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Concorso scuola. Cronaca di una beffa reiterata

di Anonimo
6 minuti

Giorni di rabbia e di frustrazione per i docenti che hanno sostenuto le prove scritte e orali del concorso a cattedra bandito nel febbraio 2016 e che sono alla resa dei conti proprio a ridosso della riapertura delle scuole (in molti casi, anzi, a lezioni già avviate).

Beffa numero uno. A tre mesi dall’uscita di un bando ripetutamente annunciato ma puntualmente rinviato (sarebbe dovuto uscire entro il 1 dicembre), 130.000 docenti, tutti abilitati e spesso con diversi anni di insegnamento, hanno partecipato alle prove scritte nel mese di maggio (notoriamente, il mese in cui il lavoro a scuola è difficile e gravoso, per via dell’imminente termine delle lezioni). Sottoponendosi a giudizio su argomenti già ampiamente valutati durante i corsi di laurea e di abilitazione, i partecipanti hanno sostenuto una prova nazionale e anonima, in 150 minuti di tempo, davanti a un monitor con tanto di countdown timer in evidenza, con sei quesiti vertenti sulla preparazione di unità di apprendimento o di verifiche. Per capirci: un buon docente impiega almeno due ore per preparare una prova di verifica scritta, e lo fa servendosi di materiale di supporto; in sede concorsuale, con l’ausilio del solo bagaglio mnemonico, aveva al massimo 15/20 minuti. Tale era il tempo medio da poter dedicare a ciascuna risposta: ai quesiti, infatti, si aggiungono due brani in lingua straniera (livello B2) con cinque domande di comprensione, a risposta chiusa, per ogni brano. Modalità che premia un dattilografo più che un buon docente. Le griglie di valutazione sulla base delle quali sarebbero state corrette le prove dalle singole commissioni regionali (sì, prove nazionali ma griglie diverse da regione a regione), sono uscite in seguito al sostenimento delle prove stesse. Un buon docente allega a ogni prova la relativa griglia, perché è giusto che lo studente sappia in base a quali indicatori verrà valutato il suo compito e che, sulla base di questi parametri, possa svolgere adeguatamente il proprio lavoro. Un buon docente… ma lo Stato non ha bisogno di buoni docenti, l’abbiamo capito.
Beffa numero due. I posti messi a bando per le assunzioni triennali si sono rivelati essere in numero nettamente inferiore rispetto alle reali disponibilità dichiarate dai singoli Uffici Scolastici Regionali. A titolo di esempio, per la regione Abruzzo e per la classe di concorso A050 (scienze naturali, chimiche e biologiche), erano stati individuati 20 posti; altrettanti per la A011 (discipline letterarie e latino). I vincitori di concorso, come da bando, sarebbero stati assunti a tempo indeterminato entro tre anni. Le assunzioni nel primo anno, relativamente alle due classi di concorso citate, sono pari a zero: nessuno, pur avendo superato sia la prova scritta sia la prova orale, per quest’anno avrà il ruolo.
Un vincitore di concorso, anche se primo in graduatoria, dovrà sopportare ancora il fardello della precarietà per quest’anno (supplenze a tempo determinato, se ci saranno) e attendere l’anno prossimo o, se ancora non verranno fuori posti da coprire, un ulteriore anno: al termine dei tre anni, la graduatoria decadrà e si ricomincerà da capo con un nuovo concorso (forse). A livello nazionale, la situazione non è migliore e, anzi, sono scomparsi quasi tutti i posti destinati al sostegno. La colpa sarebbe da attribuire a un mero errore di calcolo da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: le proiezioni, infatti, non avrebbero tenuto conto di molte variabili, tra le quali la mobilità. Per rimediare all’errore, come troveranno i posti da coprire? Probabilmente, reiterando l’esperienza del famigerato “organico di potenziamento”, sperimentato lo scorso anno e già dichiarato fallimentare, che viene nominato per progetti interni delle scuole ma che, di fatto, si configura come un dis-organico ammasso di docenti di serie B. Quelli che, loro malgrado, la mattina entrano a scuola e chiedono se ci sono ore da coprire. Quelli che si adoperano per far approvare progetti ai quali nessuno darà credito. Quelli che sono stati destinati alle varie sedi in base a un impazzito algoritmo che ha spedito i siciliani in Lombardia e Agnese Landini a Firenze. I casi della vita.                                         Beffa numero tre. I pochi fortunati vincitori che saranno assunti in ruolo, rientrando in posizione utile, saranno affidati ai singoli ambiti territoriali e dovranno presentare il curriculum su una piattaforma predisposta per lo scopo, per poi sottoporsi a colloquio con i singoli Dirigenti Scolastici. Dopo percorsi abilitanti selettivi, costosissimi, definiti secondo fabbisogni prima dichiarati e poi sconfessati, privi del valore concorsuale attribuito invece ai precedenti corsi (vedi SSIS), dopo l’estenuante trafila di un concorso pubblico per titoli ed esami, il servizio prestato per più anni in diverse scuole, l’acquisizione di titoli di master, corsi di perfezionamento e attestati linguistici (sempre a caro prezzo e spesso al principale scopo di accumulare punti spendibili in graduatoria), ad aspettare al varco il docente è la chiamata diretta da parte del Dirigente, che sceglie “in base a criteri propri”. Tangentopoli, vallettopoli e parentopoli non solo non hanno insegnato nulla, ma entrano, in forma diversa, nel luogo per eccellenza delegato alla formazione del futuro cittadino e della futura classe dirigente. Concorsopoli? Che peccato. Che beffa!     Lettera Firmata

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Naturalmente per tutta questa situazione paradossale che sta rovinando definitivamente la scuola a pagarne le spese non saranno solo gli insegnanti precari ma anche gli studenti di ogni ordine e grado che, a partire già dalla scuola dell'infanzia, non hanno più punti di riferimento