Tre secondi da un respiro all'altro. Li ho contati per due giorni. Noi che non crediamo abbiamo sperato in un miracolo. Avevo anche promesso di sposarmi.
Antonio Ragionieri è morto.
Era il 2011, da ex direttore di Banca, da ex consigliere comunale, da ex candidato sindaco con i popolari, si dimise dalla Presidenza della Piccola Opera Caritas.
Lui e Padre Serafino erano un'unica anima.
Insieme dagli anni sessanta.
Voluto per la successione, in punto di Morte, proprio dal frate santo.
Scrivemmo un articolo al Vescovo Seccia, che ordinò, senza rispettare il volere di Padre Serafino, il cambio della Presidenza.
Agosto 2011.
Si leggeva " Caro Monsignor Seccia, ho avuto la fortuna di conoscere Padre Serafino, ho nel mio povero forziere, una scatola di scarpe, le lettere del mio eroe, perchè per me, chi in nome di una fede, chi in nome del sociale, chi in nome dell'amore, crea una struttura per i meno fortunati è un eroe. Le scrivo per ricordarle le ultime volontà del Frate Santo, si ricorda? Le disse che avrebbe voluto Antonio Ragionieri come suo successore e nessun altro. Le fece anche un altro nome che non avrebbe voluto come presidente. Si ricorda? Io ho tutto scritto tra un'agenda rossa e un foglio volante. Confidenze. Nelle nostre chiacchiere scritte e intime, il nome di Antonio Ragionieri era sinonimo di continuazione, di eleganza, di sensibilità, di preparazione, di ascolto. Le chiedo di prendere quella lettera di dimissioni come un gesto di attenzione. Le chiedo di strapparla e di convincere Tonino Ragionieri a continuare nella sua opera sociale. Nella vostra opera sociale. Le chiedo di dare valore alle ultime volontà di Padre Serafino. In nome e per nome della beatitudine del Signore cristiano. In nome e per nome dei ragazzi della Piccola Opera Caritas. In nome e per nome di ciò che noi ultimi, chiamiamo coscienza".
La risposta del prelato per eccellenza?
Il nulla.
Monsignor Seccia sostituì Ragionieri con un suo leale.
Non c'è stato un solo momento che negli ultimi 4 anni della vita di Antonio che non si domandasse il motivo, le ragioni, di un gesto privo di rispetto, di valore, di etica e di morale. La sua protesta? Allargare le braccia e cercare di comprendere il senso del perdono.
Ha sofferto in silenzio per quella scelta come per tutti quei dipendenti che pavidamente non hanno fatto nulla per esprimere la solidarietà.
La Piccola Opera Cariatas era una sua creatura.
La Mensa per i poveri che serviva anche di asporto, era diventata per la comunità di Giulianova un punto di riferimento sociale.
Una volta mi confidò parte del suo quotidiano " Una giovane madre con tre figli. Non arrivano alla terza settimana. Vengono da noi due volte alla settimana a ritirare una piccola spesa e per il pagamento di alcune bollette. Così sarà finche ci saranno le persone per bene. Finchè ci sarà la giusta politica. Mi auguro per sempre e comunque continueremo a lottare per questa realtà. In fondo abbiamo un Santo in paradiso" .
Il Vescovo di Teramo, per quanto mi riguarda, non spenderei una sola parola denigratoria, negativa, offensiva, perchè anche le parole denigratorie, negative, offensive hanno un proprio valore, dovrebbe in questo triste momento rimanere in silenzio a riflettere sul suo operato.
Un uomo di fede lascerebbe gli abiti talari per ritirarsi in preghiera.
Ho solo una richiesta da fare al monsignore ( chiedo perdono per l'utilizzo del termine Monsignore) quella di evitare inutile passarelle e commiati commossi.
Se ci fosse Padre Serafino la caccerebbe dal tempio del Signore; un pò come avrebbe fatto Padre Pio.
Antonio era la crasi di fede di quei sei anni di lotta contro il cancro è un unico pensiero, verso la Piccola Opera Caritas e i suoi ragazzi.
Intorno a lui, la preparazione dei medici del reparto di Oncologia di Teramo, che hanno amato la dignità di un uomo fatta di lunghi silenzi e respiri.
Nel suo giaciglio, nelle ultime ore, a fianco alla moglie Antonella e al figlio Alessandro, la sorella Adriana, le nipoti Cinzia e Gisella, i nipoti, gli amici.
La voce del cuore di Arianna al telefono di mamma Valeria e il pensiero al piccolo Antonio.
Dopo l'estrema unzione, ha indicato nel delirio lucido della sofferenza, il cielo con piccoli cerchi ad indice...sussurrando la parola Dio.
Lui ha potuto vedere la luce.
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Sono felicemente triste.
Mi manca mio zio.
Mi manca non solo perché è scomparso davanti ai miei occhi, non solo perché non sono riuscito a salvarlo, mi manca perchè sapevo che mi sarebbe mancato anche quando da piccolo giocavo o discutevo con lui.
Quando si ama una persona, la si vive di tempo in tempo.
Io sapevo che avrei vissuto la mancanza per questo il bene e l'amore che ho accumulato mi servirà per sentirlo vicino.