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“Politics”: le rassicurazioni del ministro Giannini sulla scuola

di Anonimo
4 minuti

Il sorriso del ministro Stefania Giannini, invitato martedì 13 settembre 2016 alla trasmissione “Politics” condotta da Gianluca Semprini, contrasta con le polemiche e i malumori degli insegnanti in questi giorni. Alle domande rivoltegli dai docenti presenti in studio, il ministro risponde con dati, statistiche, percentuali, commi. Come ad indicare che è tutto comprovato, in piena trasparenza. Allora noi abbiamo architettato menzogne?
A Francesca Marsico, professoressa di Bari, sposata con figli, che si definisce “deportata” a 800 km di distanza, il ministro risponde candidamente che la mobilità è una certezza di vita e che prima o poi si rientra. Si rientra, spesso soli, dopo diversi anni trascorsi in un paese lontano dal proprio, a 1.300 euro al mese, con tutti i disagi che una situazione di tal genere comporta, a livello economico e psicologico, per chi parte e per chi resta. Questa è la beffarda realtà per tutti i “nastrini rossi”, i docenti che hanno dovuto scegliere tra la possibilità di una mobilità su territorio nazionale e la facoltà di restare nelle Graduatorie ad Esaurimento, in attesa di un ruolo secondo i lenti canali consueti, ma con riserva di poter svolgere servizio, prima dell’eventuale incarico in ruolo, per un massimo di 36 mesi.

Francesco Libertini è un altro docente costretto a scegliere tra la famiglia e il lavoro: gli viene chiarito che l’80% degli insegnanti è a sud di Roma, mentre il 67% delle scuole a nord. L’algoritmo serve proprio a combinare le diverse variabili, dato che loro non possono “ribaltare la geografia” (parole testuali): non stiamo chiedendo la rivoluzione copernicana, infatti. Peccato che i dati Istat tradiscano le percentuali errate (si vedano l’ultimo censimento degli insegnanti delle scuole statali al link http://dati.istat.it/index.aspx?queryid=1275 e quello della distribuzione delle scuole nel territorio italiano al link http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_SCUOLESECOND2 ). Una studentessa dell’Istituto Alberghiero di Pescara espone il problema dell’incapacità delle aziende ad accogliere logisticamente gli studenti nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro: il ministro spiega a tutti, con orgoglio, la portata del progetto più innovativo della Legge 107, promettendo di indagare sugli eventuali casi di inefficienza, come questo, in cui tutti i ragazzi sono stati accolti, per l’alloggio, in uno scantinato. L’alternanza scuola-lavoro prevede di destinare almeno 400 ore per tecnici e professionali e almeno 200 per i licei, nell’arco del triennio, a stage o tirocini presso le aziende: chi vive questa situazione nelle scuole sa bene che, spesso, ciò si traduce in una didattica discontinua e incostante, ma prima di formulare giudizi definitivi è bene consentire la piena applicazione, negli anni, di questa nuova prassi. Non sembrerà, però, demagogico affermare che l’alternanza serve a fronteggiare il problema della disoccupazione?
Da Facebook, canale attraverso il quale gli spettatori interagiscono con la trasmissione, un insegnante pone l’annosa questione delle assunzioni dei vincitori del Concorsone 2016. “Le assunzioni sono triennali, i posti ci saranno” è la lapidaria risposta: il dissenso, dovuto a scetticismo, che si percepisce molto forte nel pubblico in studio costringe il conduttore a passare oltre. Avremmo voluto delle spiegazioni. Avremmo voluto che qualcuno chiedesse perché, dal 1 settembre di quest’anno, in applicazione della Legge 107, un docente precario non potrà più insegnare dopo 36 mesi di servizio. Oppure perché, dopo l’abilitazione, il concorso e la chiamata diretta, il docente avrà un contratto di tre anni.   La veridicità dell’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole è la questione sollevata da un genitore preoccupato che il proprio figlio possa ricevere delle direttive sbagliate, stante l’eterogeneità che caratterizza oggi il nostro Stato (?). Il ministro, citando il comma 16 della Legge 107 (quella della teoria gender, per intenderci, che in realtà non ha né in questo comma né nella legge in toto la sua fondatezza), ha l’occasione per sfoggiare belle espressioni come “pari opportunità”, “educazione alla parità tra i sessi” e “prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”. Applauso. Sorrisi.                    Lettera Firmata

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