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Ci vuole la Vita per guidare l'Autismo...

di Giancarlo Falconi
7 minuti

"Ci vuole la patente per guidare l'Autismo...".
Era il lontano 1997 quando Roberta mi lasciò solo con suo figlio, la misteriosa sindrome di Asperger e altri pensieri.
" Giancarlo vuoi sapere che significa essere mamme e papà di un bambino, ragazzo, uomo, autistico?
Un mese con lui, tutti i giorni.
Tutte le ore.".

Così feci.
Stefano Vicari nella prefazione del suo libro " Nostro figlio è autistico" scrive " Siete appena usciti dallo studio del neuropsichiatra infantile. Dicono tutti sia molto bravo. Insieme a voi c’è anche Luigi, il vostro secondo figlio. Il pediatra vi ha consigliato questa visita perché Luigi è un bambino «strano». A 3 anni ancora non parla e se ne sta tutto il tempo per conto suo. Anche all’asilo non gioca con i compagni e tende a starsene in disparte, si isola e le maestre sono preoccupate. Ora il medico ha appena confermato con la sua diagnosi le tue paure: «Si tratta di un disturbo dello spettro autistico». Molti genitori ci sono già passati e hanno provato quello che state provando adesso voi, papà e mamma. 
Molti sono disperati e, incapaci di vedere prospettive per il futuro, continuano a ripetersi: «Perché proprio a me?». 
Altri faticano a capire e cercano informazioni su Internet o da qualche amico medico. Non tutti sono disposti ad accettare quella che appare loro una realtà troppo gravosa e continuano in una sorta di pellegrinaggio che li condurrà da mille specialisti, sperando, in cuor loro, di trovare qualcuno che cambierà la diagnosi tanto temuta. Non devi preoccuparti se sta succedendo anche a te. Queste reazioni sono assolutamente normali, nel senso che le provano la stragrande maggioranza delle persone che si ritrova, proprio come te, ad affrontare una diagnosi di disturbo dello spettro autistico. 
Ma questo è solo l’inizio di un lungo viaggio".

Leggete il pensiero sincero di Irene Iniziamo con il concetto che si tratta di persone autistiche e non di bambini, come troppo spesso viene etichettata questa patologia, quasi fosse una malattia infantile come la varicella o la sesta malattia. Il bambino autistico cresce, signori miei, cresce in altezza e peso, ai maschi cresce la barba e il pisello, alle femmine vengono le mestruazioni e spuntano le tette, con tutto ciò che ne consegue: una vita sessuale negata, impossibile da gestire, soprattutto quando tuo figlio ti fa capire che vorrebbe “scopare”, sì, scopare senza mezzi termini.
La persona autistica può continuare ad avere le stesse stereotipie di quando era un bambino anche se è alto quasi due metri, fare le corsette per strada rischiando di essere scambiato nel migliore dei casi per uno scippatore, in tempi di terrorismo anche peggio. La persona autistica ha bisogno di essere accompagnata, ma non oppressa, svilita nella sua dignità: un ragazzo deve essere trattato da ragazzo, non da bambino scemo, deve essere messo in condizioni di tirare fuori le sue capacità perché le ha e non quelle mirabolanti ai limiti del paranormale del protagonista di Rain Man, film che a torto è stato eletto dalla moltitudine di imbecilli che non sanno nulla, l’emblema cinematografico dell’autismo, ma capacità comuni e normali che se ben gestite portano a grandi risultati e a legittime soddisfazioni per l’interessato.
In questi lunghi 24 anni mi sono trovata, come spesso accade a noi genitori di ragazzi autistici, circondata da persone, parenti prima di tutto, pronte a elargire consigli non richiesti, a dire e sindacare su cosa noi genitori abbiamo fatto o facciamo di sbagliato, fornendo indirizzi di luminari sentiti alla televisioni o di cui si è letto in giro, consigliando la lettura di libri, la visione di film, sentendosi in diritto di tormentarti con tutto il repertorio sull’autismo per il solo fatto che hai un figlio autistico, senza pensare neanche per un attimo che l’argomento ormai ti fa venire da vomitare perché hai già letto tutto il possibile e sai che non c’è via d’uscita, ma mai, dico MAI proponendo di venire a stare col piccolo/medio/grande autistico di famiglia a passare del tempo mentre tu, magari, fai finta per un paio d’ore di avere ancora una vita reale.
Sono tutti professori a casa propria, con il culo ben assestato sulla sedia, tanto il problema è e resterà per sempre tuo. Sei tu che hai adattato la tua vita al ”problema”, perdendo lavoro e relativa pensione e arrangiandoti come puoi dopo che magari anche il matrimonio, già vacillante, si è arenato malamente complicando la gestione del tutto.

Un Paese dove noi genitori di figli speciali siamo sulle barricate che tutti voi altri lì fuori, con la vostra indifferenza e superficialità, avete contribuito a farci ergere. Non fraintendete le mie parole e non pensate, come so che molti faranno, che sono solo una povera madre stanca ed esaurita che si sfoga. Sono ancora lucidissima, per fortuna, sono abituata a combattere e non solo per mio figlio, chi mi conosce lo sa. Sono solo stufa e arcistufa di sentire cazzate, parole vuote dette da personaggi improbabili e improponibili che non hanno la minima idea di cosa voglia dire convivere con l’idea che tuo figlio non sarà mai felice, perché il fine ultimo della vita di tutti è questo, è il raggiungimento della felicità che non è facile per nessuno, per alcuni è impossibile, dalla nascita. Non c’è vittimismo nelle mie parole, né per me né per mio figlio, c’è consapevolezza, la mia sì, lo è perché parlo con cognizione di causa. E questa consapevolezza mi porta a dire di piantarla con le celebrazioni da quattro soldi, con i finti provvedimenti di facciata, con le parole vuote e fastidiose: i nostri figli hanno bisogno di fatti, di azioni concrete, di qualcosa che sia più di una speranza per il loro domani. L’unica strada è la volontà di persone che sanno, conoscono e vogliono con tutte le proprie forze dare voce, quella vera, chiara e cristallina che si faccia sentire ovunque, a chi non ce l’ha. www.pernoiautistici.com/2016/04/autismo-le-chiacchiere-stanno-a-zero/

Ieri ho visto l'ass. al Sociale Valeria Misticoni coinvolta ed emozionata.
Forse avrà compreso l'errore di quella famosa delibera?
Il Sociale è alla base di una società sana, figuriamoci di un complesso politico in crisi economica.
Teramo non si è tinta solo di Blu.

Teramo era rosa con la forza delle donne. 
Quelle stesse donne che perdono tutto per un figlio.
Anche l'amore del compagno.
Quelle stessa mamme che vanno aiutate con sostegno, tempo per loro e una nuova realtà per i loro uomini in crescita.
Ieri le ho guardate, ascoltate, ammirate.
Erano bellissime.
Le donne e noi rossi di imbarazzo.
Grazie. 

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Commenti

Come sempre dopo eventi faziosi ed esibizionisti il buon Giancarlo ci descrive in maniera documentata le realtà nascoste da quegli stessi eventi. Alla autorevole descrizione della signora Irene aggiungerei che alla fine il problema abbiamo la forza di gestirlo. La cosa che non si accetta è che quegli stessi parenti che non sopportano la tua sopravvivenza cercano di ostacolarti perfino oscurandoti la finestra e bloccandoti la gestione dei contatori del gas del locale che hai preparato per alleviare i disturbi delle rumorosità delle piazze che creavano panico distruttivo sulla tranquillità di mio figlio. Io molto civilmente ho fatto ricorso alla lentissima giustizia italiana, tra i testimoni che la controparte ha nominato ho trovato i nomi di un consigliere e di un vigile di sesso femminile del Comune di Teramo, sono curioso di sentire cosa avranno da dire. Riferirò.
Al solito devo complimentarmi con te perché riesci sempre ad entrare con il cuore nel cuore!!!Mi sto circondando di persone che lottano e credono veramente che qualcosa si può fare.....dolcissima Irene non condivido in toto il tuo pensiero perché per i nostri figli possiamo fare tanto, l'unica cosa non dobbiamo disperdere le nostre energie dietro persone che ci possono creare solo stress!Parenti che non sanno nemmeno di cosa parlano però hanno consigli risolutivi....addirittura vogliono darti lezioni di vita su come gestire la tua famiglia,dei tuoi problemi economici se ne sbattono così come della gestione quotidiana del tuo bambino-della tua bambina,del tuo ragazzo o ragazza ,figurati hanno tanti di quei problemi loro non ostante nella vita non abbiano realizzato un caxxo vivendo nella spensieratezza più assoluta!!!Anzi se non tiri fuori gli artigli approfittano anche ,mentre tu non sai dove sbattere la testa solo per organizzare la giornata,loro passeggiano,vanno in palestra e tu casomai ti devi organizzare anche per aiutare i tuoi genitori......ma mai nessuno che ti dica "Adesso tuo figlio sta qualche ora con me!Per quanto mi riguarda me ne sbatto visto che stare con Mio figlio è per me solo un piacere,xò vorrei dire alla schiera di parenti sapientoni fatevi un'esame di coscienza!!!!Mi fermo qui....e comunque se ci sono dei genitori disposti a fare gruppo per tutelare nel miglior modo possibile questi nostri figli io sono pronta.....ovviamente con Giancarlo super visore!!!
Carlo aspettiamo con ansia l'esito della tua vicenda di cui hai riferito anche altre volte, ancor più vergognosa per i "lentissimi" tempi della giustizia.... Se hai bisogno io ci sono, lascio il numero a Giancarlo. Anche per una chiacchierata davanti ad un caffè! ;)
Elena ti ringrazio per aver capito che cosa sono in grado di fare delle persone, (se di persone possiamo parlare). Il mio numero Giancarlo dovrebbe averlo, comunque vi prometto che renderò pubblica tutta la vicenda. Sono contento dell'interessamento anche perché apprezzo molto i tuoi interventi in questo blog.
La cosa è reciproca, ecco perché lo faccio. Dici bene... non possono definirsi "persone". Ti chiamerò e avrò il piacere di conoscerti ed arricchirmi..... perché manca "l'anima" a questa società. Un abbraccio.