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Tercas, il futuro di una città

di Christian Francia
8 minuti

Dal venerdì nero, il 4 maggio scorso, quando uscì fuori la notizia del commissariamento da parte del Ministro dell’Economia, non si parla d’altro che della Tercas: della deposizione di Nisii, delle gravi irregolarità riscontrate dalla Banca d’Italia, di questione grandi e piccole, ma nessuno si è ancora avventurato ad ipotizzare quale sarà il futuro della Banca e, con essa, della città di Teramo e della sua provincia, che la Tercas ha da sempre contribuito fortemente a far crescere.
Questo Blog ha tra i suoi punti di forza quello di dire sempre quello che pensa e di cercare di fare chiarezza su questioni complesse e delicate, per cui tentiamo di dire la nostra anche con riferimento alla Banca cittadina per eccellenza.
L’importanza della Tercas (e della Fondazione che la possiede al 65%) per l’economia, la cultura e la crescita sociale del territorio è fin troppo nota. Ciò che non è noto è il futuro che la attende e che ci attende tutti (direttamente o indirettamente) come teramani.
Quattro sono i fatti rilevanti e due le considerazioni (personali) che ne discendono.
1) Primo fatto. La Banca ha appena varato (26 aprile) un aumento di capitale da 60 milioni e modifiche allo Statuto che vengono così descritte dalla stessa Tercas: “al fine di consentire un ulteriore ampliamento della compagine azionaria e l’ingresso nel capitale di soci che potrebbero assicurare significativi apporti collaborativi e di fidelizzazione – contribuendo in tal modo ad una piena riuscita dell’operazione di aumento di capitale – si propone di innalzare dal 5% al 30% il limite alle partecipazioni detenibili da ciascun socio nel capitale sociale della Banca previsto dal primo comma dell’art. 10 dello Statuto”.
In pratica si consente una partecipazione sociale così vasta da parte di altri soci, tale da compromettere definitivamente il controllo da parte della Fondazione Tercas, che ha una partecipazione azionaria pari oggi al 65%.
2) Secondo fatto. Il PDL, come è noto, ha messo da un po’ le mani sulla Fondazione Tercas. Non è un caso che si parlasse insistentemente di nomine pidielline sia alla Banca che alla Fondazione (sono circolati i nomi di Mazzarelli, Di Dalmazio e Chiodi).
Infatti, i 10 membri del Consiglio di Indirizzo della Fondazione vengono nominati: due membri dal Sindaco di Teramo, un membro dal Sindaco di Atri, un membro dal Sindaco di Nereto, un membro dal Presidente della Provincia di Teramo, un membro dal Presidente della Camera di Commercio, un membro dal Rettore dell’Università di Teramo, gli ultimi tre membri direttamente dallo stesso Consiglio di Indirizzo.
Quindi basta che un partito controlli 4 dei primi 7 designatori (il PDL ne controlla oggi almeno 5 dei primi 7) ed il controllo della Fondazione e quindi della Banca è cosa fatta.
3) Terzo fatto. Il Direttore Generale Tercas Dario Pilla, subentrato ad aprile all’ex DG Di Matteo ed entrato anche nel CdA della controllata Caripe, è ex dirigente di Intesa San Paolo ed ex Direttore Generale di Banca dell'Adriatico, anch’essa appartenente al gruppo Intesa. La sua carriera si è svolta interamente all’interno del gruppo Intesa che lo ha nominato dirigente fin dal 2001.
4) Quarto fatto. Il Commissario straordinario della Tercas, nominato da Mario Monti a seguito dello scioglimento del CdA, è Riccardo Sora. Chi è? L’ex Direttore Generale di UBI Banca, cioè il quinto Gruppo Bancario in Italia per numero di sportelli, con una quota di mercato di circa il 6%, Gruppo quotato alla Borsa di Milano. Sora ha lasciato l’incarico di DG dell’UBI solo per avvenuto pensionamento, dopo una intera carriera all’interno delle banche del Gruppo. Fra le partecipate UBI c’è anche la Banca Popolare di Ancona.
5) Prima considerazione. Chiodi, Catarra e Brucchi hanno emesso un comunicato congiunto per esprimere “sconcerto” e “profonda preoccupazione” per il commissariamento, sottolineando come “la salvaguardia della autonomia saldamente perseguita nel tempo da Banca Tercas spa costituisce un valore irrinunciabile”. Perché si preoccupano tanto dell’autonomia e non della liquidità e della solidità? Non va dimenticato, infatti, che se Moody’s ha tagliato pesantemente il rating della Banca e gli analisti sembrano preoccupati per i crediti deteriorati (quelli inesigibili sarebbero diventati il doppio del patrimonio di base), se è ormai acclarata una crisi di liquidità e si attendono centinaia di milioni dalla BCE in cambio di una maxi cartolarizzazione di crediti esigibili, ciò che deve preoccupare è proprio la solidità.
Non a caso il sindacato Fisac CGIL, allarmato per il destino dei dipendenti, fa sapere che “chiederemo che intervengano le fondazioni che dovranno porre il loro capitale per salvare la Tercas”, dato che si sono rivelati “inadeguati gli assetti della governance e dei controlli interni”.
Il PDL è in realtà preoccupato perché si è visto soffiare il giocattolo di mano proprio quando credeva di averlo conquistato. Comandare in Tercas e in Fondazione avrebbe significato decidere cosa, come, quando e quanto finanziare nella società, nell’imprenditoria, nell’associazionismo, nella cultura, nel sociale. Il centro di comando più importante da quando le istituzioni pubbliche hanno praticamente azzerato i finanziamenti al territorio.
E sul più bello la Banca d’Italia ha rovinato questo piano commissariando per almeno due anni l’Istituto, che resta il primo polo bancario abruzzese.
6) Seconda considerazione. Brucchi lamenta che “la Tercas deve tornare ad essere banca del territorio”; per il senatore Tancredi l’importante è che “la ripresa sia nel segno di quella vocazione territoriale che la Tercas ha sempre avuto e che noi tutti dobbiamo difendere”. Siamo d’accordo con loro.
Ma la mia sensazione è che il futuro della Tercas sia la perdita dell’autonomia e, di conseguenza, l’impossibilità di attuare compiutamente la propria vocazione territoriale.
Se il sindacato paventa il rischio colonizzazione e Teramo Nostra il rischio annessione, la realtà potrebbe non essere molto diversa.
La Tercas è un bocconcino goloso con i suoi 160 sportelli nelle regioni Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Molise; perché non dovrebbe essere sbranata dalla banca UBI (cui il Commissario Sora è indubitabilmente legatissimo da 40 anni), o da banca Intesa (dove il DG Pilla ha percorso la sua intera carriera), o da tutte e due insieme?
D’altronde la modifica statutaria di cui sopra a cosa sarebbe preordinata se non a smontare il predominio della Fondazione Tercas nel capitale azionario? Se altri soci possono entrare nella società fino al 30% di partecipazione, da un lato si suppone che la Fondazione non abbia un patrimonio sufficiente per coprire gli errori gestionali commessi, dall’altro si suppone che il potere della Fondazione verrà marginalizzato e, di conseguenza, non esisterà più la certezza della vocazione territoriale.
Se tale scenario dovesse verificarsi, a rimetterci non saranno forse gli azionisti o i correntisti, bensì il territorio ed il tessuto social-culturale-economico cui la Banca e la Fondazione hanno da sempre dato una grande mano.
Il primo banco di prova conferma i miei sospetti, dato che il Commissario Sora, incontrando le Istituzioni sul tema della sponsorizzazione della squadra di Pallacanestro di Teramo, ha dichiarato che “A partire dalla prossima stagione, Banca Tercas non sarà più main sponsor del Teramo Basket”.
Se l’autonomia è persa già da oggi, Teramo non ha più una sua Banca né può pretendere che questa faccia del territorio provinciale il suo unico imperativo.


 

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Commenti

La Tercas deve rimanere ASSOLUTAMENTE un banca del territorio,non deve essere data in pasto ai grandi poli bancari(Intesa-San Paolo)
buongiorno.......condivido alcuni commenti......... penso UBI
L'articolo è ben studiato. Complimenti per il lavoro d'insieme, ma la vignetta è un capolavoro. Geniale. Falcò, fa firmare un contratto a vita a Mister EL...;)
Mentre si tentava la scalata, la scala si e' rotta.
grazie Giovanni... sei anche troppo Clemente...
L’articolo è molto articolato e complesso quindi sono costretto per motivi di spazio e per non annoiare a dividere le mie considerazioni e testimonianze in più parti, eccovi la prima. Il quadro di insieme delineato dall’articolo è largamente condivisibile, compresi i dubbi sulla solidità economico/finanziaria che però non è la causa del commissariamento. Le considerazioni sui crediti inesigibili fatte dalla FISAC-CGIL nel suo comunicato interno dei primi di aprile 2012 derivano dai dati di bilancio e sono accompagnate da alcune considerazioni di Standard&Poor’s: “A nostro giudizio, le rilevanti esposizioni della Tercas su singoli clienti,principalmente nel settore immobiliare lontano dal territorio di origine, pesano sulla qualità dell’attivo. La copertura dei crediti dubbi, pari a circa il 25% a fine 2011, è più debole rispetto alle banche comparabili e, secondo noi, continuano ad esporre la Banca ad ulteriori possibili perdite su crediti nei prossimi anni” in pratica l’eccessiva concentrazione di rischio su pochi gruppi principalmente nel settore edile, settore che di questi tempi non brilla per vivacità e solidità. Dopo di che segue la considerazione della FISAC che: “Ogni iniziativa di rilancio non potrà prescindere dalla rimozione di queste cause, insieme ad un'attenta valutazione del ruolo di coloro che sono stati effettivamente silenti e partecipi fautori di tale gestione” . Quindi visti i noti fatti di cronaca sul crack del costruttore Di Mario e sulle vicende legate a San Marino, Bankitalia ha disposto il commissariamento e la motivazione è stata “inadeguatezza della governante ed intralcio alle attività di vigilanza” perché se si fosse trattato di dissesto economico le iniziative da intraprendere sarebbero state altre o meglio una sola la “liquidazione coatta amministrativa”. Nella prima fase è stato sgombrato il campo dei membri della “governance” considerando inadeguato tutto il c.d.a. ed il collegio dei sindaci revisori, nella fase attuale parrebbe, ma sicuramente è, in corso una valutazione “del ruolo di coloro che sono stati effettivamente silenti e partecipi fautori di tale gestione” e cioè: tutto il quadro dirigenziale, sia i dirigenti veri e propri che i quadri direttivi di più alto livello. Quando sarà stata fatta “pulizia” completa non mancherà alla Tercas la possibilità di risistemare le questioni contabili, il patrimonio della banca è ancora di tutto rispetto, il personale è ancora tecnicamente ed affettivamente capace e motivato per affrontare questa nuova sfida; qualche dubbio lo avanzo su tutta uan serie di assunzioni fatte negli ultimi cinque anni nella più totale discrezionalità e senza che si conoscano i criteri di selezione: la campagna acquisti di molto personale ex B.P.D.A. (banca in cui iniziò la folgorante carriera dell’ex D.G. Di Matteo) i tanti, anzi troppi, assunti con metodi clientelari: figli, nipoti, generi ed amici di amministratori (sia della banca che della fondazione) in carica ed ex, di dirigenti in carica ed ex, e via clientelando sia nella banca che nelle società facenti parte del gruppo bancario. Ma tutto questo forse è avvenuto per attuare il “codice etico” che la banca si è data (consultabile sul sito www.tercas.it) che impegna alla non discriminazione, oltre agli altri casi previsti, a motivo di “discendenza” in tema di assunzioni e sviluppi di carriera. Peccato però che tanti figli di impiegati o ex impiegati della Tercas che hanno presentato curriculum molto interessanti per corsi di studio spesso accompagnati da significative esperienze di lavoro non siano mai stati neanche invitati ad un colloquio valutativo (in cinque anni sono state assunte circa 250 persone) e quando richiesto quale fosse la motivazione di tale disinteresse la risposta è stata che i figli di personale in servizio o in quiescenza non potevano sperare nell’assunzione a causa dell’impatto di ciò “sulla pubblica opinione” con buona pace, anzi alla faccia, del codice etico.

Una banca di Raccomandati a gestione Politica-Famigliare! PRima il centro sinistra ora il Pdl...! Il risultato sempre lo stesso! Spero che tutti gli assunti raccomandati vengano licenziati! Onestamente n0n mi interessa se siano o non siano "padri di famiglia". Inoltre la vendita a qualche grosso gruppo bancario? Porterà solo del bene.

Che la Tercas faccia gola è sicuro, ma non condivido la tesi secondo cui queste persone, Pilla, il commissario ecc... siano stati inviati da qualche mente oscura per farci divorare da Intesa o da UBI. Semplicemente sono persone esperte e da esperti girano da una banca all'altra, come tutti nel settore. Inoltre nessuna diluizione può avvenire senza la decisione della fondazione. Se proprio non hanno liquidi per ricapitalizzare la propria quota che vendessero qualche immobile di proprietà e li trovassero. Prima di arrivare alla perdita dell'autonomia i passi che si potrebbero fare secondo me sono molti. Inoltre, per una volta, il fatto che i partiti siano in mezzo alle fondazioni non lo vedo come il peggiore dei mali. Come si dice bene nell'articolo, i soldi scarseggiano, e una banca può fornirli invece. Perdere il controllo della Tercas sarebbe una mazzata per tutti, anche per i loro interessi! Speriamo bene.
mentre la nave affonda si continua a suonere il violino e a lucidare gli ottoni come sul taitanic. continuate a parlare di giuochi di potere invece di chiedere a quanto ammontare il "BUCO". gli ultimi tre bilanci sono totalmente falsi? o solo l'ultimo è veramente falso?il consiglio di amministrazione quando fu nominato era comsiderato il massimo di professionalità e competenza oggi è considerato una conventicola di pensionati ingenui che è andato progressivamente rincitrullendo. . . ma è proprio così? la TERCAS è una SpA? e i revisori dei conti dove stavano? il popolo bruto, la gens come il sottoscritto vorrebbe sapere come tecnicamente hanno fatto a SVUOTARE la nostra banca, come è stato possibile senza che nessuno vedesse. per favore tentate di farmelo capire ( neppure il Mago FOTTONE ci riuscirebbe). oggi la TERCAS è una bistecca alla fiorentina che tutti vorrebbero mangiare oppure è un gelato al veleno? ? ? Illuminati illuminatemi prego.
solo le casse di risparmio, in italia, hanno un cda ancora nominato dalla politica. è questa la grave anomalia da sanare.
Seconda parte: Qualche breve cenno sulla evoluzione del sistema Casse di Risparmio. Le Casse di Risparmio ed i Monti di Credito su pegno sono nate principalmente ad opera del mondo ecclesiastico con il fine di sottrarre fasce di popolazione a basso reddito alla morsa dell’usura, nel 1936 (dopo l’emanazione della legge bancaria restata in vigore fino al 1993) le Casse di Risparmio assunsero la veste di Enti Economici di Diritto Pubblico in quanto espressione dei territori in cui risiedevano che ne definivano gli assetti di governance, con modalità simili a quelle attuali. Nel 1936, appunto, nasce la Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo dalla fusione di quelle di Atri e Nereto, l’ente statutariamente non aveva fini di lucro e, assolti gli obblighi delle riserve legali e statutarie nonché di quelle prudenziali, l’utile netto di bilancio doveva essere utilizzato in favore del territorio di riferimento a scopi sociali. In base alla Legge Bancaria del 1936 le Casse erano parificate, in base al criterio della specializzazione bancaria, alle banche ordinarie che potevano operare solo nel settore dell’erogazione del credito a vista o a breve termine per consentire una omogeneizzazione con il sistema della raccolta di risparmio che poteva essere della natura di depositi a vista, salvo poi la concessione di operare nel settore dei mutui immobiliari rispettando una percentuale di utilizzo, per i mutui, in relazione alla massa dei depositi amministrati i quali pur essendo a vista (rimborsabili a semplice richiesta) avevano però una vita media di durata anche più che decennale. Nel 1993 è venuto meno il concetto di specializzazione bancaria quindi ogni banca può operare, con il rispetto di alcuni limiti rispetto al patrimonio cosiddetto “di vigilanza”, sia in operazioni a vista che a medio e lungo termine; veniva di conseguenza disposto il distacco degli enti di emanazione del territorio che divenivano “fondazioni bancarie” che non esercitano attività di intermediazione creditizia dalle attività bancarie vere e proprie affidate alle Casse di Risparmio divenute banche nell’unica forma societaria possibile di società per azioni. Ne consegue quindi che le fondazioni restano enti che non hanno fine di lucro che ricevono i dividendi azionari per la quota di azioni della banca, che ha come scopo sociale il conseguimento di un lucro (anche se mantiene la denominazione di Cassa di Risparmio), che sono in suo possesso e che, sulla base di proprio bilancio autonomo, deve destinare al territorio di riferimento per gli scopi sociali presenti nel suo statuto. La definizione degli assetti della governance resta di competenza dei territori di riferimento per quanto riguarda la Provincia di Teramo con le modalità illustrate da Christian Francia. Questa evoluzioni ci porta inevitabilmente al perché nelle Casse di Risparmio è forte il condizionamento della politica, i rappresentanti dei territori che nominano i membri del Consiglio di Indirizzo della Fondazione, che a loro volta nominano il Consiglio di amministrazione della Cassa, sono espressione della politica e questo in un paese democratico come, si spera, dovrebbero essere il nostro è normale. Quello che non è normale è che la politica in certe scelte possa tendere a fini diversi da quelli che dovrebbero orientare un volano così importante per lo sviluppo dell’economia locale .
Sibilla sei sicura che sia tanto grave? Dipende dallo stile di fare politica e di chi la fa. IL privato non è sempre meglio, guarda qualche cronaca su B.P.E.R. e guarda chi scalpita per controllarne il C.d.a., c'è da preoccuparsi ed è lo stesso che ha già una, piccola per fortuna, partecipazione azionaria in Tercas tramite una sua società assicurativa.
già, la scala si è rotta...il feudo si sgretolerà..verranno a galla altri scandali.. la terra sta tremando, e non per il terremoto!
@Sibilla Anche se non sono un esperto e in banca ho solo un piccolo fido, cioè un debito, ritengo che Bakunin abbia ragione. Una cattiva politica può eleggere solo un cattivo CdA, mentre una buona politica (chi l'ha vista? Non perdiamo la speranza) ha la possibilità di eleggere un buon CdA. Penso che sia proprio la degenerazione privatistica e leaderistica della politica il problema, che non si risolve abolendo i partiti o emarginando la politica, ma, al contrario, riappropriandosi dei partiti e della politica, premiando nelle urne chi dimostra nella vita di tutti i giorni e non solo nelle declamazioni elettoralistiche, di avere a cuore l'interesse generale e non quello delle variegate caste. Se e quando ci si riuscirà non so dirlo, ma spero presto perchè le alternative, a mio modesto parere, sono repliche di scorciatoie autoritarie-padronali e non mi sembra proprio il caso. Un saluto.