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Tagli agli accessi OSS, famiglie lasciate sole, operatori senza assistiti. Matteucci Ugl Salute Abruzzo: «Si celebrano gli obiettivi PNRR mentre si toglie la doccia a chi è allettato».

di Giancarlo Falconi
4 minuti

Teramo, 21 settembre 2026 – C'è un Abruzzo delle conferenze stampa e un Abruzzo delle camere da letto. Nel primo l'assistenza domiciliare è un successo certificato, fatto di obiettivi raggiunti e percentuali superate. Nel secondo ci sono famiglie che assistono da sole un genitore con una demenza o un coniuge che non si alza più dal letto, un famigliare e che scoprono che l'unico aiuto concreto su cui contavano, l'operatore socio sanitario che entrava in casa, viene ridotto o cancellato.
Le segnalazioni arrivate a UGL Salute Abruzzo nelle ultime settimane disegnano un quadro preciso. Gli accessi degli OSS sarebbero ormai riservati quasi soltanto ai pazienti con SLA o tracheostomizzati. C'è chi, per l'igiene settimanale di un familiare allettato, si è visto concedere un'ora a settimana con una data di scadenza già scritta. E ci sono operatori delle cooperative che in poche settimane hanno perso una dozzina di assistiti ciascuno.
«Nessuna norma stabilisce che l'assistenza tutelare spetti solo a chi ha la SLA», afferma Stefano Matteucci, Segretario regionale di UGL Salute Abruzzo. «I Livelli essenziali di assistenza la prevedono per le persone non autosufficienti, sulla base di una valutazione del loro bisogno reale. Quando si comincia a selezionare per diagnosi non si sta facendo appropriatezza: si sta facendo cassa.»
Il contrasto con la narrazione ufficiale è evidente. Nel febbraio 2025 la ASL di Teramo annunciava di aver superato l'obiettivo PNRR di presa in carico domiciliare degli over 65, con oltre 7.400 anziani seguiti. «La presa in carico non si misura contando i nomi in un elenco, ma le volte in cui qualcuno entra in quella casa», prosegue Matteucci. «Se togli l'operatore, quel paziente resta nella statistica ed esce dall'assistenza.»
I tagli, però, sono solo la parte visibile. Chi lavora nel servizio segnala un sistema che funziona soprattutto sulla carta: Punti unici di accesso di cui i cittadini faticano a trovare traccia; valutazioni che si farebbero a tavolino, sui moduli compilati dal medico di famiglia, senza entrare in casa del paziente e dunque senza mai vedere chi, in quella casa, regge il peso dell'assistenza. Una piattaforma informatica che non consente di eseguire nemmeno un prelievo in tempi utili, con l'esito paradossale di mandare in pronto soccorso proprio i pazienti che l'assistenza domiciliare dovrebbe tenere a casa. E una spesa per medicazioni avanzate che, ci viene riferito, non è governata da protocolli di appropriatezza.
«Si risparmia sull'operatore che fa la doccia a un paziente allettato, retribuito alla cooperativa, da quanto ci risulta, intorno ai dieci euro ad accesso, e non si governa la voce di spesa più comprimibile», attacca Matteucci. «Questa non è razionalizzazione. È un ordine di priorità rovesciato.»
Il problema si inserisce in un ritardo più ampio. Secondo il monitoraggio, delle 42 Case della Comunità previste in Abruzzo risultano ancora molte non operative. «È lì che il DM 77 colloca la porta d'accesso ai servizi territoriali», osserva Matteucci. «Senza Case della Comunità e senza PUA funzionanti, una famiglia non sa nemmeno a quale porta bussare. E intanto si continua a tagliare nastri.»
Dall'altra parte ci sono i lavoratori. Meno accessi significano meno ore e meno reddito per operatori che garantiscono ogni giorno un servizio essenziale. «Un appalto regionale da oltre cento milioni di euro non può tradursi in meno ore per chi lavora e meno assistenza per chi ne ha bisogno. Se il sistema produce entrambe le cose insieme, il problema è il sistema.»
UGL Salute Abruzzo sta preparando, una richiesta formale di chiarimenti e di accesso agli atti, che di sicuro seppur ampia sarà concessa dalla magnanimità aziendale, chiedendo di sapere quale atto abbia disposto la riduzione degli accessi, quante valutazioni multidimensionali siano state effettivamente svolte e quante con visita al domicilio, quanti PUA siano aperti e dove, chi vigili sull'esecuzione del contratto, quanto si spendesse prima del nuovo appalto e quanto si spenda oggi. Chiede inoltre il ripristino immediato degli accessi tagliati e l'apertura di un tavolo di confronto.
«Chi assiste a casa un malato di Alzheimer o una persona allettata non sta chiedendo qualcosa in più», conclude Matteucci. «Chiede che un diritto già scritto nei Livelli essenziali di assistenza arrivi fino alla sua porta. Aspettiamo risposte fatte di numeri e di atti, non di fotografie.»
UGL Salute Abruzzo
Il Segretario Regionale – Stefano Matteucci

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