Partiamo dal finale di una sentenza a firma del Giudice del Tribunale del Lavoro, d.ssa Maria Rosaria Pietropaolo.
"-accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla il licenziamento intimato con lettera in data 28.2.2014 e condanna la società resistente a reintegrare la ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato, oltre al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, entro il limite di 12 mensilità, nonché al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, maggiorati degli interessi nella misura legale dedotto l’eventuale aliunde perceptum risultante da documentazione fiscale e/o contributiva, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali; - condanna parte resistente alla rifusione delle spese di lite, liquidate in € 4.050,00,".
Simona Remigio, una delle cosiddette talpe della Tercas, per le presunte e compromettenti intercettazioni con l'ex DG Antonio Di Matteo, ha vinto su tutti i fronti.
Insussistenza del fatto.
Nel dispositivo si legge " Tanto è vero che nelle conversazioni telefoniche nulla viene detto circa lo scopo effettivo della presenza degli ispettori, incaricati, nello specifico, di controllare le operazioni bancarie riferibili all'ex Direttore Generale (in particolare, le operazioni di compravendita di azioni di Banca Tercas dal 2008 e le operazioni di erogazione dei crediti a favore dei soci della Banca e di soggetti particolarmente esposti). Se, quindi, può affermarsi che nessuna informazione riservata o coperta da segreto è stata rivelata dalla ricorrente al Di Matteo o, comunque, nessuna informazione idonea a pregiudicare o a mettere in pericolo gli interessi di Banca Tercas, i comportamenti tenuti dalla ricorrente non integrano la fattispecie astratta prevista dalle disposizioni richiamate a fondamento della contestazione disciplinare. Alla stregua delle considerazioni che precedono, il licenziamento deve essere annullato per insussistenza del fatto".
E ancora " Ritiene, per contro, il giudicante che in nessuna delle conversazioni oggetto di intercettazione siano ravvisabili fatti o comportamenti disciplinarmente rilevanti. Va ricordato che la giusta causa di licenziamento deve integrare una grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro, ed in particolare di quello fiduciario, anche a prescindere dalla sussistenza di un danno effettivo per il datore di lavoro (Cass. n. 15654 del 2012, n. 6498 del 2012), che può assumere rilievo nella complessiva valutazione delle circostanze, ma la cui mancanza non esclude di per sé la legittimità del licenziamento".
I Legali della Remigio, gli avvocati Norscia e Di Bitonto, hanno segnato la strada del reintegro anche per le altre licenziate e licenziati Tercas.
Le sentenze sono attese nei prossimi mesi.
Stessa sorte per Edoardo Esposito, l'ex capo del personale in causa con Banca Tercas da 25 mesi.
Un vero e proprio record.
Chi restituirà in un secondo tempo, ai dipendenti reintegrati, il ristoro psichico?
Come si potrà risarcire il danno in famiglia?
Molti si augurano una più rapida conciliazione da parte di Banca Tercas alias Banca Popolare di Bari.
Una mera questione di immagine e di etica bancaria.
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