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Educazione: roba da uomini

di I due Punti
1 minuto

INCONTRO - CONFERENZA
“EDUCAZIONE: ROBA DA UOMINI”

Siamo tutti in qualche modo attori del processo educativo









Relatori:

Davide Rondoni    (poeta e scrittore)
Luigi Caimi (Prof. Ord. Università Brescia)

Moderatore:

Fabio Capolla (giornalista)

SABATO 19 FEBBRAIO 2011 -Ore 17.00 -
Sala Conferenze del Comune di Alba Adriatica - Via Bafile, 71
INGRESSO LIBERO

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Commenti

I soliti maschilisti. Che titolo.
Io penso che sia provocatorio. NOn ci vedo del maschilismo ma del sano realismo.
ma di che si parla? mica si capisce? e il titolo sarà pure provocatorio, ma intanto i relatori sono due uomini e il moderatore pure.
Gentile Giuliana, mi scusi ma sono esterrefatto dal suo commento. Mi chiedo ma è possibile che non si capisca che il termine Uomini sia riferito al fatto che per educare ci vogliono degli adulti?? Vede oggi i nostri ragazzi sono in piena emergenza educativa perchè la maggior parte di noi adultim ha abdicato al proprio compito di educatore ( è tipico della persona non cresciutam il delegare qualcosa ad altri della propria responsabilità, tanto si trova sempre l'intellettualoide di turno che è dispostissimo a spiegarti la vita ed, anzi magari anche a viverla al èposto tuo). Il suo commento mi sembra che invece sposti l'attenzione fuorviamdola dalla vera natura di emergenza che ha ormai raggiunto; è come se di fronte ad una calamità naturale si perdesse tempo per stabilire chi deve intervenire per primo e, magari ci si mettesse a fare l'elenco alfabetico di coloro che possono intervenire ed in tanto.......la gente muore. mi scusi per la veemenza delle mie parole ma in aitaliano l'uso in prima battuta del genere maschile è, nella stragrande maggioranza dei casi una rego9la da rispettare. E' come se per essere fino in fondo corretti politicamente io non volessi che si usim il termine umanità perchè e femminile ed allora iom non mim sento rappresentato!!!!!!!!!!!!!!!!! saluti.
Vi consiglio di leggere il seguente brano di Claudio Risè....psicologo non femminista, nè femminino: "Dove abbiamo sbagliato? E’ questa (anche quando non pronunciata) la domanda più presente alla mente dei genitori dei tantissimi ragazzi che in tutto il mondo occidentale hanno passato l’estate ubriacandosi e drogandosi, evitando per di più ogni sport e disciplina fisica. Molti di loro (sono i casi più semplici anche se poi rimediare non è facile) riconosceranno di aver mancato per disinteresse e disattenzione. Più in difficoltà sono però gli altri (la maggioranza): i bravi genitori. Quelli attenti al profitto scolastico, alla buona salute, che suggeriscono ai figli consigli e direttive positive. Ma che hanno ugualmente vissuto vacanze inquiete, sapendoli tra un festival hip hop ed uno reggae, tra fiumi di droga birra e superalcolici, con altri accanto a loro che stavano male. Sarebbero tornati, ce l’avrebbero fatta? Quali conseguenze, poi, avrebbero avuto, queste vacanze scombinate, sulla scuola, il lavoro per chi già ce l’ha o lo deve trovare, gli affetti? Domande che nascono da una crisi educativa presente in tutta la nostra civiltà. Nella quale però si fa strada un’intuizione che forse chiuderà un’epoca di pedagogia ansiosa e bimbocentrica, inaugurata negli anni dopo il ‘50 dai vendutissimi manuali del dottor Spock sul bambino, e da allora mai davvero abbandonata. La pedagogia che ha trasformato il figlio, prima bambino poi adolescente, in centro della vita dei genitori, fino a farne la loro principale, costante, preoccupazione. In questo modo ha scambiato quel ragazzino/a curioso e allegro in un ospite inquietante e imprevedibile. Cosa combinerà, in quali pericoli si metterà, che malattie prenderà: ecco le domande che, se assillanti, trasformano quel simpatico rompiscatole del figlio in una preoccupazione ossessiva che distrugge il tuo buonumore (e quindi finisce col viziare anche il suo). I genitori disperati raccontano ai terapeuti che quei figli chiassosi e distruttivi, incuranti di ogni regola e attenzione verso gli altri, si credono di essere al centro del mondo. Ma chi ha fatto loro credere di essere al centro del mondo, se non proprio i loro genitori (ma anche gli insegnanti, psicologi, assistenti sociali)? Questo incrementare l’egocentrismo prima infantile, poi adolescenziale, ha finito col privare i figli di un termine di paragone indispensabile per il loro sviluppo: gli adulti come “altro da sé”, con una loro vita e loro interessi, in relazione e magari in opposizione ai quali sviluppare i propri. I ragazzi hanno così modellato una sorta di Ego personale apparentemente autosufficiente da quello degli adulti, in realtà profondamente povero e vuoto. A volte poi essi si ribellano a questo vuoto compiendo gesti estremi, apparentemente di ricerca del piacere, in realtà di autentica autodistruzione, come nei rave di ferragosto. Anche il loro mondo di giovani appare come autoreferenziale e chiuso, se non per quanto riguarda i consumi (di droga, di musica, di gadget e mode di vario tipo) attentamente forniti da adulti, che lo trattano come un mercato. In realtà è piuttosto un mondo abbandonato a se stesso, da cui gli adulti sono usciti, assecondando le pulsioni e richieste più elementari dei ragazzi, spesso per non affrontare la fatica della contrapposizione, del fare ai ragazzi una proposta diversa. Che tuttavia, anche per prendere forma, presuppone che al centro della vita degli adulti non ci siano i pur importantissimi ed amati figli; ma loro, i grandi, con le loro sicurezze e le loro ricerche, le loro delusioni e le loro passioni. Solo genitori protagonisti della propria vita consentiranno ai figli di riprendersi la loro."
Vivaddio, anzi, in qs. cvaso viva P. ferrari, sottoscrivo pienamente il suo commento finale: SOLO GENITORI PROTAGONISTI DELLA PROPRIA VITA PERMETTERANNO AI FIGLI DI RIPRENDERSI LA LORO. Mi permetto solo di aggiungere che è ora allora di chiedersi: Che cosa può permettere a noi tutti genitori di riprendere ad esere protagonisti della nostra vita? Per la mia personale esperienza vedo la possibilità di ciò solo nel prendere sul serio tutti i fattori della nostra esperienza di Adulti senza censurare nulla,il bene come il male, le nostre passioni come la nostra giusta preoccupazione per il DESTINO dei nostri figli, la vita cisì come la malattia e la morte consci però che, La Felicità dei nostri figli non è una cosa sulla quale possiamo decidere noi. Sta a loro trovare la loro strada; a noi il non facile compito di dare loro degli ADULTI da guardare poichè da che mondo è mondo, si impara confrontandosi ed affidandosi con chi è più avanti di noi nella vita come nel lavoro, nell'arte come nello sport... e così via in tutti gli aspetti del nostro essere. Genitori: NON MOLLIAMO il destino dei nostri figli in mano alla mentalità di questo mondo!!!!!