Quando sarà costato il dossier Abruzzo pubblicato sul settimanale L'Espresso?
Otto pagine.
Nulla, ovviamente.
Non era un redazionale.
Quanto sarà costato a livello politico?
Molto.
Forse per questo motivo che i nostri rappresentanti non hanno avuto voce.
Non sono stati avvertiti.
Sono stati cancellati.
La Città di Teramo, la Provincia di Teramo, viene citata due volte.
Non per le sue spiagge, la bilancia del turismo estivo pende tutta dalla parte del mare teramano e i suoi centri estivi; non per il Gran Sasso teramano, il più alto degli appennini ( Corno Grande 2914 metri) con la sua roccia dolomitica, il ghiaggiaio del Calderone, il più meridionale d'Europa; non per le sue colline; non per la sua campagna, non per il suo cibo; non per il suo olio; non per il suo vino; non per la sua acqua; non per la sua cultura; non per la sua Università; non per i nostri borghi; non per le nostre Chiese; non per i nostri campanili; non per i nostri castelli; non per le nostre Roccaforti; ma per una frase del Professor Mauro, che insegna politica economica all'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti-Pescara che descrive il nostro manufatturiero della Val Vibrata come la nuova Chinatown " il 35% degli imprenditori è straniero, in gran parte si tratta di cinese.
Seconda citazione è il restauro di antichi edificicome quello dell'imprenditrice Elisabetta Ruscitti con la Torre Martinetti a Silvi"
Per il resto non esistiamo.
Un rigo in otto pagine.
Nessun politico teramano ma solo Aquilani, Chietini, Pescaresi, Lolli e D'Alessandro e imprenditori come Trulli, Ranalli, Zappacosta e De Cecco.
Teramo orfana di tutto ma ricca di bellezze.
Non è sufficiente per L'Espresso, non è sufficiente per la sua redattrice, non è sufficiente perchè è colpa nostra che non crediamo in noi stessi e nella nostra fortuna.
Teramo e i teramani contano come i propri politici.
Due citazioni in otto pagine.
Il nulla.
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