Una lezione di civiltà, prima ancora che di responsabilità. I Costruttori Teramani, ancora una volta, si distinguono per stile e senso civico. Dopo l’atto vandalico avvenuto nei pressi della cabina del metano del parcheggio di piazzale San Francesco a Teramo — dove alcuni adolescenti avevano imbrattato il muro con una bomboletta spray e acceso una fiamma, mettendo a rischio la propria incolumità e quella altrui in caso di anche minima perdita di gas — i responsabili si sono presentati dopo essere stati individuati dal sistema di videosorveglianza e hanno provveduto a ripristinare i luoghi con il tradizionale “olio di gomito”.
Un gesto che va oltre la semplice riparazione del danno: è un segnale concreto di educazione civica e di assunzione di responsabilità. Un esempio che, secondo molti, meriterebbe di essere riconosciuto e valorizzato anche dal Comune di Teramo e dall’assessorato alle Politiche Sociali, come modello positivo di recupero e crescita civica. Un episodio che assume così un valore culturale e urbano di particolare rilievo.
Resta però la domanda: che cosa ha realmente rischiato la piccola banda di adolescenti?
Dal punto di vista legale, in Italia esiste una netta distinzione tra il reato di imbrattamento (art. 639 del Codice Penale) e quello di danneggiamento (art. 635 del Codice Penale). Il primo riguarda la deturpazione estetica di beni mobili o immobili — come graffiti o scritte — senza comprometterne la funzionalità, ed è punito generalmente con sanzioni più lievi: multe o brevi pene detentive, spesso procedibili a querela di parte, con aggravanti se il fatto riguarda beni pubblici, culturali o mezzi di trasporto.
Il danneggiamento, invece, consiste nella distruzione, nel deterioramento o nella messa fuori uso di beni altrui, ed è considerato un reato più grave, con pene che possono arrivare fino a tre anni di reclusione, soprattutto quando sono coinvolti beni pubblici o di interesse collettivo, per i quali si procede d’ufficio.
Nel caso specifico, oltre al profilo penale legato all’imbrattamento, ciò che preoccupa maggiormente è il gravissimo rischio corso: l’utilizzo di una fiamma viva in prossimità di una cabina del metano avrebbe potuto provocare conseguenze drammatiche.
Fortunatamente, questa volta, tutto si è risolto con un gesto di responsabilità. Ma l’episodio resta un monito: il confine tra una bravata e una tragedia può essere pericolosamente sottile.
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