Una premessa, in modo che tutto sia chiaro dall'inizio dell'articolo.
Fosse per me ogni ospedale, ogni centro sanitario, ogni struttura complessa o meno complessa, dovrebbe avere un suo reparto di oncologia dipendente dal capoluogo, ma aperto e funzionante.
Sogno le migliori disponibilità per combattere il cancro.
Questo perchè il cancro ha bisogno di tempo, spazio e cura personale.
Individuale con la massima attenzione psicologica e medica.
Poi esiste la rete oncologica; poi esiste la riforma sanitaria regionale con i suoi tagli e ritagli; poi esiste il percorso oncologico con la sua strada e i suoi operatori sanitari; poi esiste l'unità operativa semplice dipartimentale oncologica di Giulianova che secondo i piani regionali era in fase di chiusura.
Era, appunto.
Tutto scritto con la direttrice sanitaria Mattucci pronta a portare a termine la missione.
I medici e gli infermieri destinati al ritorno a Teramo.
Poi le coincidenze.
Incontri su incontri.
Ruffini, Venturoni, D'Alfonso e l'ordine perentorio dai vertici regionali.
Solite frasi.
Si dispone che ....e la formula magica che restituisce vita, lunga vita a un reparto a dispetto di altre strutture semplici.
Che cosa ci risponde la direttrice Sanitaria Mattucci?
Il Direttore Generale Fagnano?
C'è ancora qualcuno in grado di rimanere coerente con le proprie disposizioni?
Chi si dimette per essere stato scavalcato per l'ennesima volta dalla politica?
Le altre unità semplici che hanno avuto la coperta corta?
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