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Teramo. Neurochirurgia, le rassicurazioni non bastano: «Servono almeno quattro infermieri»

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Le promesse della Asl sulle ore di sala operatoria rappresentano un primo passo, ma dal reparto arriva una richiesta precisa: più personale per sostenere subintensiva, attività chirurgica e carichi assistenziali
 

Le rassicurazioni del direttore generale della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, rappresentano certamente un segnale importante, ma da sole non possono essere sufficienti a risolvere i problemi della Neurochirurgia dell’ospedale Mazzini.
Dopo l’aspettativa di due mesi, per seri motivi personali, del direttore dell’Unità operativa Fulvio Alberto Tartara, il reparto sarà affidato a Corrado Lucantoni. Nessun dubbio sulla professionalità, sull’esperienza e sulle capacità gestionali del chirurgo chiamato a garantire la continuità della struttura. Il punto, però, è un altro.
 

La vera emergenza arriva dalla base. Dal personale.
 

I vertici della Asl hanno annunciato un aumento delle ore di sala operatoria. Una scelta positiva e attesa, che inevitabilmente apre però anche una domanda: perché si è dovuto attendere questo momento per intervenire su una delle criticità denunciate da tempo?
 

Soprattutto, aumentare le sedute chirurgiche significa aumentare anche il carico assistenziale. Ed è proprio qui che rischia di aprirsi la contraddizione.
 

All’interno della Neurochirurgia esistono infatti due stanze dedicate alla subintensiva, ( inopitamente non riconosciute dalla Regione Abruzzo) posti letto che per la complessità dei pazienti richiedono una presenza sanitaria maggiore, un monitoraggio continuo e un livello di attenzione superiore rispetto alla normale degenza. Un impegno che, secondo quanto emerge dal personale, non avrebbe oggi una adeguaa cura in rapporto con i termini di organico.
 

La richiesta è chiara: servono almeno quattro infermieri in più.
 

Non si tratta soltanto di numeri o di turnazioni. Si tratta di evitare che la crescita dell’attività chirurgica finisca per scaricarsi su professionisti già sottoposti a carichi di lavoro pesanti, mettendo a rischio quello che resta il patrimonio più importante di un reparto: il capitale umano.
 

Una Neurochirurgia può avere professionisti di altissimo livello, tecnologie avanzate, capacità chirurgiche e numeri in crescita. Ma anche il motore più potente e sofisticato, senza carburante, prima o poi si ferma.
Ed è questo il punto sul quale la Asl di Teramo è chiamata adesso a dare una risposta concreta.
 

Difendere la Neurochirurgia significa certamente garantire continuità alla direzione, aumentare le ore di sala operatoria e investire nelle tecnologie. Ma significa soprattutto mettere medici, infermieri e operatori nelle condizioni di lavorare senza essere costantemente costretti a compensare le carenze di organico.
 

Teramo ha bisogno di credere nel proprio ospedale. E per farlo deve poter credere anche in una politica sanitaria capace di ascoltare chi quell’ospedale lo tiene in piedi ogni giorno.
 

Oggi..."di doman non c'è certezza".

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