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Atri: Paolucci vuole chiudere il San Liberatore

di Anonimo
3 minuti

Neanche quarantott’ore dopo la grande manifestazione di sabato 5, con cittadini ed amministratori del Cerrano e della Val Fino di tutti i partiti e i movimenti scesi in piazza per chiedere una revisione del Percorso Nascita Regionale alla luce della nuova normativa, l’Ospedale “San Liberatore” di Atri perde un altro pezzo: si tratta del day hospital di endocrinologia, l’unità guidata quasi in solitaria dal dott. Bruno Raggiunti.
Nella narrazione proposta regolarmente dalla parte egemone della maggioranza di centrosinistra, i presidi ospedalieri delle città non capoluogo di provincia sono regolarmente descritti come residui del “gasparismo” della Prima Repubblica: puri centri di spesa clientelare senza alcuna competenza distintiva, da eliminare al più presto. Almeno per questo reparto, però, questa descrizione si adatta particolarmente male: nel 2014 l’endocrinologia atriana, pur potendo contare su forze striminzite, ha dato un enorme contributo alla mobilità attiva della Regione, attirando pazienti in maggioranza non abruzzesi.

  Dichiara a proposito Luciano Monticelli: «Qui siamo ben oltre la “ristrutturazione” dei “doppioni” dell’offerta sanitaria, su cui pure ci sarebbe da discutere. Qui si sopprime un reparto che è un gioiello e produce un attivo per la collettività senza sapere che fine faranno i pazienti. Il caso dell’Endocrinologia mi pare simile a quello delle eccellenze pediatriche come la Fibrosi Cistica e l’Auxologia, reparti unici in Abruzzo, finanziati direttamente da Roma, che Luciano D’Alfonso ha pubblicamente promesso di rafforzare, ma che in realtà, come il Dott. Moretti ha spiegato a noi della V Commissione giovedì scorso, vengono messi in condizioni di non funzionare». Monticelli rilancia, e precisa: «Siamo di fronte ad un singolare strabismo: i vertici regionali dichiarano di voler puntare alla specializzazione del singolo presidio su patologie particolari, ma nel caso atriano stanno procedendo allo smantellamento delle eccellenze e alla conferma dei reparti “generici” tipici di un Ospedale di Base. Predicano il Futuro e ricreano gli anni Settanta. Noi, che veniamo dipinti come i cavernicoli campanilisti, li invitiamo invece a coltivare le eccellenze acquisite, dando ad esse il modo di funzionare al meglio, con un occhio alla mobilità attiva e passiva. Nel caso atriano, coltivare le eccellenze significa far funzionare decentemente le eccellenze pediatriche (il che comporta la necessità della conferma della Pediatria H24, dell’arrivo di nuovi medici, e del ripristino del Punto Nascita)e far partire finalmente il concorso per assumere nuovi Endocrinologi, per consentire al reparto guidato dal Dott. Raggiunti di continuare a portare gli eccellenti risultati avuti finora. È un dovere di D’Alfonso e Paolucci non nei confronti miei, di Mariani o della Pezzopane, ma dei pazienti che fanno riferimento a queste eccellenze. Altrimenti, se si è in cerca di pretesti per chiudere il “San Liberatore”, lo si dica apertamente».     

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Commenti

Con la complicità dei vertici politici, sanitari e amministrativi della ASL di Teramo. Ma nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente e pubblicamente!!!!! La sindrome di Tafazzi impera!!!!
Invece di stare a giocare con le persone basta fare un ospedale unico provinciale con tutte le specialistiche possibili esempio Torrette di Ancona con una rete emergenza e urgenza funzionante e basta con sti piccoli ospedali che fanno spendere milioni di euro!!!! I politici si devono vergognare per tutto quello che guadagnano senza fare niente solo macelli. La mia provocazione sarebbe questo faccio io l'assessore gratis facendo pure il lavoro che faccio sarò più bravo e senza far spendere soldi alla collettività.
Dije quand'è bill