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I Tre & Tre: Berardini, Brucchi e Falone

di Giancarlo Falconi
3 minuti

Una premessa.
Io leggo La Città Quotidiano.
C'è chi si droga, chi beve, chi tradisce, chi ama, chi corre, chi mangia due cornetti con l'orzo e non con il cappuccino, chi si mette la parrucca, chi ama guardare,  chi non si lava i denti, chi si fa il bidet prima di fare "all'amore", chi si fa il bidet anche se non fa l'amore, chi fa la gara con l'ascensore.
Io amo l'odore del giornale la mattina.
Amo il rumore e il fragore della carta tra le mani.
Corriere della Sera, Il Sole240re. Il Messaggero, Il Fatto, Il Centro, mi manca Il Tempo da morire, La Stampa a girare e poi La Città Quotidiano, sempre.
Quei ragazzi li ho visti crescere.
Siamo cresciuti insieme.
Ci siamo sfiorati.
Loro giornalisti e io "pazzo" blogger.
Alessandro Misson è un noir della penna.
Sono per Teramo un piccolo patrimonio, sicuramente più dell'Ipogeo o delle promesse del sindaco Brucchi.
Il Comunicato stampa del consigliere del Movimento Cinque Stelle, Fabio Berardini è un grosso buco editoriale.
Un sensa senso.
Bernardini si dichiara preoccupato dalla commistione tra il Sindaco Brucchi, l'editore, imprenditore, Raffaele Falone e il gruppo di giornalisti de La Città Quotidiano.
Se fossi un maleducato, risponderei alla Bukowski  maniera " Sti Cazzi".
Il Teramano non è analfabeta.
Sa leggere, distinguere e conosce la propria realtà.
Leggo la Città Quotidiano e molte volte ho la tentazione di chiedere 1 euro di rimborso per la spesa del giornale.
Leggo La Città Quotidiano e tante volte ho annunciato di abbandonare la lettura.
Poi rifletto e gioco un pò con i dubbi.
Bisogna sempre avere dei dubbi sulle proprie convinzioni e attenzioni.
Berardini è la prevenzione editoriale.
Per leggere un giornale ci vuole la patente.
Non bisogna averne paura.
Bisogna saper giocare.
Essere critici, analizzare, studiare la corrente editoriale ma rispettare il lavoro di tanti ragazzi, oggi, famiglie.
Raffaele Falone editore  non mi è simpatico.
Un timido, in realtà.
Editore, imprenditore, ora membro della Fondazione Tercas, io avrei scelto un altro tipo di profilo.
La cultura riservata, richiamata da Feltrinelli, Calvino e da quella riunione del Mercoledì da Einaudi.
Però, ecco l'anima critica, Falone è nutrito da passione, da curiosità, da follia.
Chi finanzia un giornale cittadino è un pazzo.
Un teramano.
Bukowski aveva nella vita anche altri cazzi, ma avvertiva sempre, che prima di distruggere qualcosa, bisogna essere sicuri, di avere qualcosa di migliore in cambio.
Bernardini non ha compreso che la sua notizia è morta prima di uscire.
Perchè non era una notizia.
De Benedetti e  il suo gruppo de L'Espresso.
Berlusconi, Mediaset e compagnia leggendo.
Grillo e il suo Blog.
Falone e La Città.

Oggi, se vedete Berardini, fatevi offrire un Caffè.
Ci deve un euro. 





 

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Commenti

Durante il primo mandato del sindaco Maurizio Brucchi, il direttore del quotidiano La Città era il signor Antonio D’Amore e sua moglie, Elisabetta Di Carlo, era l’addetto stampa del sindaco Brucchi. La signora Di Carlo ovviamente percepiva uno stipendio pagato dal comune. Perciò il signor Fabio Berardini e M5stelle possono spiegare ai lettori di questo blog perché non hanno mai contestato questo fatto?

Com'era la storia della commistione politica e informazione? Ah sì ecco un esempio...è passato qualche annetto ma c'era qualcuno che A SEGGI APERTI invitava a votare BRUCCHI.... IL MIO VOTO, IL PERCHÈ, LA CONCRETEZZA, LE PAROLE, LE CAMPAGNE SBAGLIATE, IL VOTO DISGIUNTO, BRUCCHI, ALBI , BEFACCHIA, SANTACROCE, GIACOMINO, MANOLA...CONSIDERAZIONI A SEGGI APERTI... DI ANTONIO D'AMORE Sabato 06 Giugno 2009 13:17 Voto Brucchi. Lo ammetto senza alcuna difficoltà. Credo che tra i diritti del voto esista anche la possibilità di rivelarlo. L’ho fatto quando, nel 1994, votai Sperandio, quando ho votato Chiodi dieci anni dopo, poi rivelando di aver scelto Ginoble e Tancredi alla Camera e al Senato. Questa volta, voto Brucchi. No, non c’entra niente lo “schieramento”: ho superato le logiche delle coalizioni e delle tessere di partito prima ancora che, nel confondersi dei simboli, i partiti lo facessero da soli. Non credo più nell’esistenza di una politica come “ideologia”, ma credo alla politica come servizio, ai politici che devono darsi da fare per risolvere i problemi della gente. Che di problemi ne ha tanti. Ho scelto Brucchi, perché ho avuto modo di conoscerlo, negli anni in cui l’abbiamo visto gestire l’assessorato ai Lavori Pubblici, e ne ho scoperto una dote che credo, purtroppo, abbastanza rara nella politica delle apparenze di questi anni: non è un politico. Non lo è nel senso più “visibile” del termine, non cerca il facile consenso, non dispensa sorrisi inutili, non sfodera discorsi di circostanza. Lavora. Tanto. L’ho incontrato, una notte nella quale avevo appena chiuso il mensile, in piazza Garibaldi, alle 3, che controllava i lavori dell’ipogeo. Di assessori, a quell’ora, ne ho sempre incontrati pochissimi. Anzi: nessuno. Brucchi è un uomo concreto. Ruvido, a tratti, ma sempre vero. Ho avuto modo di scoprirne, qualche giorno fa, un aspetto umano che non conoscevo. Credo che, negli anni che verranno, Teramo abbia bisogno davvero della concretezza di un capocantiere, della praticità vivace di un uomo che chiacchiera poco e risolve molto. Non saranno gli anni della riflessione, saranno anni nei quali bisognerà cercare davvero di dare a questa città un’immagine diversa, per poi decidere di che cosa vogliamo vivere. Perduto il treno industriale, perduto, in parte, quello commerciale, Teramo deve ritrovare (o trovare per la prima volta?) la sua giusta dimensione. La sua vocazione. Che non può che essere turistico-ambientale-enogastronomica. Non c’è, io credo, altra via. Ieri sera, in piazza Martiri, tra un comizio e l’altro, di queste cose mi parlava Walter Mazzitti, che del Parco è stato, amato e odiato, fin’ora l’unico vero presidente. E che dell’idea “turistica” di Teramo ha una visione assolutamente condivisibile. Ma sto divagando, torno a Brucchi. Anzi: alle coalizioni. Per fugare, una volta per tutte, un dubbio: “la Città” non è di Centrodestra, né di Centrosinistra (veniamo accusati di esserci schierati ormai ciclicamente e alternativamente). “La Città” è teramana, con la convinta certezza che Teramo sia una città davvero straordinaria, molto migliore di quanto noi teramani, per antica abitudine, siamo portati a considerare. Votare Brucchi, per me, significa scegliere l’uomo che considero il migliore tra i candidati alla carica di sindaco, il discorso della coalizione e centrodx o centrosx è un problema che non mi pongo. Guardo l’uomo. Voto l’uomo. Per questo, con assoluta convinzione, posso sentirmi libero di dire che Giacomino Di Pietro è il miglior presidente che il Ruzzo abbia avuto, e il fatto che l’abbiano riconfermato è un bene. Per il Ruzzo e per noi. Anche qui, la “parte” politica non mi interessa. Giudico l’uomo. E quello che fa. Come la straordinaria operazione che sta portando a termine Manola Di Pasquale al Consorzio Agrario. Dirò di più: mi piace anche Sandro Santacroce. E’ una persona seria, ma credo che il Comunismo, per come lo intende lui, sia un’utopia, anzi: un teorema impossibile. E questo gli fa perdere concretezza. Perché non voto Albi? Perché ha deciso di correre per l’unica poltrona che non avrebbe mai dovuto chiedere. Paolo Albi è un politico raffinato, un uomo colto che sa far uso di finezze metaforiche e di parodossi linguistici. Sa parlare di politica, ama parlare di politica, al punto che quel parlare si è fatto scopo della politica. E ha perso concretezza. Paolo Albi sarebbe, e lo dico con assoluta convinzione, un ottimo parlamentare, ma non lo vedo sindaco. Soprattutto in un momento come questo. E poi, non mi è piaciuta la sua campagna elettorale, tutto quel demonizzare la famiglia Tancredi, dimenticando la regola d’oro del dibattere di piazza, che vede esaltato chi viene a lungo attaccato. E’ stata, quella di Albi, una campagna elettorale “di rimessa”, giocata sull’avversario, tentando qualche contropiede, ma mai all’attacco. Del resto, come avrebbe potuto fare una campagna “violenta” se, almeno per l’80%, ha condiviso e votato tutto quello che ha fatto la Giunta Chiodi? E che fosse una campagna elettorale diversa l’hanno dimostrato i DS, che hanno preso le distanze da tutto l’ambaradan mediatico albesco. Se si perde… sarà colpa di Ginoble. E poi, Silvino. Qualcuno sperava che fosse “l’arma in più”, non so se lo sia stato. Di certo, ha sbagliato l’impostazione della sua campagna elettorale: silenziosa prima, tutta di retrovia, poi quello spot nel quale, quasi fosse una rivelazione, spiega di aver dovuto condividere in giunta decisioni che non avrebbe mai preso. Come a dire che la logica della coalizione e della Giunta è più forte di quella personale. Anche questo un errore, perché esalta l’avversario. E poi, soprattutto, quali sono queste decisioni? E perché non le ha denunciate? Facile ora, a posteriori… difficilissimo quando c’era da perdere un assessorato e, forse, la presidenza del Consiglio affidata a Paolo Albi stesso. Chiudo con una considerazione e un saluto. La considerazione è quella relativa al voto disgiunto: la considero un’aberrazione politica, un esercizio di doppiogiochismo all’italiana, un gioco di prestigio. Albi l’ha chiesto, e ha fatto malissimo, così come alcuni consiglieri del Centrodestra (tre li ho sentiti di persona), perché non si può correre il rischio di avere un sindaco senza una maggioranza più che forte. Quale che sia il sindaco e quale che sia la maggioranza. Sarebbe come se nel calcio vincessero i giocatori di una squadra e l’allenatore dell’altra… che senso ha? Uno vinca, e con la sua squadra. E amministri, faccia le sue scelte e si assuma tutte le sue responsabilità. Con la gente che l’ha accompagnato in Municipio. Il saluto è per Befacchia. In questa campagna elettorale abbiamo avuto modo di “scontrarci”, sia pure a distanza. Mi dicono che racconta di non comprare più “La Città” e mi dispiace, perché è una di quelle coscienze critiche di cui questa città ha bisogno. Per me, doveva essere il candidato sindaco del Centrosinistra. Non l’avrei votato, ma i toni sarebbero stati diversi. Antonio D’Amore
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Non sparare sulla crocerossa. Ma quale 5 stelle a Teramo? La brutta copia del PD.