Caro Sindaco Brucchi,
sono una mamma fortunata.
Ho una seconda casa a Giulianova.
Ho un marito meraviglioso.
Ho due figli che sono la mia unica ragione di vita.
Ho due figli che frequentano le scuole elementari di Teramo.
Insegnanti all'altezza e con una sensibilità fuori dal comune.
Le scrivo, perchè mio figlio di otto anni è tornato a fare la pipì a letto.
Il terremoto fa molte più vittime dei freddi dati riportati dai report istituzionali.
La fuga dalla nostra casa lesionata, le urla, le crepe sui muri che ci inseguivano, l'architrave:
Ci siamo auto evacuati e in attesa di verifica come tante famiglie teramane qui a Giulianova.
Abbiamo costituito un comitato di genitori sfollati.
Famiglie fortunate, le ripeto, perchè dotate di una seconda abitazione.
Il nostro pensiero corre per tutti quei teramani che non hanno avuto nell'immediatezza un'altra scelta.
Il terremoto.
Le scrivevo di mio figlio, dopo continui attacchi di panico, è tornato a bagnare il letto.
Non riesco a descrivere il suo viso mortificato, le sue domande, il suo imbarazzo.
Ho avuto solo la forza di abbracciarlo e ora, di aiutarlo grazie a una meravigliosa psicologa.
Sono doppiamente fortuna perchè siamo in grado di anticipare le spese.
Non la ringrazio per il nulla che la sua Amministrazione non ha fatto in tanti anni per l'adeguamento sismico sulle scuole, pagherete politicamente un lassismo doppiamente colpevole, tutti voi;
non la ringrazio per non aver pubblicamente chiesto scusa;
la ringrazio per il suo impegno e presenza negli ultimi due mesi di terremoto;
La ringrazio perchè l'Ass. Fracassa risponde al telefono e si mette a disposizione;
La ringrazio perchè siete stati presenti e attivi, nonostante il caos e il pensiero rivolto al vostro privato.
La sua reazione ci ha fatto sentire meno soli.
Un pensiero.
Le chiedo come sia possibile solo pensare di riaprire le scuole a Teramo Lunedì sette Novembre.
La mia domanda è rivolta a Lei, alla sua Giunta e ai tutti i consiglieri comunali di Teramo.
Lei lo sa che noi ancora non riusciamo a tornare in casa per i panni, i libri, le penne, le figurine, le fotografie di Messi, i pupazzi, si i pupazzi.
Non è una questione solo di sicurezza sulle scuole ma un'emergenza sociale.
Burocratica.
Abbiamo bisogno di tempo.
Ora non serve a correre per fare vedere che si è bravi.
Ci dia altre ore per tornare a casa, per le verifiche, per organizzare il nostro presente.
Altri giorni, pochi, per comprendere cosa ci è successo.
Lo stesso tempo per la sua presunta sicurezza scolastica.
Recuperare il senso dello spazio e del tempo.
Quel giorno, in quei giorni, in quegli attimi, ho rischiato di perdere la mia famiglia e ancora tremiamo.
La ringrazio per l'attenzione e per la sua sensibilità...
Lettera firmata
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