La situazione sanitaria del carcere di Castrogno torna al centro dell’attenzione proprio mentre si avvia verso una soluzione il caso del bambino di circa due o tre anni presente nella struttura insieme alla madre detenuta.
Il minore dovrebbe infatti essere presto trasferito in ambienti ritenuti più adeguati alla sua crescita. La sua presenza all’interno del carcere era stata segnalata a metà settembre 2026 dal Coordinamento Codice Rosso.
La presidente del Coordinamento, Adele Di Rocco, aveva chiesto verifiche urgenti alle autorità competenti per chiarire le circostanze e accertare il pieno rispetto delle norme e delle garanzie previste per la tutela dei minori in ambiente penitenziario.
Accanto alla vicenda del bambino resta però aperto il problema dell’assistenza sanitaria all’interno di Castrogno.
Nonostante un avviso pubblico, il carcere sarebbe infatti ancora sotto organico di otto infermieri. Tra il personale sanitario presente non vi sarebbe inoltre alcun medico o infermiere con una specializzazione in pediatria.
Gli otto infermieri impegnati nell’arco delle 24 ore sarebbero chiamati a sostenere un carico di lavoro particolarmente pesante, con tutte le conseguenze che una pressione prolungata può avere sulla tenuta del servizio e sulla soglia di attenzione degli operatori.
Il trasferimento del bambino rappresenterà dunque un passaggio importante per garantire al minore un ambiente più idoneo alle sue esigenze. Non chiuderà però il capitolo delle criticità di Castrogno.
Resterà infatti sul tavolo una questione strutturale: la mancanza di personale infermieristico. Otto unità in meno continuano a rappresentare un peso rilevante per chi garantisce ogni giorno l’assistenza sanitaria all’interno del carcere e un problema che non può essere considerato risolto con il solo trasferimento del bambino.
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