Non è bello menare le mani e poi nasconderle. Ma il nostro amato sindaco è fatto così.
Dopo aver mal digerito il fatto che il sottoscritto abbia squadernato la verità sulla sua situazione familiare (ricordo che sua moglie è dipendente Te.Am. e lui conserva in prima persona la delega ai rapporti con la Te.Am.), il prode Brucchi è partito lancia in Testa citando il sottoscritto in tribunale, onde vedersi riconosciuti 50.000 euro di danni per la asserita diffamazione subita. Vertendosi in questione squisitamente politica, ho ritenuto opportuno informare la cittadinanza circa l’azione del sindaco ed ho provveduto ad inoltrare al suo avvocato difensore apposita richiesta di autorizzazione alla pubblicazione integrale dell’atto di citazione. Il suo avvocato, però, ha respinto la mia richiesta invocando la privacy per sé ed il suo assistito, con ciò dimostrando – non vertendosi in questione privata ma pubblica – di vergognarsi delle proprie azioni ed intenzioni. Non mi sono rassegnato ed ho chiesto direttamente a Brucchi l’autorizzazione alla pubblicazione; tempestivamente il sindaco mi ha opposto il suo “fermo divieto” alla divulgazione. Ne prendo atto, rafforzando la mia pessima considerazione nei suoi confronti. Vorrà dire che pubblicherò direttamente la sentenza del Tribunale Civile di Teramo. Per ora i cittadini sappiano che chi li amministra ritiene di dover tacitare gli oppositori ed il diritto di critica a suon di carte bollate, piuttosto che per il tramite della normale dialettica politica. Infine, a sottolineare la mancanza di stile ed eleganza del sig. Maurizio Brucchi, segnalo che in casi simili, al fine di dimostrare che si tratta di questione di principio e che non si intende trarre profitto dalla vicenda, tutte le persone dotate di buona educazione sottolineano nell’atto di citazione che gli eventuali danni liquidati dal giudice saranno devoluti in beneficenza. Il sindaco no. Lui – in maniera venale – i soldi li vuole per sé, per il proprio arricchimento personale. Sempre di più mi vergogno del mio primo cittadino, ma la colpa “nna’ è la su, è di chi c’l’ha mass!” (traduzione per i non teramani: “la colpa non è sua, ma di chi ce l’ha messo”).
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