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Francesco Mura, il “Teramano” che conquista il podio dell’enigmistica nazionale

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Ci sono vittorie che fanno rumore e altre che nascono nel silenzio di una parola cercata, scomposta, ricostruita. Quelle di Francesco Mura appartengono alla seconda categoria: risultati costruiti sulla conoscenza della lingua, sulla rapidità di pensiero e su una passione coltivata per quasi un quarto di secolo.
Mura torna dall’ultimo appuntamento nazionale dedicato all’enigmistica con un medagliere importante: primo classificato nella gara estemporanea di anagrammi, secondo nella gara solutori a terne, terzo nel concorso “Zodiaco” e ancora terzo ne “Il canto della Sfinge”.
Quattro risultati che raccontano la qualità di un percorso molto più lungo di una singola competizione.
Da quasi 25 anni Francesco firma infatti i propri lavori con lo pseudonimo “il Teramano”. Una scelta tutt’altro che casuale. Pur essendo di origine sarda, ha deciso di legare la propria attività enigmistica al territorio teramano, portando quel nome all’interno di un ambiente particolarmente selettivo e frequentato da autori e solutori di grande esperienza.
Dietro lo pseudonimo c’è una persona schiva, lontana dalla ricerca della ribalta. Nella vita professionale Francesco Mura è infermiere, un mestiere nel quale la comunicazione rappresenta una parte fondamentale del rapporto con le persone. Parole, conoscenza, ascolto e capacità di trasmettere un messaggio diventano così un filo che unisce professione e passione.
L’enigmistica, del resto, non è soltanto passatempo. Dietro un anagramma ben costruito o una soluzione trovata dopo minuti di ragionamento esistono studio della lingua, memoria, creatività, intuizione, capacità associativa. Una palestra della mente che conserva ancora oggi un fascino particolare, anche nell’epoca delle risposte immediate e degli algoritmi.
Il risultato ottenuto da Mura assume quindi anche un significato simbolico per il territorio che da tanti anni ha scelto di rappresentare con il proprio pseudonimo.
La prossima volta che, magari nella sala d’attesa di uno studio medico, sulla poltrona di casa o sotto un ombrellone, qualcuno aprirà una rivista di enigmistica per cimentarsi con definizioni, rebus e anagrammi, potrebbe valere la pena soffermarsi qualche secondo in più sulla firma degli autori.
Tra quelle firme potrebbe comparire ancora “il Teramano”. Dietro quelle due parole c’è Francesco Mura, un infermiere che ha trasformato l’amore per la lingua in una disciplina della mente e che oggi porta a casa un oro, un argento e due bronzi. Un modo discreto, intelligentissimo e profondamente culturale di far viaggiare il nome di Teramo ben oltre i confini dell’Abruzzo.

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