
Una mera indiscrezione romana amplificata dal traforo.
L'Asl unica si farà ma con comodo.
Con la solita calma all'italiana.
Nella prossima legislatura.
Si legge nel piano sanitario regionale, consegnato dal duo D'Alfonso-Paolucci, all'amica/nemica ( dopo il caso Manola Di Pasquale e Mattioli IZS, imposti dal Presidente regionale) Ministro della Salute Pubblica, Beatrice Lorenzin.
Le critiche feroci e le invettive degli operatori sanitari.
La perdità dell'identità sociale ma soprattutto, la consapevolezza di non essere strutturalmente pronti, hanno minato le certezze di marmo del Governatore dei Governatori.
I dubbi sollevati dal territorio, dai territori di tutte e quattro le province abruzzesi e la sintesi del capo gruppo del partito democratico, Sandro Mariani, hanno fatto il resto.
La sua è la primogenitura del no secco all'asl unica.
Aveva ragione il giovane consigliere regionale di Campli, che i tempi non erano maturi e solo con una ristrutturazione capillare, si potevano migliorare i servizi per i cittadini e non creare altra confusione sanitaria.
L'opposizione in regione ( Gatti in primis), Gianni Chiodi, Giorgio D'Ignazio, Mauro Di Dalmazio e Brucchi da Teramo, avevano definito sciagurata una simile ipotesi e alla fine dei conti, il rinvio è stata l'unica tattica che sa di ritirata e sconfitta politica.
Mariani fu lasciato solo ( Monticelli a parte) anche da molti dei politici del centro sinistra.
Flaviano avrebbe dichiarato " L'italiano vola in soccorso del vincitore».
La storia insegna che le riforme vanno spiegate ma anche preparate.
Si sarà convinto anche l'Ass. Pepe?
Con calma come l'asl unica.
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