Siamo alla resa dei conti.
Noi teramani ci siamo arresi da tempo.
Ricordo il passaggio di Mauro Di Dalmazio dal buon vecchio Sperandio al futuro con Gianni Chiodi.
Le parole furono le stesse in una sorte comune e in una sorta di copione da viaggio di ritorno.
Pronunciate dall'ex assessore regionale ai rifiuti avevano un altro sapore che riciclate da Puglia o da Di Giovangiacomo.
La cena dei ripetenti ha prodotto uno spettacolo da teatrino che la vecchia Interamnia non merita.
Il modello Teramo è fallito perchè indossato da taglie che con la politica sono passate a una extra large, dimenticando il territorio e la gente.
Il documento edito da Paolo Gatti a firma del suo capo gruppo, è stato di una pochezza politica che siamo costretti a chiedere venia ai diminutivi e vezzeggiativi.
Nonostante tutto il Sindaco di Teramo rimane il migliore tra i peggiori.
Un titolo e l'onore delle armi che gli concediamo al cambio delle sue immediate dimissioni.
Non può essere Dodo a staccare la spina e Teramo non merita un altro valzer delle poltrone.
La questione dignità del primo cittadino deve essere pari alla questione morale e legale del sindaco.
C'è solo un lavoro che non comporta le dimissioni: L'Amore.
L'affetto per la sua Città, caro Sindaco Brucchi, va dimostrato anche alla fine di un percorso difficile e senza forma.
Il Migliore deve salutare da migliore o sarà ricordato come un pupazzo nelle mani di giovani e vecchi politici senza stile.
Fate Vobis.
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