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Silvi, sedicenne aggredito a scuola e operato al volto: «Un vero agguato». Ora ha paura di tornare in classe

di Giancarlo Falconi
4 minuti

SILVI – Il dolore delle fratture, un delicato intervento chirurgico al volto e una paura che rischia di lasciare conseguenze ancora più profonde delle ferite: quella di tornare a scuola. È il drammatico bilancio dell'aggressione subita da uno studente di 16 anni dell'Istituto Zoli di Silvi, colpito violentemente mentre si trovava in palestra durante l'attività motoria.

Il ragazzo è stato dimesso dall'ospedale Mazzini di Teramo, dove i chirurghi hanno dovuto ricomporre le fratture nella zona tra zigomo e mandibola utilizzando placche e piccoli dispositivi di fissazione. Un intervento necessario per riparare i danni provocati dal colpo ricevuto.

Ma a preoccupare, adesso, non sono soltanto le condizioni fisiche. Secondo quanto si apprende, il sedicenne non vorrebbe più rientrare a scuola.

La ricostruzione dell'accaduto rende l'episodio ancora più inquietante. Non una semplice discussione degenerata, ma quella che appare come una vera e propria aggressione mirata. Due o tre studenti si sarebbero allontanati dalla propria aula per raggiungere il compagno in palestra. Uno di loro lo avrebbe colpito violentemente al volto, provocandogli le gravi lesioni.

Una dinamica sulla quale restano da chiarire eventuali responsabilità e possibili elementi di premeditazione.

A confermare alcuni particolari è stata la dirigente scolastica Paola Angeloni, secondo la quale un piccolo gruppo di studenti avrebbe raggiunto il sedicenne durante l'attività sportiva. Uno dei ragazzi gli avrebbe sferrato uno schiaffo di eccezionale violenza.

Alla scena avrebbe assistito anche un insegnante. Immediati i soccorsi del 118 e l'intervento dei carabinieri, che hanno raccolto le testimonianze necessarie a ricostruire quanto accaduto.

La scuola ha informato la famiglia e avviato gli accertamenti disciplinari. Per lo studente individuato come responsabile è stata disposta una sospensione di 15 giorni.

La dirigente Angeloni ha espresso forte preoccupazione per un fenomeno che sembra attraversare sempre più frequentemente il mondo degli adolescenti: l'incapacità di gestire i conflitti senza ricorrere alla violenza.

L'Istituto Zoli, va ricordato, porta avanti da tempo iniziative di prevenzione contro bullismo e cyberbullismo, attraverso il progetto Free Zone, un gruppo di lavoro dedicato alla legalità e incontri formativi con le forze dell'ordine.

Un impegno educativo che non può essere cancellato dalla gravità di un singolo episodio, ma che oggi si trova davanti a una prova particolarmente difficile.

Perché il vero problema non si esaurisce con una sospensione di 15 giorni.

Resta un ragazzo di 16 anni che ha dovuto affrontare un'operazione chirurgica per un'aggressione avvenuta in un luogo che dovrebbe rappresentare sicurezza, formazione e crescita.

Resta soprattutto una domanda che riguarda tutti, famiglie, insegnanti e istituzioni: come si può arrivare a colpire un compagno con una violenza tale da mandarlo in sala operatoria?

Proprio per questo ci auguriamo che l'intera comunità scolastica dell'Istituto Zoli, dagli studenti agli insegnanti, dalla dirigenza alle famiglie, possa organizzare una manifestazione di solidarietà per stringersi simbolicamente attorno al sedicenne aggredito.

Un gesto collettivo, forte e significativo, per fargli sentire che non è solo, che la sua scuola è dalla sua parte e che la violenza non può trovare spazio tra i banchi.

Sarebbe la risposta più bella a un episodio così grave: centinaia di studenti uniti non contro qualcuno, ma a favore di un loro compagno. Una manifestazione di affetto, vicinanza e civiltà, capace di trasformare una brutta pagina di cronaca in una straordinaria lezione di solidarietà. Naturalmente nel pieno rispetto della volontà del ragazzo e della sua famiglia.

La scuola dovrà continuare a educare, prevenire e intervenire. Ma prima di ogni altra cosa dovrà restituire a quel sedicenne la serenità di attraversare nuovamente il cancello del proprio istituto.

Perché i chirurghi possono ricomporre uno zigomo e una mandibola, ma per ricostruire la fiducia di un ragazzo ferito dalla violenza dei suoi coetanei serve qualcosa che nessuna sala operatoria può offrire: il calore umano, la solidarietà e il coraggio di un'intera comunità.

Sarebbe bello vedere tutti gli studenti dello Zoli uniti per lui. Non per cancellare quanto accaduto, ma per dimostrare che la scuola è molto più forte della violenza di pochi.

Quel ragazzo deve poter tornare tra i banchi senza abbassare lo sguardo. A dover provare vergogna non deve essere chi ha subito la violenza, ma chi ha scelto di usarla.

Giancarlo Falconi-Tito Di Persio

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