Il sorriso del ministro Stefania Giannini, invitato martedì 13 settembre 2016 alla trasmissione “Politics” condotta da Gianluca Semprini, contrasta con le polemiche e i malumori degli insegnanti in questi giorni. Alle domande rivoltegli dai docenti presenti in studio, il ministro risponde con dati, statistiche, percentuali, commi. Come ad indicare che è tutto comprovato, in piena trasparenza. Allora noi abbiamo architettato menzogne?
A Francesca Marsico, professoressa di Bari, sposata con figli, che si definisce “deportata” a 800 km di distanza, il ministro risponde candidamente che la mobilità è una certezza di vita e che prima o poi si rientra. Si rientra, spesso soli, dopo diversi anni trascorsi in un paese lontano dal proprio, a 1.300 euro al mese, con tutti i disagi che una situazione di tal genere comporta, a livello economico e psicologico, per chi parte e per chi resta. Questa è la beffarda realtà per tutti i “nastrini rossi”, i docenti che hanno dovuto scegliere tra la possibilità di una mobilità su territorio nazionale e la facoltà di restare nelle Graduatorie ad Esaurimento, in attesa di un ruolo secondo i lenti canali consueti, ma con riserva di poter svolgere servizio, prima dell’eventuale incarico in ruolo, per un massimo di 36 mesi.
Da Facebook, canale attraverso il quale gli spettatori interagiscono con la trasmissione, un insegnante pone l’annosa questione delle assunzioni dei vincitori del Concorsone 2016. “Le assunzioni sono triennali, i posti ci saranno” è la lapidaria risposta: il dissenso, dovuto a scetticismo, che si percepisce molto forte nel pubblico in studio costringe il conduttore a passare oltre. Avremmo voluto delle spiegazioni. Avremmo voluto che qualcuno chiedesse perché, dal 1 settembre di quest’anno, in applicazione della Legge 107, un docente precario non potrà più insegnare dopo 36 mesi di servizio. Oppure perché, dopo l’abilitazione, il concorso e la chiamata diretta, il docente avrà un contratto di tre anni. La veridicità dell’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole è la questione sollevata da un genitore preoccupato che il proprio figlio possa ricevere delle direttive sbagliate, stante l’eterogeneità che caratterizza oggi il nostro Stato (?). Il ministro, citando il comma 16 della Legge 107 (quella della teoria gender, per intenderci, che in realtà non ha né in questo comma né nella legge in toto la sua fondatezza), ha l’occasione per sfoggiare belle espressioni come “pari opportunità”, “educazione alla parità tra i sessi” e “prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”. Applauso. Sorrisi. Lettera Firmata
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