Nicola Valletta, giudice estensore e Geremia Spiniello presidente.
Una sentenza di quasi 70 pagine per dichiarare lo stato di insolvenza della Cassa di Risparmio di Chieti.
L'avevamo scritto e previsto per la genuità e l'ingenuita di migliaia di risparmiatori.
Un finale scontato se negli anni cruciali, 2014/2015, la Carichieti registrava quel patrimonio netto negativo per le perdite di oltre 150 milioni di euro.
La nostra domanda rimaneva sempre la stessa come per il caso Tercas, Caripe, Banca Marche, Etruria: la Banca D'Italia dov'era?
I commissari di Banca d'Italia dov'erano?
Rimaniamo convinti e sarà la storia dei processi a giustificare che Tercas non andava commissariata e si poteva evitare l'acquisizione di Banca Popolare di Bari ma quando i giudici, in sede di sentenza,dichiarano di non essere riusciti a comprendere se la valutazione di quei crediti di scarsa esigibilità, sia stata coerente o troppo severa, un dubbio diventa il mistero.
Indovinate?
Mancavano i documenti per le controanalisi.
Tutto su fiducia.
Tutto sulla base del verbale di Banca d'Italia.
Il virgolettato è clamoroso " in atti non vi sono elementi per affermare l'esistenza di uno stato di insolvenza".
La domanda è sempre la stessa per tutte le banche.
Carichieti poteva essere salvata?
Esiste un disegno generale per creare un nuovo grande gruppo?
L'Abruzzo è stato visto come una cassaforte da cui attingere liquidità?
Nel frattempo la nuova Carichieti è in fase di vendita.
Si pensa al solito fondo Apollo, la solita e sempre verde Banca Popolare di Bari o il consueto fondo interbancario di tutela dei depositi.
Acquisire le quattro banche per poi rivenderle in un unico blocco?
Se la vendita dovesse essere battuta intorno ai 500 milioni di euro come si potrà giustificare il prestito di oltre 1 miliardo e 500 milioni da parte della cordata Intesa, Ubi e Unicredit?
Sono a rischio dipendenti e filiali?
Amaro in bocca per una politica regionale inesistente.
La famosa Bad Politic.
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