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Campli, tagliata l’assistenza domiciliare a un 95enne malato: la famiglia chiede il riesame

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Due ore alla settimana possono sembrare poche, ma per un anziano di 95 anni affetto da gravi patologie rappresentano un aiuto fondamentale anche per compiere gesti essenziali come l’igiene personale. È da questa situazione che nasce la protesta di una famiglia di Campli, che contesta la recente eliminazione del servizio di assistenza domiciliare garantito fino ad oggi.
Secondo quanto riferito dai familiari, l’uomo riceveva da circa due anni due ore settimanali di assistenza da parte di un operatore socio-sanitario, utilizzate soprattutto per garantire l’igiene personale. Un supporto che, sempre secondo la segnalazione, sarebbe stato recentemente eliminato nonostante un peggioramento delle condizioni di salute.
La documentazione sanitaria, riferiscono i familiari, attesterebbe una grave encefalopatia vascolare e una broncopneumopatia cronica ostruttiva. Condizioni che renderebbero particolarmente difficile per l’anziano provvedere autonomamente alla propria igiene personale.
La famiglia contesta quindi la decisione di sottrarre quelle due ore settimanali di assistenza, sottolineando come l’uomo disponga di un Isee di circa 5.990 euro e necessiti di un sostegno quotidiano proporzionato alle proprie condizioni fisiche.
Nella lettera inviata agli uffici competenti vengono inoltre espresse forti critiche sulle modalità con cui sarebbe stata valutata la situazione dell’anziano. I familiari chiedono che l’attenzione venga riportata sulle effettive condizioni sociosanitarie delle persone fragili e sulla necessità di garantire almeno i servizi essenziali.
La richiesta è quella di riesaminare il caso e verificare se la riduzione dell’assistenza sia compatibile con le condizioni cliniche e con il bisogno concreto della persona.
La vicenda apre però una questione più ampia sul confine tra assistenza sanitaria e assistenza sociale. Quando aumentano l’età, le patologie, la fragilità e le difficoltà economiche, quale criterio può giustificare la riduzione proprio di quel sostegno che permette a una persona anziana di mantenere condizioni igieniche adeguate e una vita dignitosa? Resta infine l’interrogativo posto dalla famiglia: chi e sulla base di quali valutazioni ha trasformato un bisogno sanitario in un problema esclusivamente sociale?

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