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La Sanità che funziona. Il commuovente racconto di una famiglia teramana...

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Dalla paura alla speranza, passando per quei corridoi che troppo spesso vengono raccontati soltanto attraverso le criticità della sanità pubblica. Stavolta, invece, a parlare è una lettera aperta carica di gratitudine e umanità, indirizzata al personale del Pronto Soccorso e dell’Utic dell’ospedale di Teramo dopo il ricovero di una donna arrivata in condizioni delicate nella giornata di domenica.
Un racconto che parte dall’angoscia di una famiglia travolta dall’emergenza e si trasforma in un ringraziamento collettivo rivolto a medici, infermieri, operatori socio sanitari, personale delle pulizie, addetti alla ristorazione e soccorritori del 118. Una testimonianza che descrive non solo la professionalità sanitaria, ma soprattutto il lato umano di chi ogni giorno lavora dentro reparti ad alta intensità emotiva.
“Veri e propri angeli”, scrivono i familiari della paziente, ricordando come la paura iniziale abbia lasciato spazio alla fiducia grazie all’assistenza ricevuta. Nella lettera si parla di cure, competenza e capacità mediche, ma anche di sorrisi, conforto e piccoli gesti capaci di alleggerire le ore più difficili. Parole dedicate soprattutto a quei giovani medici e infermieri che “fanno credere ancora nel futuro e nell’umanità”.
Particolarmente toccante il passaggio dedicato ai familiari, che raccontano di essersi sentiti accompagnati e sostenuti durante tutto il percorso clinico, anche attraverso una semplice mano sulla spalla o una frase rassicurante pronunciata all’uscita dalla stanza dopo una visita: “Va meglio, va molto meglio”.
Nel lungo messaggio di ringraziamento trova spazio anche il lavoro silenzioso ma fondamentale di OSS, personale delle pulizie e addetti alla ristorazione, definiti “efficienti e dolcissimi a qualunque ora del giorno e della notte”, fino ai soccorritori dell’ambulanza e agli operatori del Pronto Soccorso che hanno rappresentato il primo anello di “una catena perfetta e meravigliosa”.
Una lettera che, al di là del lieto fine, restituisce il volto più autentico della sanità: quello fatto di competenza, empatia e presenza umana. E che si chiude con poche parole semplici ma potentissime: “Ci sta bene un grazie di cuore, ci sta bene davvero”.

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