La risoluzione presentata oggi, giovedì 3 marzo, all’ordine del giorno dal consigliere Gianluca Pomante ha del superlativo. Non bastava l’approvazione da parte della Regione di disposizioni in merito alla fantomatica “teoria del gender”, “teoria del genere”, o gender theory, oggi sulla bocca di tutti. No, era necessario trattare l’argomento anche in seno al consiglio comunale teramano contro una sua eventuale introduzione nelle scuole. La Convenzione di Instabul, tanto tirata in ballo, conviene soltanto, come si può leggere all’articolo 14, dedicato all’educazione, sulla necessità di “includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all'integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”.
Quel che imparano, invece, è che è meglio nascondersi per evitare le violenze, il bullismo e l’emarginazione. I principi enunciati nella Convenzione di Instanbul parlano di azioni necessarie, atte a prevenire e individuare tali fenomeni di violenza, di promozione dell’uguaglianza tra le donne e gli uomini, di riconoscimento dei bisogni e dei diritti delle vittime, nonché dei modi per prevenire la vittimizzazione secondaria. Queste campagne sulla teoria gender non fanno altro che opporsi al lavoro voluto dal Consiglio d’Europa attraverso la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013 -2015)”. I più colpiti sono proprio i giovani e le ragazze, che vedono, di fatto, relegati in una condizione di esclusione sociale gay, lesbiche e transessuali. E’ inutile distinguere tra promozione della teoria gender (che non esiste!) e il “sacrosanto” diritto di lottare contro le discriminazioni. L’uno esclude l’altro. Lo stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con un protocollo datato al 15 settembre 2015, ha ribadito che “tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ideologie gender né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”. Quindi di cosa stiamo parlando? Sempre il Miur, nello stesso documento, ricorda che tra le forme di discriminazione sono comprese non solo la misoginia, l’islamofobia e la cristianofobia, ma “tutte le forme di pregiudizio circa l’orientamento sessuale e di genere”: contro queste ed altre forme di istigazione all’odio è attivo un progetto internazionale avviato nel 2012. Ribadiamolo un’altra volta: nella legge 107 della cosiddetta “Buona scuola”, al comma 16, si dice soltanto che “il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori”. Come se non bastasse, al comma 17, si dice che “le istituzioni scolastiche, anche al fine di permettere una valutazione comparativa da parte degli studenti e delle famiglie, assicurano la piena trasparenza e pubblicità dei piani triennali dell’offerta formativa, che sono pubblicati nel Portale unico di cui al comma 136. Sono altresì ivi pubblicate tempestivamente eventuali revisioni del piano triennale”.
Riteniamo inconcepibile che argomenti (inesistenti) di questa natura vengano trattati in consiglio comunale,con l'aggravante, tra l'altro, dell'utilizzo di inaudita ed ingiustificabile violenza.
Lucia Verticelli
Anna Pompili Consigliera di parità Provincia di Teramo
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