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Il racconto di Paolo Rapagnani sul suo ricovero nel reparto di Malattie infettive di Teramo...

di Giancarlo Falconi
6 minuti

Ho chiamato Paolo Rapagnani tutti i giorni. Chi lotta in ospedale ha bisogno di tutto e di niente ma soprattutto ha la necessità di essere atteso. Il nostro rispetto è nato dalla sua visita durante la protesta per difendere il reparto di Malattie Infettive della d.ssa  Antonella D'Alonzo al Mazzini di Teramo. In quei giorni ha voluto comprendere il motivo; ci ha chiesto del metodo di lavoro e di cosa rischiasse la provincia di Teramo.
La vita gli ha voluto regalare un'altra battaglia in ospedale e Paolo è stato ricoverato oltre 20 giorni nel reparto di Malattie Infettive di Teramo.
Ha scritto una lettera aperta.

"Ogni mattina alle sei e trenta circa arrivava la Dottoressa D’Alonzo che ci veniva a dare il buongiorno.
Ci osservava. Ci chiedeva sempre come andava e se ci sentivamo meglio prima di iniziare la sua giornata. Come puoi leggere Giancarlo ho iniziato a parlare al plurale perchè in questo reparto i pazienti sono tutti uguali, perché in questo reparto la Politica non riesce ad entrare perché per i Medici, gli Infermieri, gli Operatori Sanitari, per le persone che curano l’Igiene delle stanze la Politica è solo una cosa che riguarda l’esterno…li si curano i malati e basta!!!" .

Questo è il suo racconto.

Quando si parla di sanità, troppo spesso il dibattito pubblico si concentra sugli episodi di malasanità, quelli che riempiono le pagine dei giornali e minano la fiducia dei cittadini. Ma esiste anche un’altra realtà, silenziosa e quotidiana, fatta di reparti che funzionano, di medici e operatori che lavorano con dedizione e competenza. È questa la storia che emerge dalla lettera aperta di Paolo Rapagnani, che ha voluto condividere la sua esperienza positiva vissuta all’interno dell’ospedale di Teramo.

Per circa venti giorni, Rapagnani è stato ricoverato nel reparto di Malattie Infettive, guidato dalla dottoressa Antonella D’Alonzo. Un ricovero affrontato inizialmente con preoccupazione e scetticismo, anche a causa di una diffusa percezione negativa della sanità locale. «Il solo nome del reparto mi ha fatto temere il peggio», racconta, «forse per quella mentalità provinciale che spesso ci porta a dubitare di ciò che abbiamo vicino».

Eppure, la realtà si è rivelata ben diversa. Il paziente descrive un reparto efficiente e organizzato, «che non ha nulla da invidiare alle altre realtà nazionali», dove ogni giorno si lavora con professionalità, sorriso e gentilezza. Un ambiente in cui il rapporto umano tra personale sanitario e pazienti diventa parte integrante della cura.

Tra gli aspetti più significativi, Rapagnani sottolinea la presenza costante e attenta della dottoressa D’Alonzo, che ogni mattina, già dalle prime ore, passava tra i pazienti per un saluto e un controllo. «Ci chiedeva sempre come stavamo, osservava ogni dettaglio prima ancora di iniziare la giornata», scrive, evidenziando un approccio che mette al centro la persona, non solo la malattia.

Nel reparto, racconta ancora, «i pazienti sono tutti uguali». Non esistono differenze o interferenze esterne: «la politica resta fuori», mentre all’interno contano solo la cura e l’attenzione verso chi soffre. Un principio che si traduce in un lavoro di squadra tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale addetto all’igiene, tutti impegnati a rendere il percorso di cura più umano e sostenibile.

Anche i momenti più difficili, come la gestione delle lunghe giornate in ospedale, diventano più sopportabili grazie alla disponibilità e ai sorrisi del personale. Un dettaglio che, per chi vive un ricovero, può fare la differenza.

L’esperienza ha portato l’autore a una riflessione più ampia: la sanità pubblica, quando sostenuta e valorizzata, è in grado di offrire servizi di alto livello. «È fondamentale continuare a investire negli ospedali pubblici», sottolinea, «perché possono e fanno davvero la differenza».

La lettera si chiude con un ringraziamento sentito a tutto il personale del reparto di Malattie Infettive di Teramo, e in particolare alla dottoressa D’Alonzo, definendo il servizio ricevuto «un’eccellenza».

Una testimonianza che invita a guardare oltre le criticità, per riconoscere e valorizzare ciò che funziona davvero.




                                       

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