
Una donna di 46 anni avrebbe ottenuto il primo appuntamento dopo oltre due anni. Intanto si continua a ripetere che la diagnosi precoce salva la vita.
“Prevenire salva la vita”. È il messaggio che accompagna campagne, manifesti, giornate dedicate e iniziative pubbliche contro il tumore al seno. Poi arriva la realtà delle prenotazioni e quello slogan rischia di diventare quasi una provocazione.
Alla Asl di Teramo, secondo una segnalazione arrivata alla nostra redazione, una donna di 46 anni avrebbe chiesto una prima visita senologica ricevendo come prima disponibilità dicembre 2028.
Oltre due anni e tre mesi.
Il punto non è soltanto la lunghezza di una lista d’attesa. Il punto è la contraddizione.
Da una parte si invita la popolazione a controllarsi, a non perdere tempo, a intercettare il tumore il prima possibile. Dall’altra una donna che prova a entrare nel percorso pubblico può trovarsi davanti a un calendario che la rimanda di anni.
Secondo il rapporto “I numeri del cancro 2023”, curato da AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile. I progressi nelle cure e soprattutto la diagnosi precoce hanno contribuito negli anni a migliorare in maniera significativa la sopravvivenza.
Tradotto: arrivare prima conta.
Proprio per questo una visita senologica fissata nel 2028 non può essere liquidata come un semplice problema di agenda.
C’è poi un’altra questione.
Le campagne di screening rivolte alle fasce previste dai programmi organizzati rappresentano uno strumento fondamentale, ma una donna di 46 anni che abbia necessità di una visita senologica non può sentirsi rispondere, di fatto, “ci vediamo tra oltre due anni”.
A quel punto la strada diventa quasi obbligata: aspettare oppure pagare.
Chi ha disponibilità economica va dal privato. Chi non ce l’ha resta dentro la lista.
Una sanità pubblica che costruisce la prevenzione sulla capacità economica delle famiglie smette però di essere davvero universale.
Manifesti rosa, fiocchi, slogan, campagne di sensibilizzazione hanno certamente un valore. Prima, però, bisognerebbe garantire che chi prende sul serio quegli inviti riesca poi a trovare una porta aperta.
Perché dire a una donna “controllati subito” e contemporaneamente darle appuntamento nel dicembre 2028 non è prevenzione.
È un paradosso sanitario scritto nero su bianco su una prenotazione.
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