Caro Presidente Di Sabatino, mi sono cadute le braccia quando ho letto sui giornali le dichiarazioni da te fatte in occasione dell’incontro con il presidente della Fondazione Tercas Nuzzo, che era venuto ad accomiatarsi. Perdonami, ma la sorpresa è stata tanta e in virtù dell’antica amicizia, te ne voglio con franchezza spiegare le ragioni. Mi chiedo, infatti, come hai potuto parlare di “una Fondazione sana presieduta con grande equilibrio”? E come se non bastasse, augurarti anche di poter contare ancora su un impegno di Nuzzo a favore della comunità teramana, come se non fosse sufficiente quanto Egli ha fatto nella sua ultra ventennale presidenza?
Ti confesso Presidente che ben altro atteggiamento mi sarei aspettato, non solo da Te, ma da tutti gli Enti interessanti alle nomine in Fondazione. Mi sarei aspettato, in particolare, che nello scegliere le terne da indicare per il Consiglio della Fondazione, pur nel rispetto dell’autonomia di mandato che ad ognuno va garantita, si invitassero i prescelti a verificare ogni occasione di recuperare, per quanto possibile, del mal tolto, compreso le azioni di responsabilità. “Nuzzo se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato!”. Pensavo che questo potesse essere il giusto saluto dei Teramani al prof Nuzzo, mi sbagliavo. Evidentemente, la cosiddetta “sindrome di Stoccolma” colpisce anche a Teramo.
Perdonami Presidente Di Sabatino, ma non potevo tacere. Chi mi conosce sa il mio impegno sul fronte della Tercas, anche se a volte appaio un Don Chisciotte contro i mulini a vento. Mi conforta, comunque, in questa battaglia la vicinanza di tanti comuni cittadini che mi seguono e mi incoraggiano a continuare. Purtroppo, e me ne dolgo, non altrettanta vicinanza mi manifestano gli uomini delle istituzioni e della politica. Teramo li 09.11.2015 Cordiali saluti Enzo Scalone
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