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Alba Adriatica. Affitti online, truffe e molestie: l’inchiesta su un possibile sistema criminale. Parla una delle vittime...

di Giancarlo Falconi
5 minuti

La denuncia dei carabinieri della stazione di Alba Adriatica, resa nota nei giorni scorsi, potrebbe rappresentare solo la punta dell’iceberg di una vicenda molto più complessa. I militari hanno segnalato un uomo residente in zona per truffa aggravata, ritenuto responsabile di aver pubblicato su internet, negli ultimi tre mesi, annunci falsi per l’affitto dell’appartamento in cui vive, inducendo almeno tre persone a versare caparre tramite bonifico bancario per importi di 200, 500 e 800 euro.

Proprio da questa notizia, però, sarebbe emerso un quadro più ampio. Alcune delle persone  truffate hanno iniziato a contattarsi e a raccontare la propria esperienza, delineando una situazione che potrebbe essere più grave rispetto a quella inizialmente ipotizzata.

Abbiamo raccolto la testimonianza di una delle vittime, Katia (nome di fantasia), che descrive il meccanismo utilizzato per convincere le persone a versare denaro. L'uomo si presentava come proprietario di un immobile pubblicizzato sui portali immobiliari, quando in realtà l’appartamento era semplicemente in locazione. Per rendere più credibile la situazione, si mostrava come in una normale famiglia: nei video inviati per far vedere la casa comparivano anche i bambini mentre pulivano l’abitazione, un dettaglio che avrebbe contribuito a trasmettere fiducia agli interlocutori. Nelle visite all'appartamento era presente anche la moglie. «La creazione di contesti in cui erano presenti i bambini, rappresentava sicuramente un elemento di serenità per chi era interessato all'immobile. A nostro avviso faceva parte tutto del sistema criminoso».

Per convincere rapidamente le persone a versare la caparra, veniva spiegato che la richiesta per gli immobili sulla costa era altissima e che l’appartamento sarebbe stato assegnato al primo in grado di pagare subito. In alcuni casi le caparre sarebbero state consegnate direttamente sul posto. Successivamente venivano inviati contratti di locazione finti e ricevute di registrazione all’Agenzia delle Entrate contraffatte. Nella ricostruzione fatta dalle vittime, le somme richieste sarebbero state volutamente relativamente basse, per spingere le persone a pagare senza troppe esitazioni e scoraggiare eventuali denunce: davanti a poche centinaia di euro, molti potrebbero scegliere di lasciar perdere. 

Nonostante questo, oltre alla ricostruzione fatta dai carabinieri nei giorni scorsi e a quanto continua a emergere nelle loro indagini, tra coloro che hanno presentato denuncia insieme a Katia nella giornata di ieri, si parlerebbe complessivamente di circa 5.000 euro. «Ci sono però anche persone che non hanno denunciato, che hanno rinunciato a farlo o magari che non sono ancora entrate in contatto con noi». Una volta incassata una caparra gli annunci continuavano a essere pubblicati, permettendo di replicare lo stesso schema con nuovi potenziali inquilini.

«Quando siamo entrati in contatto tra di noi, abbiamo poi cercato informazioni su queste persone. Già da una semplice ricerca sui social, si può vedere che sul profilo dell’uomo diverse persone hanno lasciato commenti in cui chiedono spiegazioni su beni mai consegnati dopo vendite online, come nel caso di un tablet, oppure invitano altri utenti a prestare attenzione perché ritenuto un truffatore. In altri casi, anche ristoratori hanno scritto pubblicamente chiedendo il pagamento di conti rimasti insoluti».

Proprio la struttura della truffa e il modus operandi, hanno portato i querelanti a ipotizzare l’esistenza di un disegno criminoso consolidato, che potrebbe coinvolgere anche altre persone. «L’invio ad esempio di documenti apparentemente ufficiali, non può che indicare una propensione strutturata a delinquere. Codici contraffatti dell'Agenzia delle Entrate ad esempio, non sono espedienti alla portata di chiunque». 

Tra le accuse contenute nella nuova querela presentata ieri, c'è inoltre un episodio di molestie. Una delle querelanti ha riferito di aver ricevuto dall’uomo materiale pornografico, sia immagini personali sia contenuti che lo ritraevano in rapporti intimi con la moglie, accompagnati da messaggi inappropriati, inviati nonostante le richieste di non essere più importunata. «Per questo ci siamo uniti per presentare una querela che potesse scoperchiare tutto il marcio racchiuso in questa situazione: truffa aggravata e continuata, sostituzione di persona, falsità materiale e ideologica in atto pubblico e molestie, con istanza di codice rosso. Abbiamo richiesto anche un accertamento sull’eventuale configurabilità del reato di associazione a delinquere. A nostro avviso è strano che una persona riesca a spostarsi in varie parti dell'Italia e continuare a perpetrare il medesimo schema senza che ci sia qualcuno che lo avalli».

«A prescindere dai soldi che ormai probabilmente sono andati persi per sempre, abbiamo deciso di denunciare anche per portare alla luce tutta questa situazione e per cercare di mettere un freno a uno schema che va avanti a quanto pare da anni. Per questo chiediamo che la vicenda venga approfondita dalle autorità competenti. In più abbiamo chiesto anche una segnalazione al Tribunale per i minorenni, alla luce del coinvolgimento dei figli nelle attività criminose dei genitori». Continuano sul caso le indagini dei carabinieri.

Guardate https://youtu.be/8uXcXvXMtKs?is=B6l_Po2CI0dMgJIj

Giancarlo Falconi

Nikasia Sistilli

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