La politica ha un limite che non dovrebbe mai superare: quello della superficialità quando si affrontano questioni che riguardano il futuro di un territorio, la tenuta di un'azienda pubblica e il lavoro di tante famiglie.
La figura del professor Alessio Di Egidio, consigliere comunale di Teramo e segretario provinciale di Azione, esce politicamente ridimensionata dal confronto consiliare sul rapporto tra Mo.Te e Teramo Ambiente e sull'affidamento in house del servizio da parte del Comune di Crognaleto alla Te.Am.
Sarebbe fin troppo banale, oltre che imbarazzante per gli attori mai diventati protagonisti, immaginare che la posizione assunta da Di Egidio possa essere collegata alle resistenze di altri esponenti di Azione presenti nel Comune di Crognaleto.
Ci rifiutiamo di credere che un partito sempre più rosetocentrico, che a Teramo ha già perso diversi dirigenti per divergenze con il proprio segretario provinciale, possa arrivare a esprimere valutazioni politiche e amministrative tanto fragili e strumentali.
Il sindaco Gianguido D'Alberto, nel corso del confronto, ha cercato di attribuire un significato politico alla posizione del consigliere, quasi a voler individuare una spiegazione a quella che appare una conoscenza insufficiente della documentazione aziendale.
Ma davvero tutto potrebbe essere ricondotto alle dinamiche politiche di Crognaleto?
Non possiamo pensare che dietro questa vicenda possa esserci l'ex sindaco Giuseppe D'Alonzo, oggi pensionato, con il solo obiettivo di mettere in difficoltà l'attuale primo cittadino Persia in vista delle prossime elezioni comunali.
Sarebbe una lettura troppo riduttiva. Ricordiamo D'Alonzo come una persona certamente capace di leggere uno statuto fino all'ultima riga. Naturalmente, leggere non significa necessariamente analizzare. Per comprendere davvero un documento societario servono competenze specifiche sulla governance, sui diritti dei soci, sui quorum deliberativi e sulla conformità alle disposizioni di legge.
Non possiamo neppure immaginare che il suggerimento sia arrivato da Sebastian Maiocco, espressione di un futuro politico che, almeno finora, sembra non aver trovato il proprio vero presente.
Anche Maiocco, lo ricordiamo come una persona attenta, capace di prendere appunti e annotare ogni passaggio. Ma la conoscenza della conformità normativa, delle clausole di garanzia e dei meccanismi di antistallo richiede approfondimenti giuridici e societari che vanno ben oltre una semplice lettura.
Entrambi, l'ex sindaco e il non candidato sindaco, avranno compreso che la scelta del sindaco Persia era esclusivamente a favore del territorio e dei lavoratori di Mo.Te?
Ecco, il valore e la responsabilità di un sindaco.La montagna lo fa e la gente lo sa.
Una differenza tutt'altro che secondaria, soprattutto quando si pretende di costruire su questo presupposto un'intera contestazione politica.
Il secondo elemento riguarda i lavoratori del Mo.Te. Operai che ogni notte e ogni mattina sono sulle strade, garantendo un servizio essenziale. Persone che non possono diventare comparse di una disputa politica.
L'operazione che coinvolge Teramo Ambiente e Crognaleto viene presentata anche come un percorso finalizzato alla salvaguardia occupazionale. Possibile che Di Egidio non abbia colto questo aspetto? Possibile che non abbia riconosciuto il valore di una prospettiva amministrativa orientata alla tutela del lavoro?
Esiste poi una questione ancora più ampia.
Teramo, in quanto capoluogo, può diventare il centro di un sistema pubblico forte nella gestione dei rifiuti, capace di aggregare territori, professionalità e servizi, riducendo il peso delle variabili legate agli interessi privatistici.
Come si può mettere in discussione con tanta leggerezza l'operato del CdA e dei consiglieri Gianni Falconi e Gilda Ruggieri senza un approfondimento adeguato degli atti e delle rispettive responsabilità?
Il caso di Gianni Falconi merita una riflessione particolare. Avvocato di lungo corso, professionista di riconosciuta esperienza, legato allo stesso Di Egidio da un rapporto decennale di amicizia e rispetto.
Proprio questa conoscenza avrebbe potuto suggerire al consigliere comunale un gesto tanto semplice quanto utile: una telefonata.
Sarebbe bastato chiedere chiarimenti, confrontarsi sui passaggi giuridici, verificare le interpretazioni normative. Un colloquio forse sufficiente a evitare quella che appare come una brutta figura politica e istituzionale. Le famose ripetizioni.
L'amicizia non obbliga alla condivisione delle posizioni. Il rispetto, però, dovrebbe almeno suggerire la necessità di conoscere prima di giudicare.
Resta infine un aspetto estremamente delicato: l'attesa del pronunciamento del giudice nell'ambito della procedura concordataria.
Qui si discute del lavoro, della gestione pubblica dei servizi, del futuro di un sistema territoriale e della possibilità di costruire un modello amministrativo che parta da Teramo senza dimenticare le comunità più piccole.
Una visione che richiede senso delle radici, cultura della restanza, rispetto delle professionalità e soprattutto la capacità di riconoscere i limiti della propria preparazione tecnica e politica.
Perché nessun consigliere comunale è obbligato a conoscere ogni dettaglio del diritto societario. È però tenuto, quando interviene su questioni tanto complesse, a studiare gli atti, ascoltare chi possiede le competenze necessarie e distinguere le legittime critiche dalle interpretazioni non sufficientemente approfondite.
Il problema, alla fine, non è stabilire chi abbia suggerito cosa a Di Egidio. Il problema è capire perché un consigliere comunale, prima di affrontare una questione così importante, non abbia ritenuto necessario approfondirla fino in fondo.
La politica può anche permettersi una posizione minoritaria. Non dovrebbe mai permettersi il lusso di una preparazione minore.
fotomontaggio IA
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