Una storia e due Istituzioni.
Il Governatore e il Poliziotto.
Il Presidente della Regione Abruzzo e la Squadra Mobile di Pescara.
Luciano D'Alfonso e il Poliziotto che indaga sulla storia della City.
Un uomo della Squadra Mobile di Pescara che ha avuto la direttiva superiore di investigare.
Un principio precedente ci ha regalato l'immagine di un Governatore nervoso, collerico, irritabile, suscettibile, privo di quella forma Istituzionale che dona il senso della mediazione politica.
I racconti dei suoi litigi con la Giunta e la maggioranza hanno fatto epoca.
Lolli, Di Matteo, Petrucci, giusto per elencare gli estremi.
Le ragioni?
Forse, nelle stressanti vicende giudiziarie che lo hanno investito e condizionato la carriera politica.
Luciano D'Alfonso.
In principio fu il peggiore intervento di un Presidente della Regione in sede istituzionale nella storia della politica Abruzzese.
Video www.youtube.com/watch
In principio e qualche minuto dopo, fu l'interrogazione parlamentare del movimento Cinque Stelle.
"L’attacco odierno di Luciano D’Alfonso alla Squadra Mobile di Pescara, colpevole solamente di fare il proprio dovere, ovvero indagare per accertare eventuali reati commessi da politici e colletti bianchi, è un atto senza precedenti, a maggior ragione da parte di un Presidente di Regione che, quale autorità, dovrebbe cercare di tutelare l’indipendenza ed il lavoro delle stesse forze dell’ordine. Per questo abbiamo presentato una interrogazione al Ministro dell’Interno, a prima firma Colletti, per verificare che non vi siano interferenze, da parte di indagati o politici, nel lavoro degli organi inquirenti e per tutelarne l’attività” affermano i deputati abruzzesi del Movimento 5 Stelle, Colletti, Vacca e Del Grosso.
“Non comprendiamo i motivi di un attacco così feroce, oltretutto da una persona che sembrerebbe estranea al procedimento penale sulla speculazione immobiliare de La City, partita grazie ad un esposto presentato dal Consigliere regionale M5S Domenico Pettinari. Perché D’Alfonso ha attaccato un altro organo dello Stato, arrivando a pronunciare vere e proprie minacce? A cosa alludeva quando parlava di abusi? E perché ha speso parole di elogio per un magistrato? I suoi trascorsi giudiziari hanno influito sulle parole pronunciate oggi? E che rapporti ci sono tra D’Alfonso, magistratura e organi inquirenti? L’unica certezza che i cittadini avranno domani, purtroppo, è che lo spettacolo andato in scena oggi è inqualificabile, e che mai ci saremmo aspettati di arrivar e tale livello di barbarie e di arroganza” concludono i deputati pentastellati".
In un Principio e qualche giorno dopo, fu il trasferimento del poliziotto che era stato oggetto della preoccupazione del Governatore D'Alfonso.
Una mera coincidenza?
Siamo in Italia, non succede mai niente.
Le possibilità sono tante come le verità giudiziarie tra condanne, assoluzioni e tempistiche prescrizioni.
Il poliziotto, maturo di 30 anni di onorato lavoro, ha deciso di chiedere il trasferimento per non mettere a rischio le indagini?
Sarebbe un eroe.
Il poliziotto ha richiesto il trasferimento concesso dopo poche ore?
Sarebbe la rivoluzione della velocità amministrativa.
Il poliziotto è stato premiato per la sua carriera e trasferito, per esempio, alla Pol G.A.I di Pescara?
La famosa scuola di Polizia per il controllo del territorio?
Un ossimoro esistenziale.
Esiste l'empatia e in questa storia ci sono altri capitoli da scrivere.
Una pagina è dettata dal silenzio degli ufficiali della Polizia di Stato.
Un capitolo dall'affetto dei colleghi del poliziotto trasferito.
Il senso che veste l'anima di un'uniforme.
L'indagine andrà avanti con lo stesso vigore e attenzione dei ruoli.
Rimane quel sapore amaro in bocca, rigato da lacrime di passione.
La nostra che scriviamo e leggiamo di uomini in divisa.
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