Certe classifiche ( Italia Oggi-La Sapienza) provi a leggerle a testa in giù.
Ci provi per un senso di appartenza, per non vergognarti, per camminare a testa alta.
Vorrei poter essere fiero della mia città.
Vorrei vantarmi della bellezza che mi circonda, perchè continuo a vedere colline verdi, uno spicchio di mare e un'ombra di montagna incantata.
Eppure, Teramo, è sempre più fatta di cemento.
Il lungo Fiume è talmente mal ridotto che sembra una discarica abbandonata.
I tigli di una volta, il famoso mini golf è diventato un parcheggio tra due alberi.
Le piste ciclabili sono solo lingue di asfalto impraticabili e senza controllo.
Le piante vengono abbattute per far posto a rotonde e parcheggi a uso scolastico.
La villa comunale o antico ortobotanico per la cronaca è ridotta a una mesta zona dallo spaccio o wifi libero e triste cantiere per 5 anni del famigerato ipogeo.
Non mi sconcerta vedere indicata L'Aquila come la quarta città capoluogo in Italia per il verde pubblico.
Altra cura della storia e del piano verde.
Non mi sorprende vedere Chieti come la peggiore città capoluogo d'Italia per il verde pubblico, ma soprattutto, non mi meraviglia, leggere di Teramo al 96esimo posto su 110.
Mi stupisce il silenzio di tutti, anzi, no, manca il respiro culturale e si sente l'affanno.
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