Luciano D'Alfonso continua a giocare con la comunicazione istituzionale.
Mima nella Fortezza di Civitella una nobiltà politica che dopo due anni ha solo prodotto, allocazioni fiduciarie, allocuzioni linguistiche, allucinazioni programmatiche.
Il pensatoio.
La fucina delle idee.
La fonderia d'Abruzzo.
Impegno, giuramento, voto, promessa e altri soldi per il futuro dei giovani abruzzesi.
La realtà è sempre diversa per una classe dirigente, che poggia i piedi su di un tappeto di velluto dimenticando la strada.
Il Corriere della Sera con l'inserto La Lettura.
Il giorno dopo delle foto di rito, le camicie bianche, i vestiti svolazzanti delle signore in politica, i sorrisi di circostanza dei bacia pile scariche.
Un'inchiesta statistica e sociale a firma di Dario Di Vico sui Nènè.
I ragazzi tra i 15 e i 29 che non studiano e non lavorano.
Buttati e dimenticati sui divani.
Senza stimoli a far da passamaneria e da tappezzeria.
Senza futuro per inedia e assicurazioni scadute.
Sono oltre 700 mila in Italia.
Occupano di inoccupazione il 18 per cento in Lombardia. Il 22% in Piemonte. Il 20% nelle Marche. Il 17% nel Friuli. Il 18% in Emilia Romagna e leggete bene, il 23% in Abruzzo.
La prima regione del centro nord.
L'alimentatore del lavoro in nero.
La babysitter, le ripetizioni del neo laureato, il soccoritore volontario che spera nel tempo di poter diventare un dipendete della struttura.
Miraggi senza saggi politici.
Il tempo passa velocemnete, la politica si mantiene con le varie Leopolde e progettualità e organizza anche il migration compact, ovvero, ( si legge) sul Corriere Economia " «L’integrazione — dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia — è una grande sfida. E, se non riusciamo, la conflittualità e i costi saranno un problema per il futuro». Il presidente degli industriali sottolinea di essere a favore di una «società aperta, inclusiva» per un «capitalismo moderno, non selvaggio». E raccoglie l’applauso del ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Confindustria ha avuto un approccio molto coraggioso. Avrebbe potuto tenersi alla larga da un argomento così spinoso. E invece noi abbiamo la responsabilità di piantare il seme dell’integrazione per raccogliere in futuro il frutto della pace». Non a caso Confindustria sostiene il Migration compact, la proposta del governo italiano che prevede un aiuto economico ai Paesi che controllano i flussi e reprimono il traffico di migranti. Un piano da finanziare con bond europei, che però ha incontrato la resistenza di diversi Stati membri. L’associazione degli industriali chiede di «riattivare i flussi migratori, incoraggiando gli arrivi di persone qualificate e arginando l’immigrazione irregolare»
Il percorso è graduale, prevede «iniziative comuni per l’inserimento», cominciando dai «tirocini presso le imprese associate». Ma è un primo passo. Soprattutto è il primo caso del genere al mondo, dice Confindustria.
A sostegno di questa posizione proprio ieri ha presentato un rapporto del suo Centro studi. Un documento che non solo fotografa il contributo degli immigrati all’economia italiana: 120 miliardi di euro l’anno scorso, l’8,7% del prodotto interno lordo contro il 2,3% del 1998. Ma che sottolinea come, senza il contributo degli stranieri, il Pil italiano «sarebbe cresciuto meno negli anni di espansione e caduto di più durante la crisi». Secondo il Centro studi Confindustria gli immigrati «non sottraggono il lavoro agli italiani» perché in media sono «poco istruiti e tendono a svolgere lavori poco appetibili». Spesso occupando quelle caselle che le nostre imprese, nonostante tutto, faticano a riempire. E hanno anche un impatto favorevole sui conti pubblici, con un saldo positivo di 12 miliardi di euro secondo i dati 2009, gil ultimi disponibili. Perché è vero che in media uno straniero contribuisce meno di un italiano alle entrate pubbliche, fra imposte, tasse e contributi. Ma è anche vero che pesa di meno sulla spesa pubblica. Unica eccezione, non da poco, il costo dell’emergenza umanitaria. Tra soccorso in mare e accoglienza, l’impegno è passato dagli 828 milioni di euro del 2011 ai 2,6 miliardi del 2015. Per l’anno in corso la stima è di 3,3 miliardi. La vera emergenza è il Migration compact. ( Lorenzo Salvia).
I nostri NèNè?
Alla prossima fucina di idee o migrazione...
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Commenti
Purtoppo non è così.
Un dilemma.
Essere i migliori tra i peggiori è differente di essere il peggiore tra i migliori?
Nei dati l'Abruzzo è stato valutato come regione del centro nord.
Ma va bene, le concedo di essere il migliore tra i peggiori.
Si accontenti.
Contento, lei.