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Teramo, la sanità batte ogni record: un esame alle carotidi nel 2030. Tre anni e mezzo di attesa

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Teramo – Il calendario segna ottobre 2026, ma per sottoporsi a un ecocolordoppler delle carotidi bisognerà arrivare fino al 2030.

 Non è una previsione, ma la data riportata su una prenotazione del Servizio sanitario nazionale: 20 febbraio 2030, ore 9.40. Quasi tre anni e mezzo di attesa per un accertamento diagnostico che consente di valutare la circolazione sanguigna nelle arterie dirette al cervello.
Un nuovo caso che porta all'attenzione pubblica il problema delle liste d'attesa nella sanità teramana. L'esame riguarda i tronchi sovraortici, comprese le carotidi e le arterie vertebrali, e permette di individuare eventuali restringimenti o anomalie del flusso sanguigno.
 

La prenotazione documenta un appuntamento fissato nel 2030, anche se non consente di escludere la possibilità di anticipazioni o percorsi alternativi in base alla priorità clinica.
Il problema, tuttavia, supera i confini provinciali. Secondo i dati ISTAT relativi al 2024, 5,8 milioni di italiani, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato a visite mediche o esami diagnostici.
 

Le attese eccessive hanno interessato il 6,8% della popolazione, circa quattro milioni di persone. Le difficoltà economiche hanno rappresentato un ostacolo per il 5,3% degli italiani. Percentuali che possono sovrapporsi e che descrivono una realtà preoccupante: non tutti possono permettersi di rivolgersi alla sanità privata quando quella pubblica non offre appuntamenti in tempi adeguati.
 

Il rischio è quello di una sanità a due velocità. Da una parte chi dispone delle risorse necessarie per pagare una prestazione, dall'altra chi deve affidarsi esclusivamente al Servizio sanitario nazionale, affrontando attese che possono diventare incompatibili con le proprie necessità cliniche.
 

Il caso teramano solleva interrogativi rivolti alla ASL e alla Regione Abruzzo. Quali misure vengono adottate per ridurre i tempi delle prestazioni diagnostiche? Quanti cittadini si trovano nella stessa situazione? Quali alternative vengono garantite quando le attese superano i limiti previsti?
Nel frattempo, sul foglio di prenotazione rimane impressa una data: 20 febbraio 2030. Per chi aspetta un esame, tre anni e mezzo non sono soltanto un numero. Sono mesi di incertezza, preoccupazioni e possibili rinunce.
Il vero record da raggiungere non dovrebbe essere quello delle prenotazioni più lontane, ma quello dei tempi più brevi per garantire ai cittadini il diritto di curarsi.

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