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L'Aquila-Teramo: Accorpamento Camere di Commercio nel ricordo di De Dominicis e Di Sante.

di Giancarlo Falconi
1 minuto

Una fusione, accorpamento, tra le camere di commercio di Teramo e L'Aquila che non svilisce solo il territorio ma offende la memoria di due personalità storiche della Camera di Commercio di Teramo, Pietro De Dominicis e Giandomenico Di Sante.
Nessun parlamentare.
Nessun consigliere regionale.
Nessuno studio a fronte o a margine.
Populismo e demogogia che ricordano il Lecchino di Musil ( vi consiglio la lettura).
Si può riparare al danno di un tentativo accelerato di fagocitazione della Grande L'Aquila con terra di nessuno in Aprutinia?
I pensieri?
IL sindaco di Teramo GIanguido D'Alberto ( che ha studiato) ....https://www.youtube.com/watch?v=vVaveqTD3w4
Il presidente della Camera di Commercio Lanciotti ( in difesa di un atto volontario) https://www.youtube.com/watch?v=_gxP0toSDNk&feature=youtu.be
Il bilancio?
I 5000 iscritti in più per Teramo nei confronti de L'Aquila?
Il Presidente Api Provinciale Alfonso Marcozzi ( il più diretto) https://www.youtube.com/watch?v=p_g8yzFpHHA&feature=youtu.be

 

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Commenti

Oggi, leggendo l'articolo di cui sopra,sono sempre più soddisfatto di aver chiuso da tre anni la nostra attività commerciale, iniziata negli anni 50 da mio padre.
Di fronte a questi eventi sento allontanarsi sempre più' la nostalgia di aver chiuso la nostra modesta e storica azienda ,che per decenni e decenni ha avuto la fortuna di essere entrata con i nostri prodotti in migliaia di case di
teramani,ai quali va ancora il nostro grande ringraziamento.

Fatto salvo l'intervento del nostro sindaco D'Alberto e le legittime perplessità per quello che viene definito un accorpamento volontario mentre invece a me sembra riunisca in sè tutte le caratteristiche di una morte annunciata o suicidio camerale che dir si voglia, di cui la cittadinanza a oggi ignora le ragioni sottese a quella scellerata scelta, non ci resta che assistere pagando un prezzo altissimo, a una rivisitazione letteraria dei Promessi Sposi, in cui campeggia una figura antiteticamente manzoniana, una sorta di Don Abbondio al contrario, un personaggio che, se si sfrondano tutte le inutilità di cui ama vestire i propri discorsi, i "poi vedremo" per intenderci, ci lascia il suo piccolo orizzonte, una noluntas, nella sua accezione schopenhaueriana, la negazione della volontà di vivere, la soppressione del desiderio, per acquietarsi e dissolversi nel nirvana del proprio piccolo tornaconto, ragion per cui, per questo Don abbondio de noiartri, questo matrimonio s'ha da fare eccome.