Una telefonata ai curatori.
L'attesa di entrare.
Il via vai dei camion.
Le licenze Aia non decadevano con il fallimento del Cirsu?
L'aria irrespirabile.
I rifiuti ammucchiati.
L'odore forte e nauseabondo.
Non è una discarica ma un deposito di rifiuti.
La legge?
Le analisi dell'Arta?
L'Asl di Teramo?
La Procura di Teramo?
Il Prefetto di Teramo?
Riccardo Mercante, consigliere regionale dei Cinque Stellle e Gianluca Vacca onorevole dei Cinque Stelle, fuori alla porta del Cirsu.
Che cosa si vuole nascondere a un consigliere regionale e a un onorevole della Repubblica?
Nulla o tutto.
Poi dopo una lunga insistenza, l'entrata dei due " cittadini" in un centro finora off limits.
Hanno trovato un centro che sta tornando a funzionare.
Sia l'impianto di compostaggio che i sistemi per aspirare i gas.
“Non è stato affatto semplice – hanno spiegato Mercante e Vacca – ispezionare l’impianto del Cirsu in quanto, inizialmente, ci era stato vietato l’ingresso. Un polo tecnologico, quello di Grasciano che avrebbe dovuto svolgere un ruolo strategico per la gestione e trattamento dei rifiuti nella nostra Regione e che, invece, ha continuato ad operare tra mille difficoltà ed ostacoli, ultimo tra tutti il fallimento del Consorzio”.
“Proprio per sciogliere i dubbi che circondano l’attività del Cirsu - ha precisato Mercante - lo scorso anno avevo presentato un’interrogazione alla Giunta regionale nella quale avevo evidenziato tutta una serie di criticità: dalla conformità dell’attività di trattamento e smaltimento dei rifiuti rispetto alle prescrizioni dell’AIA, dalle problematiche di carattere economico fino alle prospettive occupazionali degli ex lavoratori dell’impianto. Criticità rimaste in gran parte irrisolte tanto da spingermi ad effettuare un costante monitoraggio sulle attività del Cirsu fino al sopralluogo di questa mattina, nel corso del quale ho potuto verificare che l’impianto continua ad operare a pieno regime”.
“Quello che è stato possibile constatare immediatamente – hanno continuato Mercante e Vacca – è l’odore molesto che rende l’aria irrespirabile e il via vai dei mezzi che trasportano i rifiuti, a dimostrazione che questi continuano ad essere lavorati nell'impianto. Oltre alla presenza di un’alta percentuale di combustibile da rifiuto da destinare agli inceneritori che contrasta con quello che dovrebbe essere l’obiettivo primario della nostra provincia e, cioè, aumentare il più possibile il riciclaggio”.
Con quali modalità operative e su quali presupposti amministrativi ed economici, poi - ha concluso Mercante - l’impianto di Grasciano stia continuando ad operare e, soprattutto, con quali garanzie per i lavoratori, è ancora tutto da verificare. E saranno proprio queste le domande che, con una nuova interrogazione, rivolgerò alla Giunta regionale. È ora che si faccia luce una volta per tutte su una vicenda che coinvolge non solo la corretta gestione e trattamento dei rifiuti, non solo la situazione lavorativa di oltre 70 dipendenti ma che potrebbe incidere sulla salute e sicurezza dei cittadini e del nostro territorio”.
Il nostro pensiero è sempre per la difesa dell'ambiente, del diritto alla salute e agli ex Sogesa.
Quello delle autorità?
Quello della Legge?
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