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Bonus edilizi, cantieri fantasma e tanti milioni di crediti falsi: maxi operazione della Finanza di Teramo

di Giancarlo Falconi
3 minuti


TERAMO – Un meccanismo costruito, secondo l’accusa, trasformando lavori realmente eseguiti in una serie di “cantieri fantasma”, fino a generare crediti d’imposta inesistenti per circa 100 milioni di euro.
È il cuore della maxi inchiesta che vede impegnati anche i finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Teramo insieme ai colleghi di Firenze, su delega della Procura della Repubblica del capoluogo toscano.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, fino a 17 milioni 608mila 680 euro nei confronti di cinque persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ricettazione e autoriciclaggio, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità.
Secondo la ricostruzione investigativa, alla base del sistema ci sarebbero lavori di ristrutturazione effettivamente eseguiti in due condomini di Trani.
Gli indagati avrebbero reperito l’intera documentazione fiscale, tecnica e amministrativa relativa agli interventi: fatture, certificazioni, asseverazioni per l’efficientamento energetico e la riduzione del rischio sismico, contratti di appalto, titoli abilitativi e comunicazioni all’Enea.
Documentazione autentica che sarebbe poi stata utilizzata per costruire, attraverso società schermo con sede in Toscana, Abruzzo e Puglia, operazioni del tutto fittizie.
La contestazione è particolarmente pesante: attraverso la falsificazione dei documenti sarebbe stata sostituita la società che aveva realmente eseguito i lavori con altre società formalmente intestatarie degli interventi e delle relative agevolazioni fiscali.
In questo modo, secondo gli investigatori, un cantiere realmente esistente sarebbe stato “replicato” sulla carta fino a generare ulteriori cantieri fantasma e crediti d’imposta inesistenti per circa 100 milioni di euro.
Una parte consistente della presunta frode è stata però intercettata prima che potesse produrre effetti definitivi sulle casse dello Stato.
Circa 35 milioni di euro di crediti falsi sarebbero stati infatti immediatamente individuati e bloccati dal sistema informatico di prevenzione dell’Agenzia delle Entrate.
Altri 30 milioni di euro, ancora presenti nei cassetti fiscali delle società schermo e non ancora ceduti o compensati, erano già stati sottoposti a sequestro d’urgenza nell’ambito delle attività investigative.
Restava una terza tranche di crediti fittizi, dal valore nominale di circa 30 milioni di euro, che sarebbe stata venduta a soggetti terzi per un valore effettivo vicino ai 20 milioni.
Tra gli acquirenti, secondo quanto riferito dagli inquirenti, anche banche e altri operatori economici ritenuti inconsapevoli della natura fittizia dei crediti.
È su questa parte dell’operazione che si concentrano le ultime perquisizioni e i sequestri eseguiti dalla Guardia di Finanza, che hanno interessato immobili, quote societarie e disponibilità liquide fino alla concorrenza dei 17,6 milioni di euro stabiliti dal Gip.
L’inchiesta ha inoltre assunto una dimensione internazionale.
Le indagini patrimoniali, condotte anche attraverso i canali di cooperazione di polizia e giudiziaria e con il supporto di Eurojust, avrebbero permesso di seguire operazioni finanziarie destinate, secondo l’accusa, a occultare il profitto dei reati in diversi Paesi dell’Unione europea.
Gli accertamenti hanno interessato in particolare Lituania, Olanda e Slovacchia.
Un’indagine complessa, dunque, nella quale il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Teramo riveste un ruolo operativo insieme alle Fiamme Gialle fiorentine e che punta ora a ricostruire integralmente il percorso del denaro e le responsabilità dei singoli soggetti coinvolti.
Resta naturalmente fermo il principio di presunzione di innocenza: il provvedimento eseguito è una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari, impugnabile nelle forme previste dalla legge, e le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.
 

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