Scriviamo di Banca da almeno dieci anni.
Tercas, Caripe, Carichieti e ora Banca di Teramo.
Ci siamo confrontati con personaggi di caratura nazionale e con molti furbetti di corte.
Il nostro pensiero corre velocemente agli ultimi mesi di vita dell'Onorevole Antonio Tancredi e a quel rapporto che era nato dopo la querela dell'Istituto teramano al blog Le Banane.
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Le conferenze stampa culturali, l'intercessione di Fabio Capolla e la schiettezza di un incontro che ancora oggi, dopo anni, conservo con stima e rispetto.
Penso al dolore di un uomo che aveva fondato un istituto bancario per la politica, l'economia del territorio e lo sviluppo del lavoro.
Il consenso elettorale era depositato in quei prestiti bancari.
Penso al suo sogno di poter diventare l'animus della Fondazione Tercas.
La stessa fondazione che entrerà nella Bcc di Castiglione e Pianella che ha acquisito l'ex Bcc di Teramo.
Una garanzia per un'operazione che non avrebbe avuto motivo di esistere, visto i crediti deteriorati, oltre 50 milioni di euro e la condizione politica.
Un' assurdità di prospettiva e di visione che dovrebbe far chiedere scusa con la relativa condanna all'oblio, da parte di chi ha gestito la Banca negli anni post Tancredi.
Ora si parla di contratti di solidarietà pronti per gli impiegati e il personale di Teramo.
Meno ore di lavoro.
Assorbiti e derisi.
Nessun licenziamento.
Solo uno stipendio più basso.
I soci?
La Banca di Teramo ha molti più sostenitori di Castiglione e Pianella che potrebbero creare molte difficoltà in assemblea.
Accetteranno di essere liquidati con un apposito fondo o cercheranno di cambiare le carte in tavola?
Che succederà?
La politica a Teramo non esiste e il modello Teramo è risultato fallimentare.
E il pensiero corre sempre ad Antonio Tancredi.
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