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Indagato Giovanni Legnini. L'accusa: avrebbe aiutato un amico imprenditore facendogli ottenere dossier riservati dalla Guardia di Finanza. Verrà interrogato il 22 dicembre. Si difende: "estraneo ai fatti"

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Il nome del politico abruzzese è emerso - come riporta il quotidiano La Repubblica - nell'ambito dell’inchiesta su Equalize e sulla Squadra Fiore, il sistema di spionaggio e dossieraggi su commissione. Sarebbe indagato per accesso abusivo e rivelazione del segreto d’ufficio. Secondo i pm, Giovanni Legnini avrebbe aiutato un amico di lunga data, l'imprenditore Lorenzo Sbraccia, facendogli ottenere informazioni riservate dalle Fiamme Gialle. Legnini verrà interrogato lunedì prossimo, 22 dicembre. Si difende: “totalmente estraneo alle contestazioni”.

La nota di risposta.

Le notizie pubblicate oggi da La Repubblica e La Verità vengono definite dall’ex vicepresidente del Csm come già note e risalenti ai mesi di marzo e aprile, quando erano state riportate da diversi organi di stampa. Secondo quanto dichiarato, si tratterebbe di ricostruzioni originate da false affermazioni rese da appartenenti alla società Equalize nell’ambito delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Milano.
 

L’ex esponente del Consiglio superiore della magistratura ricorda inoltre di aver già presentato, nel mese di giugno, una denuncia-querela per diffamazione e calunnia nei confronti degli hacker coinvolti. Sottolinea poi di essere stato lui stesso a sollecitare un’audizione da parte dei magistrati, richiesta avanzata tramite il proprio difensore, l’avvocato Antonio Villani, ribadendo la convinzione della propria totale estraneità ai fatti contestati.

Legnini respinge in modo netto qualsiasi ipotesi di intermediazione finalizzata all’ottenimento di informazioni riservate, affermando di non aver mai svolto attività di tramite con ufficiali o ex appartenenti alla Guardia di Finanza, né per Lorenzo Sbraccia né per altri soggetti.
 

Contesta inoltre alcune ricostruzioni giornalistiche, definite errate, in particolare quelle pubblicate da La Repubblica. Tra queste, la presunta disponibilità di una casa “corazzata a prova di intercettazioni” e l’asserito ruolo nell’organizzazione di incontri o presentazioni tra Lorenzo Sbraccia e l’ex comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, contatti che, precisa, non sarebbero mai avvenuti per tali finalità.
 

Vicenda frutto di calunnie
In conclusione, l’ex commissario alla ricostruzione ribadisce la piena disponibilità a collaborare con la magistratura, assicurando che fornirà tutti i chiarimenti richiesti. Esprime infine l’auspicio che la vicenda, che attribuisce a dichiarazioni calunniose di persone con cui afferma di non aver mai avuto rapporti, possa definirsi nel più breve tempo possibile.

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