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Teramo inaugura il passato: nuova Autostazione, vecchi problemi

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Questa mattina a Teramo si inaugura il futuro con una struttura che assomiglia moltissimo al passato.
Dopo anni di ritardi, rinvii e responsabilità distribuite tra politica regionale, Tua e Comune di Teramo, arriva finalmente il giorno del taglio del nastro dell’Autostazione del capoluogo. Ci saranno le fotografie, le dichiarazioni ufficiali, le strette di mano e l’inevitabile racconto del risultato raggiunto.
 

Poi basterà guardarsi intorno.
Perché il risultato finale, al netto degli indispensabili interventi sulla sicurezza e dell’adeguamento della struttura, restituisce ai teramani un’Autostazione che nell’impostazione generale ricorda molto da vicino quella che c’era prima. Dopo tanti anni era davvero impossibile ripensare completamente quello spazio? Perché non modificare il progetto, immaginare qualcosa di più moderno, funzionale, ambizioso?
A pochi chilometri di distanza, a Montorio, si lavora su una struttura tubolare dal linguaggio architettonico contemporaneo, quasi da piccolo Expo. A Teramo, invece, sembra essere prevalsa ancora una volta la prudenza progettuale: sistemare, mettere in sicurezza, ricostruire senza osare troppo.
E poi c’è il tema della tecnologia. Quando arriveranno le pensiline intelligenti? Quando il trasporto pubblico del capoluogo riuscirà a offrire informazioni in tempo reale, servizi digitali e una vera esperienza moderna per chi ogni giorno utilizza autobus e coincidenze?
Ma il problema più delicato è un altro e non riguarda cemento, vetro o acciaio.
La vecchia Autostazione era diventata negli anni anche un punto di raccolta per persone in forte disagio sociale. Situazioni difficili, spesso visibili dietro l’edicola e negli spazi circostanti. Con la riapertura della sala d’attesa il rischio è semplicemente quello di spostare il problema di pochi metri.
Chi controllerà la nuova struttura? Chi garantirà sicurezza ai viaggiatori, agli studenti e agli operatori? Esiste un accordo con una società privata di vigilanza? Sono previsti controlli continuativi o interventi specifici nelle ore più delicate?
Sono domande che andrebbero affrontate prima delle fotografie ufficiali.
Perché inaugurare un’Autostazione non significa soltanto aprire porte nuove e tagliare un nastro. Significa garantire che quello spazio resti sicuro, pulito, accessibile e realmente destinato ai viaggiatori.
Quindi buon taglio del nastro a tutti.
Poi, però, finite le fotografie e riposte le forbici, qualcuno faccia anche un giro dietro l’edicola e dentro la sala d’attesa. È lì che comincerà la vera inaugurazione.

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