Nella manifestazione teramana “Sport sotto le Stelle” c’è tutta la passione, l’amore e forse anche una parte dell’identità sportiva del capoluogo aprutino.
Non è soltanto una lunga vetrina di discipline, società e associazioni. È il racconto di una città che, almeno per una sera, consegna strade e piazze ai ragazzi, alle famiglie, agli allenatori, ai volontari e a chi continua a credere nello sport come strumento educativo prima ancora che agonistico.
Le parole del sindaco Gianguido D’Alberto arrivano dirette:
«Una grande festa che riempie le strade e gli spazi della nostra città e che ci ricorda come non esistano sport di Serie A o di Serie B. Ogni disciplina è un’occasione per esprimere il proprio talento, incontrare l’altro e imparare il valore del rispetto.
In un tempo segnato troppo spesso da egoismi, individualismi e divisioni, lo sport continua a indicarci la strada dell’inclusione, della condivisione e della comunità.
Grazie a tutti coloro che rendono possibile questa manifestazione e a quanti, con passione ed entusiasmo, continuano a farla vivere anno dopo anno.
Un pensiero speciale va a Mimmo Sciamanna, al cui ricordo è dedicata anche questa edizione e che resta parte della storia e dello spirito di Sport sotto le Stelle».
Parole che trovano conferma nelle immagini di una città attraversata da un vero e proprio fiume di talento e desiderio di partecipazione.
Guido Campana, con il suo modus operandi e l’assessore Antonio Filipponi, autentico animus possidendi di Sport sotto le Stelle, hanno accompagnato e coordinato una macchina enorme, lasciando però che a parlare fossero soprattutto le discipline, gli atleti e la voglia di esserci.
Correre, saltare, lottare, giocare, provare. Ma soprattutto incontrarsi.
Sport sotto le Stelle diventa così qualcosa di più di una manifestazione. È una base di lancio sociale, un gigantesco oratorio a cielo aperto il cui valore dovrebbe essere misurato anche nella capacità di offrire alternative ai più giovani.
Perché un ragazzo che trova una squadra, un allenatore, una palestra o un campo trova spesso anche una comunità. E investire nello sport significa sottrarre terreno alla solitudine, al disagio e a quei fenomeni di violenza di strada che troppo spesso diventano protagonisti delle cronache.
Tra le tante realtà presenti, un pensiero particolare va alla grande famiglia della Petrut Rugby, che torna a rilanciare il proprio appello: avere un campo dove allenarsi, crescere e rappresentare Teramo.
Un campo dove continuare a celebrare quella meravigliosa follia nata, secondo la tradizione, nel 1823, quando in Inghilterra un ragazzo decise durante una partita di calcio di prendere il pallone con le mani e correre verso la porta avversaria.
Da quella trasgressione sarebbe nato il rugby.
Uno dei messaggi più belli di una notte dedicata allo sport: lasciare ai ragazzi uno spazio dove correre, cadere, rialzarsi, inventare qualcosa e sentirsi parte di una squadra.
Dio salvi i folli puri di cuore.
Commenta