sottolineando come queste organizzazioni fossero in grado di imporre un vero e proprio “imprinting commerciale” sul mercato, stabilendo legami con i cartelli di produzione e operando su scala globale con la movimentazione di ingenti capitali illeciti.

Intanto gli investigatori stanno analizzando il telefono cellulare, altri dispositivi informatici, un’agenda e diversi pizzini sequestrati all’imprenditore. Restano aperti numerosi interrogativi: chi c’è al vertice dell’organizzazione? Quali sono stati i canali di approvvigionamento? Quali accordi erano stati previsti in caso di arresto? E se la tutela della famiglia rappresenti la garanzia del silenzio mantenuto dal trentatreenne residente a Nereto.

Con questa operazione, la Squadra Mobile di Teramo ha scoperchiato un nuovo vaso di Pandora che potrebbe aprire la strada a un’inchiesta di respiro internazionale. Come ricordava Giovanni Falcone: «Segui i soldi e troverai la mafia».


 

Commenta

CAPTCHA