Giriamo l'articolo de La Repubblica a fIrma Bocci a Luciano D'Alfonso, governatore della Regione Abruzzo e a Silvio Paolucci, Assessore alla Sanità...
Noi non siamo sorpresi.
Voi?
Ecco invece la classifica degli ospedali migliori. Percentuale di fratture al femore operate entro 2 giorni (almeno 150 casi nel 2015)
1 – Istituto ortopedico Galeazzi, Milano – 97,39%
2 – Santa Maria della Scala, Imola – 91,65%
3 – Fondazione Poliambulanza, Brescia – 91,55%
4 – Ospedale Versilia, Camaiore – 90,03%
5 – Ospedale di Venere, Bari – 90,04%
6 – Careggi, Firenze – 89,11%
7 – Fondazione Macchi, Varese – 88,97%
8 – Ospedale Martini, Torino – 87,84%
9 – Ospedale Umberto I, Lugo di Romagna – 87,71%
10 – Policlinico Gemelli, Roma – 87,35%
Media italiana 54,64% Per l’Oms, il limite massimo di cesarei è del 15% sul totale dei parti. Quelli in più che vengono fatti sono interventi inutili. In Italia la media era quasi del 30% nel 2010 e l’anno scorso è scesa al 25%. La Campania è la Regione che storicamente ha i numeri peggiori nel nostro Paese, visto che raggiunge una media del 50% ma con punte che in certe cliniche raggiungono addirittura il 90%. Le Regioni del Sud in generale vanno peggio e al Centro-Nord l’unica con un andamento simile in negativo è la Liguria.
Questa è la classifica degli ospedali migliori d’Italia in fatto di cesarei Percentuale di parti cesarei (almeno 1.000 parti all’anno)
1 – Ospedale di Carate Brianza – 5,41%
2 – Ospedale di Lecco – 6,68%
3 – Ospedale del Ponte, Varese – 6,85%
4 – Ospedale Ramazzini, Carpi – 8,11%
5 – Fondazione Bambino Mamma, Monza – 8,41%
6 – Istituto clinico perfezionamento, Milano – 8,57%
7 – Ospedale dell’Est Veronese – 9,57%
8 – Ospedale di Montebelluna – 10,02%
9 – Ospedale Civile, Vimercate – 10,38%
10 – Azienda ospedaliera, Reggio Emilia 10,87%
Media italiana – 25,11% La cardiochirurgia è una specialità che si misura abbastanza bene, visto che gli interventi che vengono realizzati in questi reparti super specialistici sono soprattutto due, il bypass e la sostituzione delle valvole. Anche qui lavora meglio chi lavora di più e si valuta la riuscita dell’intervento andando a vedere la mortalità dopo 30 giorni dall’uscita dalla sala operatoria. Ecco quali sono le eccellenze nel nostro Paese. Bypass aortocoronarico mortalità a 30 giorni (strutture con volumi più alti, almeno 250 casi rilevati da Agenas a biennio)
1 – San Raffaele, Milano – 0%
2 – Cliniche Gavazzeni, Bergamo – 0,37%
3 – Santa Chiara, Trento – 0,50%
4 – Hesperia Hospital, Modena – 0,55%
5 – Spedali Civili, Brescia – 0,62%
6 – Fondazione Giovanni Paolo II, Campobasso – 0,66%
7 – Ospedale di Lecco, Lecco – 0,73%
8 – Città di Lecce, Lecce – 0,74%
9 – Poliambulanza, Brescia – 0,80%
10 – Ismett, Palermo – 0,85%
Media italiana, 2,36% Altro tema fondamentale è quello dei volumi di attività. Chi lavora di più, solitamente, lavora meglio. Ad esempio per il tumore al polmone, si stima che se tutti i pazienti fossero operati dove si fanno almeno 150 interventi all’anno ci sarebbero 184 morti all’anno entro un mese dall’intervento. Il punto è che le strutture che superano quella soglia di operazioni sono 37 contro 110 che stanno sotto. Ecco chi lavora di più, e quindi presumibilmente meglio, in questo campo. Numero di interventi annui per tumore al polmone
1 – Istituto europeo di oncologia, Milano – 420
2 – Istituto nazionale dei tumori, Milano – 352
3 – Azienda ospedaliera, Padova – 329
4 – Ospedale Sant’Andrea, Roma – 318
5 – Humanitas di Rozzano, Milano – 283
6 – Careggi, Firenze – 278
7 – Azienda ospedaliera, Pisa – 250
8 – Regina Elena, Roma – 244
9 – Spedali Civili di Brescia – 238
10 – Policlinico Gemelli, Roma – 232
Totale interventi in Italia 10.837 Il discorso è lo stesso per gli altri tipi di tumore, una patologia che ovviamente ha un andamento non legato solo dalla chirurgia ma a tutte le cure che si possono mettere in campo prima e dopo. E infatti si ritiene che misurare la mortalità a 30 giorni dall’intervento serva a valutare soprattutto la qualità della chirurgia. In generale i centri che operano troppo poco sono tantissimi, basti pensare che solo il 27% delle strutture che fanno interventi alla mammella hanno più di 150 pazienti l’anno. Tutte le altre lavorano meno. Una delle novità del Pne 2016 è la valutazione che viene fatta delle aziende ospedaliere. In pratica vengono messi insieme tutti gli indicatori per capire come funzionano gli ospedali dove lavorano fianco a fianco medici ospedalieri e universitari. La valutazione si 7 aree cliniche serve a decidere se una struttura deve andare in piano di qualificazione perché ha troppi risultati negativi. “Nel 2015, a livello nazionale, le strutture che raggiungono livelli di qualità alti o molto alti sono il 14,7% del totale. Se gli stessi criteri fossero stati applicati nel 2010 sarebbero state il 9%. Il maggior numero di strutture ospedaliere con livelli di qualità molto alti sono in Lombardia, Friuli, Valle d’Aosta, Alto Adige. Un gradino sotto ci sono Trentino, Toscana, Sicilia e Molise. Il maggior numero di strutture di qualità bassa o molto bassa sono in Campania e Abruzzo, seguite da Sardegna, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria.
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