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L'Abruzzo è la regione peggiore del centro Nord per i ragazzi NèNè...

di Giancarlo Falconi
4 minuti

 

Luciano D'Alfonso continua a giocare con la comunicazione istituzionale.
Mima nella Fortezza di  Civitella una nobiltà politica che dopo due anni ha solo prodotto, allocazioni fiduciarie, allocuzioni linguistiche, allucinazioni programmatiche.
Il pensatoio.
La fucina delle idee.
La fonderia d'Abruzzo.
Impegno, giuramento, voto, promessa e altri soldi per il futuro dei giovani abruzzesi.
La realtà è sempre diversa per una classe dirigente, che poggia i piedi su di un tappeto di velluto dimenticando la strada.
Il Corriere della Sera con l'inserto La Lettura.
Il giorno dopo delle foto di rito, le camicie bianche, i vestiti svolazzanti delle signore in politica, i sorrisi di circostanza dei bacia pile scariche.
Un'inchiesta statistica e sociale a firma di Dario Di Vico sui Nènè.
I ragazzi tra i 15 e i 29 che non studiano e non lavorano.
Buttati e dimenticati sui divani.
Senza stimoli a far da passamaneria e da tappezzeria.
Senza futuro per inedia e assicurazioni scadute.
Sono oltre 700 mila in Italia.
Occupano di inoccupazione il 18 per cento in Lombardia. Il 22% in Piemonte. Il 20% nelle Marche. Il 17% nel Friuli. Il 18% in Emilia Romagna e leggete bene, il 23% in Abruzzo.
La prima regione del centro nord.
L'alimentatore del lavoro in nero.
La babysitter, le ripetizioni del neo laureato, il soccoritore volontario che spera nel tempo di poter diventare un dipendete della struttura.
Miraggi senza saggi politici.

Il tempo passa velocemnete, la politica si mantiene con le varie Leopolde e progettualità e organizza anche il migration compact, ovvero, ( si legge) sul Corriere Economia " «L’integrazione — dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia — è una grande sfida. E, se non riusciamo, la conflittualità e i costi saranno un problema per il futuro». Il presidente degli industriali sottolinea di essere a favore di una «società aperta, inclusiva» per un «capitalismo moderno, non selvaggio». E raccoglie l’applauso del ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Confindustria ha avuto un approccio molto coraggioso. Avrebbe potuto tenersi alla larga da un argomento così spinoso. E invece noi abbiamo la responsabilità di piantare il seme dell’integrazione per raccogliere in futuro il frutto della pace». Non a caso Confindustria sostiene il Migration compact, la proposta del governo italiano che prevede un aiuto economico ai Paesi che controllano i flussi e reprimono il traffico di migranti. Un piano da finanziare con bond europei, che però ha incontrato la resistenza di diversi Stati membri. L’associazione degli industriali chiede di «riattivare i flussi migratori, incoraggiando gli arrivi di persone qualificate e arginando l’immigrazione irregolare»
Il percorso è graduale, prevede «iniziative comuni per l’inserimento», cominciando dai «tirocini presso le imprese associate». Ma è un primo passo. Soprattutto è il primo caso del genere al mondo, dice Confindustria.
A sostegno di questa posizione proprio ieri ha presentato un rapporto del suo Centro studi. Un documento che non solo fotografa il contributo degli immigrati all’economia italiana: 120 miliardi di euro l’anno scorso, l’8,7% del prodotto interno lordo contro il 2,3% del 1998. Ma che sottolinea come, senza il contributo degli stranieri, il Pil italiano «sarebbe cresciuto meno negli anni di espansione e caduto di più durante la crisi». Secondo il Centro studi Confindustria gli immigrati «non sottraggono il lavoro agli italiani» perché in media sono «poco istruiti e tendono a svolgere lavori poco appetibili». Spesso occupando quelle caselle che le nostre imprese, nonostante tutto, faticano a riempire. E hanno anche un impatto favorevole sui conti pubblici, con un saldo positivo di 12 miliardi di euro secondo i dati 2009, gil ultimi disponibili. Perché è vero che in media uno straniero contribuisce meno di un italiano alle entrate pubbliche, fra imposte, tasse e contributi. Ma è anche vero che pesa di meno sulla spesa pubblica. Unica eccezione, non da poco, il costo dell’emergenza umanitaria. Tra soccorso in mare e accoglienza, l’impegno è passato dagli 828 milioni di euro del 2011 ai 2,6 miliardi del 2015. Per l’anno in corso la stima è di 3,3 miliardi. La vera emergenza è il Migration compact
. ( Lorenzo Salvia).

I nostri NèNè?
Alla prossima fucina di idee o migrazione...

 

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Commenti

Da quando l'Abruzzo si trova nel Centro-Nord? A parte il dato geografico, il dato storico ci dice che siamo Centro-Sud. Ma capisco che fare un pezzo sul fatto che siamo prevedibilmente i migliori del Centro-Sud non era così eccitante.

 Purtoppo non è così.
Un dilemma. 
Essere i migliori tra i peggiori è differente di essere il peggiore tra i migliori?
Nei dati l'Abruzzo è stato valutato come regione del centro nord.
Ma va bene, le concedo di essere il migliore tra i peggiori.
Si accontenti. 
Contento, lei. 








 

Questi dati sono la contentezza di amministratori locali e regionali che possono in tal modo contare sulla disoccupazione e la povertà della gente per racimolare altri voti
Vedi Giancarlo l'uomo non ambisce alla crescita ma alla sottomissione degli altri, non guarda avanti ma si gira dietro per primeggiare sui peggiori. Ho visto persone che sprecano le proprie cartucce politiche per ostacolare gli altri, e non per crescere nella propria posizione. A creare i ragazzi Né Né sono stati i politici con le loro promesse purtroppo senza riscontro.
Il presidente degli industriali si dichiara a favore di un capitalismo moderno e non selvaggio, raccogliendo l'applauso di Alfano rappresentante del governo. Hanno già dimenticato di aver appena preteso e approvato alcune controriforme (lavoro, elettorale, costituzionale) degne del più becero ''moderno'' capitalismo selvaggio? IPOCRITI!!!...
Misure alla mano l'Abruzzo è al centro di tutto specie delle cialtroneria politiche.
Non ci trovo niente di strano... dal nord al sud, la percentuale aumenta proporzionalmente e geograficamente... hai la percentuale che ti tocca... niente di più e niente di meno...
Macché regione del centro nord. Noi facciamo parte del centro sud e non ci vuole tanto a capirlo.
Sono d’accordo con il commentatore o commentatrice Domy: aldilà dell’aspetto puramente geografico, l’Abruzzo storicamente, culturalmente ed economicamente si trova nel Centro-Sud dell’Italia. D’altronde è da sempre inserita, evidentemente non a caso, nella macro area chiamata “Mezzogiorno”. Quindi sommessamente ritengo che, sulla base di quello schema apparso sull’inserto La Lettura de Il Corriere della Sera, “tecnicamente” siamo i peggiori tra i migliori e non il contrario. Tuttavia, a mio parere, ciò è assolutamente relativo. Solo uno stolto, infatti, non comprenderebbe che IN OGNI CASO la politica locale e l’intera collettività abruzzese devono fare di più e meglio, affinché quella percentuale del 24,3% di Néné della nostra regione diminuisca drasticamente nel minor tempo possibile.
Sono d'accordo: l'Abruzzo fa parte del centro nord, non del centro sud. Se vi fate un giro al Sud e un giro al nord, vi accorgerete che la nostra regione non è nè carne nè pesce, però "somiglia" di più a quelle del nord. Al Sud sappiamo come vanno male le cose...al nord non è che vadano benissimo, però qualcosa funziona, infatti sono più ricchi. E l'Abruzzo? Avrebbe bisogno di più imprenditori e meno politici (molti meno politici) di gente più pratica e di meno chiacchiere. Al nord vanno avanti con i fatti, non con le parole. Così si fa.
ERRATA CORRIGE UN CALOROSO RINGRAZIAMENTO al poderoso e molto "INFORMATO" Corriere della Sera, che ha collocato l'Abruzzo tra le opulenti regioni del Nord, quando in realtà, dai tempi dei Borboni, faceva parte del Regno delle Due Sicilie e dalla fine dell'ottocento era saldamente compreso nella locuzione "QUESTIONE MERIDIONALE " ,intendendo la disastrosa situazione economica del Mezzogiorno, in confronto alle regioni del Nord; locuzione ancora sentita viva e moderna! Sans souci
Abruzzo regione del nord???ma dove vivono i politicanti della nostra povera regione...?
Falcò, vedo che fai anche il professore, ma ricordati che l'ignorante è difficile da erudire. Per chi non lo sapesse, dai dati economici, l'Abruzzo fa parte del centro-nord. Farebbe comodo ritornare più giù ( leggasi contributi e prebende varoe) ma la realta è questa. Se dopo come "mentalità" ( si può dire?) facciamo parte del profondo sud, ci può anche stare.