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Quaranta milioni di euro. Quella colata di cemento sul Gran Sasso.

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Non è stato un deputato abruzzese a gettare l'allarme sulla futura distruzione del Gran Sasso.
Non è stato un politico o un amministratore abruzzese a firmare un'interrogazione parlamentare, ma una deputata marchigiana, Beatrice Brignone, eletta nel PD e oggi nel gruppo Misto.
A voi il commento.

Si legge:

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:   

 il parco nazionale del Gran Sasso è per estensione la terza area protetta d'Italia;   
 all'interno del parco vivono cervi, camosci, uno dei branchi di lupi più numerosi dell'Appennino e oltre 2 mila specie vegetali;   
 due anni fa con una massiccia mobilitazione da parte di associazioni e popolazione, si bloccò il taglio del Parco del Sirente Velino, che avrebbe messo in pericolo orsi e altre specie in via di estinzione;   
 oggi il parco del Gran Sasso è nuovamente messo in pericolo dalla realizzazione del più grande impianto sciistico d'Abruzzo che prevede la cementificazione di molte aree interne al Parco distruggendo la sua bio-diversità e ricchezza naturale;   
 l'opera di realizzazione dell'impianto sciistico è probabilmente una delle più grandi che sia mai stata progettata sulle montagne d'Abruzzo, con un costo complessivo di circa 40 milioni di euro;   
 secondo la regione Abruzzo, sono almeno 60 i sindaci della provincia dell'Aquila che hanno espresso forti critiche e preoccupazioni alla realizzazione dell'impianto sciistico all'interno del Parco –:   
 se ritenga opportuna la realizzazione di un così imponente impianto sciistico all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso, patrimonio dell'umanità;   
 se non ritenga invece sensato mantenere l'attuale perimetro del parco nazionale del Gran Sasso, dei siti di interesse comunitario (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS) e di procedere a un piano di sviluppo e turismo sostenibile che rispetti tutte le norme stabilite dall'Italia e dall'Unione europea puntando sul restauro, rendendo migliori gli attuali impianti sciistici, investendo su minori opere a basso impatto ambientale, mettendo in atto azioni volte alla costruzione di una rete di servizi a favore della comunità montana e investendo su un turismo «green», già realtà economica e produttiva nei parchi nazionali. (4-10718).

...e non finisce qui...

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Commenti

non siamo in grado di difendere nemmeno il nostro territorio....:((