Ci sono film che diventano capolavori. Ci sono politici che vorrebbero diventare protagonisti. Poi c'è la provincia di Teramo, dove la sceneggiatura sembra scritta da un regista particolarmente ispirato, con qualche improvvisazione, diversi colpi di teatro e un finale ancora tutto da inventare.
Il titolo? Una poltrona per due. Chiedendo naturalmente scusa a John Landis, regista dell'indimenticabile commedia natalizia.
Sul set della politica teramana troviamo due primi cittadini, due ambizioni, due caratteri e soprattutto due modi molto diversi di interpretare il potere.
Il primo protagonista è Camillo D'Angelo, sindaco di Valle Castellana, eletto con una maggioranza che definire bulgara sarebbe quasi un'offesa alla Bulgaria. Un consenso plebiscitario in un Comune che, per peso elettorale provinciale, può essere ironicamente paragonato a Colleatterrato Basso. Senza neppure scomodare Colleatterrato Alto.
Una vittoria, certamente. Ma la matematica elettorale ha una particolarità: centinaia voti in un piccolo Comune non diventano automaticamente diecimila quando si attraversa il confine municipale.
D'Angelo, però, ha dimostrato di conoscere bene i corridoi della politica. La sua elezione alla presidenza della Provincia, attraverso il sistema di secondo livello, è maturata in uno scenario segnato dalle divisioni degli schieramenti e dal peso dei voti trasversali.
Una partita giocata tra sindaci e consiglieri comunali, non attraverso il voto diretto dei cittadini.
Legittima, naturalmente. Ma politicamente assai diversa da una competizione elettorale popolare.
Il nostro Camillo, evidentemente, deve aver trovato particolarmente comoda quella poltrona. Tanto comoda da immaginarne una ancora più grande: la presidenza della Regione Abruzzo, con tanto di autocandidatura per il centrosinistra.
Ambizione? Coraggio? Fiducia nei propri mezzi? Oppure la convinzione che, dopo aver conquistato una poltrona, si possa sempre chiedere al falegname di costruirne una più alta?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Dall'altra parte della scena c'è Gianguido D'Alberto, sindaco di Teramo, al secondo mandato, conquistato attraverso il voto diretto degli elettori del capoluogo.
Un bacino elettorale differente, una storia amministrativa diversa e, soprattutto, un altro stile politico.
Mentre D'Angelo sembra preferire le dichiarazioni roboanti, le accelerazioni e le dimostrazioni muscolari, D'Alberto coltiva relazioni, cerca alleanze, osserva gli equilibri e prepara la propria eventuale candidatura. In molti attendono un suo programma elettorale. L'attesa potrebbe essere il vero omicida di Gianguido.
Due caratteri agli antipodi.
Il primo sembra il bambino che, quando vuole cambiare i giocattoli, batte i piedini scalzi sul pavimento finché qualcuno non gli presta attenzione. Il secondo assomiglia al professore che, davanti all'ennesima protesta dell'alunno, guarda l'orologio e trattiene uno sbadiglio.
La vicenda del rimpasto politico ha offerto un'immagine perfetta di questa differenza.
Da una parte le pressioni di D'Angelo, dall'altra un D'Alberto apparentemente poco impressionato.
Il risultato? Una rappresentazione nella quale il rumore sembra aver superato, almeno per il momento, il nulla.
Dal cinepanettone al film d'autore.
Sullo sfondo compare Sandro Mariani, che potrebbe tentare la corsa alla carica di sindaco di Teramo. Un progetto politico che, qualora prendesse definitivamente forma, aprirebbe una partita tutt'altro che scontata. Mariani dovrà riformattare il suo gruppo storico e recuperare quella presenza politica che ha perso per strada. Ci riuscirà?
Poi c'è Paolo Gatti, protagonista di risultati elettorali di assoluto rilievo in provincia di Teramo; il più votato e tra i più votati in Abruzzo; dominus assoluto e riconosciuto per il quale si profila la comprensibile ambizione, visto poi anche le attuali rappresentanze, di un viaggio verso Roma.
Un biglietto per il Parlamento, naturalmente, non per una vacanza romana. Altro grande film.
Resterebbe allora una domanda capace di movimentare le riunioni, le cene, le telefonate e soprattutto le notti del centrodestra teramano.
Chi sarà il candidato sindaco da contrapporre a Sandro Mariani? Ci sarà la diaspora nel centro destra?
Un nome già conosciuto? Una figura civica? Un candidato capace di mettere insieme partiti che spesso sembrano andare d'accordo soltanto quando devono criticare gli avversari?
La risposta, per adesso, non è scritta nei titoli di coda.
Il problema, però, è che mentre i protagonisti litigano per le poltrone, fuori dal teatro c'è una città. Anzi, un'intera provincia.
Ci sono persone che aspettano mesi o anni per una visita specialistica. Pazienti costretti a inseguire un appuntamento sanitario come se fosse un premio della lotteria. Anziani che rinunciano a curarsi, famiglie che devono scegliere tra pagare una prestazione privata e affrontare altre spese indispensabili.
La sanità non è una sceneggiatura. È la vita delle persone.
Poi c'è la sicurezza.
Ci sono quartieri nei quali i residenti raccontano episodi di degrado, consumo di sostanze stupefacenti e sospette attività di spaccio. Ci sono genitori preoccupati per i propri figli, cittadini che chiedono controlli, illuminazione, telecamere e soprattutto una presenza concreta delle istituzioni.
Questioni sulle quali la nostra redazione ha già acceso i riflettori attraverso inchieste, testimonianze e segnalazioni.
Torneremo a raccontarle, senza sconti per nessuno.
Perché chi sogna di governare Teramo, la Provincia o l'Abruzzo dovrà prima o poi rispondere a domande molto meno divertenti di quelle sulle alleanze.
Quali soluzioni propone per le liste d'attesa? Come intende contrastare lo spaccio e il consumo di droga nei luoghi pubblici? Quali risultati concreti è in grado di garantire sulla sicurezza? Quale modello di sanità vuole difendere?
Sono domande che meritano risposte, non slogan.
Nelle prossime puntate della nostra inchiesta torneremo su questi argomenti e sulle responsabilità politiche e amministrative, distinguendo i fatti accertati dalle segnalazioni ancora da verificare.
Intanto, sul palcoscenico della politica teramana, i protagonisti continuano a contendersi il velluto rosso.
D'Angelo tira da una parte. D'Alberto dall'altra. Mariani osserva la scena. Gatti potrebbe preparare la valigia per Roma. Il centrodestra cerca ancora di capire chi debba salire sul palco.
Una cosa, però, dovrebbe essere chiara a tutti.
Quando due politici tirano troppo forte la stessa poltrona, il rischio è che la poltrona si spezzi.
Il vero problema è che, sotto le macerie, potrebbero finire ancora una volta i bisogni dei cittadini.
Buona visione.
Il biglietto, purtroppo, lo paghiamo tutti.
Commenta