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Colosseo chiuso dopo la morte di Andrea Moretti: sette indagati, lunedì l’incarico per l’autopsia

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Il Colosseo resta in silenzio. Niente visite, niente file ai tornelli, niente flusso continuo di turisti dentro uno dei monumenti più conosciuti al mondo. La morte di Andrea Moretti, l’operaio di 22 anni precipitato mentre lavorava all’impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio, ha imposto una sospensione che va oltre la semplice chiusura al pubblico.
Il monumento resterà infatti chiuso anche oggi, venerdi 25 settembre e la riapertura potrebbe avvenire sabato, dopo tre giorni di lutto. Nelle ultime ore gli addetti hanno dovuto spiegare ai numerosi visitatori stranieri, spesso arrivati senza conoscere quanto accaduto, che l’accesso non era consentito.
Sul fronte giudiziario, intanto, l’inchiesta della Procura di Roma entra in una fase più delicata. Secondo quanto emerso, sarebbero sette le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito del procedimento aperto per chiarire le circostanze della morte del giovane operaio.
L’ipotesi di reato sarebbe quella di omicidio colposo con riferimento alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le iscrizioni rappresentano, in questa fase, un passaggio necessario anche per garantire agli interessati la possibilità di partecipare agli accertamenti tecnici attraverso i propri consulenti.
Tra gli approfondimenti previsti ci sarà anche l’autopsia sul corpo del 22enne. L’incarico per l’esame dovrebbe essere conferito lunedì.
Gli investigatori dovranno ricostruire con precisione ogni fase dell’intervento nel quale Andrea era impegnato, verificando le condizioni del cantiere, le procedure adottate, i dispositivi utilizzati e il rispetto delle misure di sicurezza previste per chi lavora in quota.
Per qualche giorno il Colosseo non sarà soltanto il simbolo eterno di Roma, ma anche il luogo di una domanda che riguarda il presente: come sia stato possibile perdere, durante una giornata di lavoro, la vita di un ragazzo di appena 22 anni. Saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire eventuali responsabilità. Resta, intanto, il peso di una tragedia che nessuna riapertura potrà cancellare.

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