Dal venerdì nero, il 4 maggio scorso, quando uscì fuori la notizia del commissariamento da parte del Ministro dell’Economia, non si parla d’altro che della Tercas: della deposizione di Nisii, delle gravi irregolarità riscontrate dalla Banca d’Italia, di questione grandi e piccole, ma nessuno si è ancora avventurato ad ipotizzare quale sarà il futuro della Banca e, con essa, della città di Teramo e della sua provincia, che la Tercas ha da sempre contribuito fortemente a far crescere.
Questo Blog ha tra i suoi punti di forza quello di dire sempre quello che pensa e di cercare di fare chiarezza su questioni complesse e delicate, per cui tentiamo di dire la nostra anche con riferimento alla Banca cittadina per eccellenza.
L’importanza della Tercas (e della Fondazione che la possiede al 65%) per l’economia, la cultura e la crescita sociale del territorio è fin troppo nota. Ciò che non è noto è il futuro che la attende e che ci attende tutti (direttamente o indirettamente) come teramani.
Quattro sono i fatti rilevanti e due le considerazioni (personali) che ne discendono.
1) Primo fatto. La Banca ha appena varato (26 aprile) un aumento di capitale da 60 milioni e modifiche allo Statuto che vengono così descritte dalla stessa Tercas: “al fine di consentire un ulteriore ampliamento della compagine azionaria e l’ingresso nel capitale di soci che potrebbero assicurare significativi apporti collaborativi e di fidelizzazione – contribuendo in tal modo ad una piena riuscita dell’operazione di aumento di capitale – si propone di innalzare dal 5% al 30% il limite alle partecipazioni detenibili da ciascun socio nel capitale sociale della Banca previsto dal primo comma dell’art. 10 dello Statuto”.
In pratica si consente una partecipazione sociale così vasta da parte di altri soci, tale da compromettere definitivamente il controllo da parte della Fondazione Tercas, che ha una partecipazione azionaria pari oggi al 65%.
2) Secondo fatto. Il PDL, come è noto, ha messo da un po’ le mani sulla Fondazione Tercas. Non è un caso che si parlasse insistentemente di nomine pidielline sia alla Banca che alla Fondazione (sono circolati i nomi di Mazzarelli, Di Dalmazio e Chiodi).
Infatti, i 10 membri del Consiglio di Indirizzo della Fondazione vengono nominati: due membri dal Sindaco di Teramo, un membro dal Sindaco di Atri, un membro dal Sindaco di Nereto, un membro dal Presidente della Provincia di Teramo, un membro dal Presidente della Camera di Commercio, un membro dal Rettore dell’Università di Teramo, gli ultimi tre membri direttamente dallo stesso Consiglio di Indirizzo.
Quindi basta che un partito controlli 4 dei primi 7 designatori (il PDL ne controlla oggi almeno 5 dei primi 7) ed il controllo della Fondazione e quindi della Banca è cosa fatta.
3) Terzo fatto. Il Direttore Generale Tercas Dario Pilla, subentrato ad aprile all’ex DG Di Matteo ed entrato anche nel CdA della controllata Caripe, è ex dirigente di Intesa San Paolo ed ex Direttore Generale di Banca dell'Adriatico, anch’essa appartenente al gruppo Intesa. La sua carriera si è svolta interamente all’interno del gruppo Intesa che lo ha nominato dirigente fin dal 2001.
4) Quarto fatto. Il Commissario straordinario della Tercas, nominato da Mario Monti a seguito dello scioglimento del CdA, è Riccardo Sora. Chi è? L’ex Direttore Generale di UBI Banca, cioè il quinto Gruppo Bancario in Italia per numero di sportelli, con una quota di mercato di circa il 6%, Gruppo quotato alla Borsa di Milano. Sora ha lasciato l’incarico di DG dell’UBI solo per avvenuto pensionamento, dopo una intera carriera all’interno delle banche del Gruppo. Fra le partecipate UBI c’è anche la Banca Popolare di Ancona.
5) Prima considerazione. Chiodi, Catarra e Brucchi hanno emesso un comunicato congiunto per esprimere “sconcerto” e “profonda preoccupazione” per il commissariamento, sottolineando come “la salvaguardia della autonomia saldamente perseguita nel tempo da Banca Tercas spa costituisce un valore irrinunciabile”. Perché si preoccupano tanto dell’autonomia e non della liquidità e della solidità? Non va dimenticato, infatti, che se Moody’s ha tagliato pesantemente il rating della Banca e gli analisti sembrano preoccupati per i crediti deteriorati (quelli inesigibili sarebbero diventati il doppio del patrimonio di base), se è ormai acclarata una crisi di liquidità e si attendono centinaia di milioni dalla BCE in cambio di una maxi cartolarizzazione di crediti esigibili, ciò che deve preoccupare è proprio la solidità.
Non a caso il sindacato Fisac CGIL, allarmato per il destino dei dipendenti, fa sapere che “chiederemo che intervengano le fondazioni che dovranno porre il loro capitale per salvare la Tercas”, dato che si sono rivelati “inadeguati gli assetti della governance e dei controlli interni”.
Il PDL è in realtà preoccupato perché si è visto soffiare il giocattolo di mano proprio quando credeva di averlo conquistato. Comandare in Tercas e in Fondazione avrebbe significato decidere cosa, come, quando e quanto finanziare nella società, nell’imprenditoria, nell’associazionismo, nella cultura, nel sociale. Il centro di comando più importante da quando le istituzioni pubbliche hanno praticamente azzerato i finanziamenti al territorio.
E sul più bello la Banca d’Italia ha rovinato questo piano commissariando per almeno due anni l’Istituto, che resta il primo polo bancario abruzzese.
6) Seconda considerazione. Brucchi lamenta che “la Tercas deve tornare ad essere banca del territorio”; per il senatore Tancredi l’importante è che “la ripresa sia nel segno di quella vocazione territoriale che la Tercas ha sempre avuto e che noi tutti dobbiamo difendere”. Siamo d’accordo con loro.
Ma la mia sensazione è che il futuro della Tercas sia la perdita dell’autonomia e, di conseguenza, l’impossibilità di attuare compiutamente la propria vocazione territoriale.
Se il sindacato paventa il rischio colonizzazione e Teramo Nostra il rischio annessione, la realtà potrebbe non essere molto diversa.
La Tercas è un bocconcino goloso con i suoi 160 sportelli nelle regioni Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Molise; perché non dovrebbe essere sbranata dalla banca UBI (cui il Commissario Sora è indubitabilmente legatissimo da 40 anni), o da banca Intesa (dove il DG Pilla ha percorso la sua intera carriera), o da tutte e due insieme?
D’altronde la modifica statutaria di cui sopra a cosa sarebbe preordinata se non a smontare il predominio della Fondazione Tercas nel capitale azionario? Se altri soci possono entrare nella società fino al 30% di partecipazione, da un lato si suppone che la Fondazione non abbia un patrimonio sufficiente per coprire gli errori gestionali commessi, dall’altro si suppone che il potere della Fondazione verrà marginalizzato e, di conseguenza, non esisterà più la certezza della vocazione territoriale.
Se tale scenario dovesse verificarsi, a rimetterci non saranno forse gli azionisti o i correntisti, bensì il territorio ed il tessuto social-culturale-economico cui la Banca e la Fondazione hanno da sempre dato una grande mano.
Il primo banco di prova conferma i miei sospetti, dato che il Commissario Sora, incontrando le Istituzioni sul tema della sponsorizzazione della squadra di Pallacanestro di Teramo, ha dichiarato che “A partire dalla prossima stagione, Banca Tercas non sarà più main sponsor del Teramo Basket”.
Se l’autonomia è persa già da oggi, Teramo non ha più una sua Banca né può pretendere che questa faccia del territorio provinciale il suo unico imperativo.
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Commenti
Una banca di Raccomandati a gestione Politica-Famigliare! PRima il centro sinistra ora il Pdl...! Il risultato sempre lo stesso! Spero che tutti gli assunti raccomandati vengano licenziati! Onestamente n0n mi interessa se siano o non siano "padri di famiglia". Inoltre la vendita a qualche grosso gruppo bancario? Porterà solo del bene.