Due fotografie, due immagini tutte teramane, due piccoli racconti di una città che riesce persino a trasformare i disservizi in sarcasmo.
La prima arriva dall’Ipogeo, dove ancora una volta l’illuminazione pubblica sembra aver deciso di prendersi una pausa. Buio, scarsa visibilità e una sensazione di insicurezza che mal si concilia con uno spazio frequentato quotidianamente dai cittadini.
Non è soltanto una questione estetica. Un luogo pubblico senza una corretta illuminazione diventa un problema di sicurezza, di rispetto e di normale manutenzione urbana. Il buio, da queste parti, sembra ormai avere un contratto a tempo indeterminato.
La seconda fotografia strappa invece un sorriso più amaro. Il busto di Gaetano Braga è stato trasformato, suo malgrado, in una sorta di addetto allo smistamento dell’ufficio cose perdute. Oggetti appoggiati, sistemati o abbandonati lì vicino, quasi fosse diventato il responsabile non ufficiale del recupero degli effetti personali smarriti.
Il grande musicista giuliese-teramano probabilmente non avrebbe mai immaginato una seconda carriera nella pubblica amministrazione.
Due fotografie diverse, dunque, ma unite dallo stesso interrogativo: è davvero così difficile avere cura degli spazi pubblici, della loro sicurezza e anche dei simboli della città?
A Teramo, qualche volta, per raccontare certe situazioni non servono lunghi discorsi. Basta una fotografia.
Anzi, due
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